L’assillo di Conte che serve alla Sinistra: attenti al duo Salvini/Meloni

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Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Le idee non cascano dal cielo, né i soldi calano come manna. Potrebbe essere l’ammonimento per un Governo in stallo sulla progettualità da fornire ai partner europei dove e come spendere le risorse del Recovery Fund: in investimenti, taglio tasse, sostentamento al reddito ed in che misura per ciascuna della voci?

Dopo l’ascolto degli Stati Generali, se non sono stati una passerella, il premier Giuseppe Conte dovrebbe disporre di una sufficiente quantità di materiali conoscitivi per selezionare linee guida e priorità di interventi in risposta alle sofferenze vecchie e nuove del paese.

Mancano pochi giorni ad appuntamenti in cui egli dovrà verificare, in Parlamento, l’autosufficienza della maggioranza delle forze che fanno parte del Governo ed, in Consiglio Europeo, autorevolezza e livello di condivisione delle sue opzioni sulla formazione ed utilizzo degli strumenti finanziari offerti e da porre in essere da parte dell’EU.

Nel primo caso si tratta della votazione dello scostamento di bilancio per un ulteriore deficit di 10/15 miliardi a sostegno di Comuni, Regioni e sostentamento al reddito. Essendo richiesta la maggioranza assoluta, ne è problematico l’esito al Senato senza il concorso delle opposizioni.

Nel secondo caso i Capi di Stato e governo, il 17 ed il 18 luglio, sono chiamati a pronunziarsi in via definitiva sul Recovery Fund. In questa occasione dovrebbe profilarsi l’assunzione di responsabilità sulle condizioni poste sia per l’accesso e l’utilizzo degli aiuti a fondo perduto che dei prestiti agevolati.

Sull’argomento non c’è al momento chiarezza di orientamenti fra gli stessi Ministri della compagine governativa nella quale i traccheggi prevalgono sugli impegni.

Il terzo appuntamento riguarda il ricorso alle risorse del Mes per gli interventi diretti ed indiretti per al potenziamento della Sanità. Per Conte si tratta di un’altra gatta da pelare sia a livello di relazioni interne che europee incombendo sul Mes, da una parte, il “no” determinato del M5S e, dall’altra, l’invito rivolto dalla cancelliera Angela Merkel a farne uso (“L’abbiamo creato perché venga utilizzato”) alla vigilia della presidenza tedesca dell’UE che inizia il primo luglio.

“I conti li faccio io” è la replica del Premier, rimandando tutto a Settembre, quando entro il 27 si dovrà procedere alla redazione della nota di aggiornamento del DEF. Ma di mezzo ci sono le elezioni regionali i cui esiti non sono ininfluenti per gli equilibri di Palazzo Chigi. Ne sta prendendo coscienza lo stesso Conte se in Consiglio dei Ministri è costretto ad ammonire: “Dobbiamo stare attenti a non commettere errori” agitando il fantasma di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni che “cercano di metterci in difficoltà”.

Parole rappresentative di una excusatio non priva di preoccupazioni rispetto alle angosce economiche e sociali che montano nel paese e nel contempo rivelatrici di un assillo che, paradossalmente, gli assicura la permanenza a Palazzo Chigi, fungendo da bastione contro il pericolo della “destra” che la “sinistra” al momento non ha consensi per arginarlo.

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