La paura uccide più del Covid. Ecco il perché

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Fonte foto: Morguefile.com, utente jclk8888

Dalle fake news ad un giornalismo di terrore. Il potere del linguaggio durante una pandemia

Durante il lock-down della scorsa primavera ricordo di aver letto di un coetaneo suicidatosi in Ercolano, trovato senza vita in un terreno agricolo. Aveva perso il lavoro di barista, a causa dello scoppio della pandemia ed in preda al terrore della disoccupazione si era tolto la vita.

Un problema che tutti i giovani si trovano a fronteggiare nel Sud e che la pandemia ha aggravato, ma lui non era il solo. Sfogliando le pagine di riviste e quotidiani locali ne trovai altri, di nomi, e di suicidi per non parlare degli adolescenti “caduti dai balconi”. Una chiusura improvvisa, repentina, accompagnata dai notiziari che h24 trasmettevano notizie agghiaccianti. Sì, erano senz’altre vere, ma si poteva utilizzare una comunicazione di conforto, di speranza, di forza e non di terrore. Si poteva descrivere la realtà, anche la più cruda, attraverso un linguaggio diverso, di responsabilità, cosa che non accadde.

Così, come se non bastasse la preoccupazione di contrarre il virus e di vedere la propria attività commerciale sul lastrico, la Tv mostrava dalla mattina alla sera bare, fosse scavate nelle periferie del Brasile, riportando come un tormentone le cifre di decessi e contagi. Nel massimo picco raggiunto la scorsa primavera si contavano circa 6 mila contagi, nella seconda e terza ondata il quadruplo, ma con la differenza che il terrore non esiste più. Perché? per il semplice motivo che la comunicazione è cambiata, al netto dei vaccini e della capacità di guarire e trattare meglio i contagiati.

Era necessario pubblicare nelle prima pagine gli autocarri dell’esercito trasportare le bare dei defunti? si è dato rispetto a quelle vittime, ai loro familiari? e le immagini dei ricoverati intubati nei reparti?

Non si è parlato dei suicidi, dei casi di depressione, delle violenze contro le donne che sono aumentate, delle migliaia di cittadini che hanno saltato i test di prevenzione. Queste morti bianche andranno – e si sono – a sommarsi a quelle del Covid.

Ricordo di notizie diffuse dai media e sui Social che parlavano di nuovi virus sconosciuti scoperti ai confini del mondo, del ritorno della peste medievale, di ceppi trasmessi dai topi o altri mammiferi in Mongolia, di protocolli segreti che prevedevano il razionamento dei viveri in Italia da parte dell’esercito e la legge marziale, di misteriose malattie post-Covid che colpiscono i bambini a Napoli, di complotti per dominare il mondo, di microchip da impiantare e poi della “semplice influenza”.

I complottisti e creatori di fake-news sono sempre esistiti, ciò che non dovrebbe esistere è il giornalista che diffonde senza verificare tali notizie, con il risultato di diffondere il panico, la paura. Un terrore che già esisteva, naturalmente, ed era – ed è – umano provarlo, ma sicuramente non andava amplificato.

Non ricordo una trasmissione o un notiziario dove si affrontava con ottimismo l’emergenza, rassicurando l’ascoltatore, no. Il motivo? era più remunerativo diffondere la notizia di una nuova peste mortale sui siti piuttosto di rasserenare e di confidare nella scienza, nella ricerca e nel senso civico. Si è preferito comunicare che la razza umana si sarebbe estinta, che non ne saremmo mai usciti. Perché sì, implicitamente è stato questo il messaggio che è passato.

E come se non bastasse alla fine i giornali hanno pubblicizzato anche “i virologi di Sinistra e di Destra“, a seconda se fossero o meno in linea con le riaperture. Niente di più ridicolo e vergognoso quello di etichettare degli studiosi con categorie politiche se non allo scopo di infangare il partito di turno. Abbiamo assistito a di tutto con il risultato di vedere i cittadini più spaventati di quel che erano ed oggi ci tocca sommare ai decessi del virus quello delle vittime sopra citate. Peccato, però, che di costoro non si parla.

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