Masochisti del PD

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foto tratta dal profilo Fb

E’ incredibile ciò che la stupidità riesce a fare, i danni che procura lo stupido che, prima di aprire bocca e “sparare fregnacce”, come dicono i romani, dovrebbe “attaccare il cervello”, come si legge su tanti quadretti e vignette sparse in giro.

Il masochismo sembra diventato uno dei principali obiettivi di una buona parte dei parlamentari del PD i quali sembrano particolarmente votati al sacrificio, se non al martirio.

E’ una patologia abbastanza datata, il cui termine venne coniato del 1869 dal dr.  Richard von Krafft-Ebing, psichiatra e neurologo tedesco-austriaco, che si rifecealla vita e agli scritti dell’austriaco Leopold von Sacher-Masoch che amava raggiungere l’apice del piacere sessuale dopo essere stato maltrattato; e più erano intensi i maltrattamenti, più era alto il piacere fisico.

Probabilmente alcuni esponenti del PD si sono bene istruiti con le opere di entrambi in quanto riescono a fare del loro meglio per soffrire se stessi e gli altri; e non mi riferisco alla loro sfera sessuale (“ma cchi sse ne frega!” per dirla con il mio amico Alino Milan) piuttosto all’impegno politico per il partito al quale appartengono e per il quale già altri eminenti esponenti, in un recente passato, hanno fatto i diavoli a quattro per affossarlo: da D’Alema in avanti c’è un campionario di affossatori PD che se volessero essere immortalati con loro statue al museo delle cere di Roma, probabilmente occuperebbero un intero piano.

Ma anche qualcuno che in passato si è salvato dalla passerella degli affossatori, oggi sembra ricredersi e, per farsi perdonare il passato, ora emerge e, da incallito masochista, si presenta in pubblico con un bel martello da utilizzare sulle sue parti intime.

Bando ai preamboli, i miei cinque accaniti lettori hanno certamente capito che mi riferisco al nuovo tesoriere del PD, l’onorevole 77enne Luigi Zanda (tanto per dire “largo ai giovani”) il quale qualche giorno fa se n’è venuto, “tomo tomo, cacchio cacchio” come direbbe il buon Principe della risata, auspicando, sentite bene, un aumento delle indennità dei parlamentari italiani da adeguare a quelle dei parlamentari europei (sic, prima martellata); poi non contento ha auspicato, sentite bene, che venga nuovamente introdotto il finanziamento pubblico dei partiti (sic, seconda definitiva martellata).

Dopo di che, evidentemente stanco per la goduria, si è tacitato. Non prima, però, di aver depositato un disegno di legge con la sua sola firma, dal quale il neo segretario Zingaretti, che ha avuto la dabbenaggine di affidargli pochi giorni fa la Tesoreria del partito, ha preso immediatamente le distanze; ma, benedetto Segretario, com’è che in questo partito anche quelli che fanno parte del gruppo dirigente non si consultano fra loro prima di agire e fare gaffe di questa portata?

Ma non si sono tacitati, però, i perfidi giornalisti che, abituati a fare le pulci ai nostri non bene né amati politici, non si solo lasciati sfuggire la ghiotta occasione per intervenire; e pure Marco Travaglio si è presa la briga di commentare, e da par suo lo ha fatto dicendo che peggio di Stefano Fassina – l’ex PD che ha contrastato in tutti i modi Renzi Segretario e le sue proposte di riforme, per poi confluire, da scissionista, nel micro-partito Liberi e Uguali, fondato da Pietro Grasso ex presidente del Senato –  ha fatto Luigi Zanda con le sue ultime due uscite; e che cose del genere sono più efficaci dei siluri che dal M5S e Lega partono contro il PD.

Tra l’altro, quando fu abolito il finanziamento pubblico dei partiti, Luigi Zanda era il capogruppo dei senatori PD, e votò a favore; ora sembra che si sia pentito. E Travaglio incalza: “Zanda sembra un po’ il Toninelli dei democratici; neppure un infiltrato della Casaleggio nel PD sarebbe stato tanto efficace, i 5Stelle dovrebbero dargli la tessera per meriti speciali; al confronto, come grillino ad honorem, Fassino è un dilettante”.

Ma, dico io, semplice cittadino e umile autodidatta commentatore, non occorre una intelligenza particolarmente sviluppata per capire che il paese ha imboccato un’altra strada, che la popolazione non vuole sentir più parlare di aumenti delle spese improduttive e men che meno di quelle dei politici, dei partiti e di tutto l’apparato istituzionale; ogni giorno tutti i media ci evidenziano che le spese per mantenere le istituzioni del nostro paese sono eccessive non solo in relazione alla situazione economica dello stesso, ma anche nel confronto con quelle di altri paesi, veramente grandi.

Negli Usa, ad esempio, dove la spesa per la Casa Bianca è di 374 milioni di Dollari, mentre quella per il nostro Quirinale è di 356.milioni di euro: dal rapporto di cambio tra le due monete si evidenzia che la Casa Bianca spende meno del Quirinale.

I dipendenti della Casa Bianca sono 374 e guadagnano in tutto 121 milioni di dollari; quelli del Quirinale sono invece 1.720, quattro volte tanto (rilevazione 2014) e non si riesce a capire bene di quanto i loro emolumenti gravino sul bilancio pubblico: con la chiarezza che distingue le nostre Istituzioni si impazzisce nell’esame di cifre, tabelle, proiezioni, interventi e burocratese e non si arriva ad una conclusione! Dalle ultime dichiarazioni del Presidente Mattarella sembra che la Presidenza della Repubblica ci costi 356 milioni l’anno.

Il Presidente Trump percepisce 400 mila dollari lordi l’anno, il nostro Presidente percepisce 239.mila euro l’anno.

Ma c’è una “insignificante” differenza; la popolazione Usa è composta da 327.milioni di abitanti, quella italiana non arriva a 61.milioni.

Ne ha strada da fare il nuovo Segretario del PD Zingaretti per liberare il partito dalla zavorra di vecchiume e di stupidità che ancora lo tiene avviluppato con i tentacoli di una piovra; non ho parlato di “rottamazione”, termine tanto caro a Matteo Renzi al quale, però, non ha portato fortuna, pure se, in definitiva, è proprio quello che occorre per liberarsi di questa zavorra pericolosa.

Probabilmente ha ragione De Luca; gli “utilizzatori abusivi di ossigeno” sono una schiera molto fitta, che si infittisce sempre più giorno dopo giorno; ora è toccato al senatore Zanda, che certamente non sarà l’ultimo.

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