Le condizioni di Fratelli d’Italia per un nuovo centrodestra

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Giorgia Meloni (foto tratta da profilo Fb)

“Noi siamo navigatori e non politici da surf”.

In questa frase pronunziata da Giorgia Meloni a conclusione della Conferenza programmatica di FdI si leggono sia bacchettate che indirizzo per le alleanze pregresse e future in ambito del centrodestra.

Un modo per dire basta alle “porte girevoli” praticate a proposito della partecipazione di Lega e Forza Italia al Governo Draghi e del loro strappo  posto in essere in occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Ed  è anche un richiamo alla lealtà dopo il tentativo di bruciare la ricandidatura di Nello Musumeci a Presidente della Regione Sicilia, per un “dispetto” ai danni di FdI. “Chiarezza, regole ed orgoglio” sono le coordinate del modo di fare politica dettate dalla leader di FdI, come una sorta di vademecum per i naviganti della Destra e come un avviso per potenziali alleati.

Per il suo partito “orgoglio significa  – ha detto Giorgia  Meloni – dare piena rappresentanza a quei milioni di italiani che sono stati costretti per troppo tempo ad essere maggioranza silenziosa, ma che non aspettano altro che far sentire la propria voce”.

Da queste parole si capiscono rivendicazione e soddisfazione di FdI,  primo partito nelle intenzioni di voto degli italiani di una Destra che non si è fatta chiudere nel recinto della rappresentazione “cupa, sfigata, nostalgica e perdente”, secondo le vulgate rese dal mainstream mediatico.

L’obiettivo dichiarato è quello di dare vita ad un soggetto politico di conservatori, ispirato da valori ed identità, sospinto da idee di progresso senza astratte avventure, ma svincolato dai contesti storici e culturali delle esperienze di MSI ed AN da cui proviene parte della stessa dirigenza di FdI.

Poi c’è la sfida, soprattutto rivolta a quelli della barricata di centrosinistra: “non  acetiamo di essere figli di un Dio minore” e “ con orgoglio vi guardiamo negli occhi, vi batteremo”.

La kermesse milanese carica di richiami programmatici e partecipata di presenze di personaggi di diversa formazione del mondo della cultura, dell’economia e del lavoro, e della stessa politica, ha, però, nel suo consuntivo l’assenza di uno degli interlocutori  del centrodestra, Matteo Salvini, il quale da Monza, in contemporanea, faceva sapere di lavorare per l’unità: “ma se qualcuno dice che potrebbero andare da soli, secondo me è un errore”.

Resta aperto l’interrogativo su come intendere e riempire di contenuti un rinnovato centrodestra o se lasciare che la politica cominci e finisca in cabina elettorale.

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