La giustizia dei cassonetti

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Il nostro è uno strano paese, molto strano, dove tutto è consentito e tutto è proibito: sta a qualche “entità superiore” stabilire, a secondo dei casi e delle circostanze, quello che si può fare e quello che invece non si può; e non è detto che quello che in un certo momento e in una certa circostanza è consentito, lo sia anche in un altro momento.

Chi di noi non ha avuto occasione di vedere in giro qualche povero disgraziato che cerca di trovare qualcosa da utilizzare nei cassonetti dell’immondizia; e chi non ha provato un senso di pietà nel vedere una persona come noi, soltanto un tantino più sfortunata, che sta rovistando nei rifiuti, di giorno o di notte, cercando di non farsi notare troppo, ricorrendo a sotterfugi pur di mimetizzarsi; e quante di esse sono anziane, zone di confine di una società che tutto sa ma che fa finta, spesso, di non vedere e non sentire.

Orbene chi rovista nella spazzatura e sottrae dal cassonetto qualcosa che ad altri non è servita, tant’è che se n’è disfatta, secondo la legge “ruba”, commette un furto, perseguibile ai sensi dell’art, 624 del codice penale!

Il quale prevede che “Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 euro a 516 euro”.

Sarebbe da approfondire su chi sia il detentore di un oggetto buttato nel cassonetto della spazzatura, ma lascio ai giuristi questo aspetto.

E’ proprio in base a questa norma che la sezione penale del Tribunale di Udine ha condannato un uomo per aver rubato dall’area della piazzola due televisori abbandonati. E giacché il furto è avvenuto in una piazzola, il Tribunale ha applicato anche un’aggravante, perché la piazzola è considerata un luogo pubblico.

In questo paese dall’immunità diffusa:

– dove un comandate fellone, responsabile del disastro della Costa Concordia e della morte di 32 passeggeri per essersi disinteressato del comando della nave per fare il cascamorto con la bella di turno, e che ha abbandonato la nave ai primi segnali del disastro, viene condannato a soli 16 anni di detenzione, che poi certamente verranno ridotti;

-dove un gruppo di immigrati, non si sa se clandestini o meno, distrugge un campo di accoglienza perché non c’è come passare il tempo e il centro della città è troppo distante per arrivarci a piedi, e viene anche premiato e ospitato in un albergo a quattro stelle per “essere ripagato” di quel disagio e della bravata;

-dove si può impunemente ammazzare una persona e, invocando una pseudo infermità mentale (oramai diffusissima), non scontare nemmeno un giorno di carcere;

-dove un assassino reo-confesso, condannato a una pena detentiva piuttosto lunga, viene poi scarcerato per cosiddetta buona-condotta, e se ne va in giro a commettere altro assassinio proprio perché in stato di libertà;

-dove un rapinatore abituale, godendo dei vari benefici che il sistema giudiziario applica in virtù di leggi assurde, può andare a commettere un’altra rapina proprio perché in stato di libertà;

-dove… chi ne ha più ne metta; crea sconcerto sapere che un Tribunale perde tempo a processare e condannare un disgraziato che ha rubato nel cassonetto della spazzatura 2 televisori buttati via, come crea sconcerto apprendere che un carabiniere, intervenuto per sedare una lite tra immigrati, accoltellato al volto, per legittima difesa spara e uccide l’aggressore, e viene iscritto nel registro degli indagati come l’ultimo delinquente.

Sembrano cose da pazzi, come direbbe il mio amico Alino Milan di Radio 24 che ogni mattina mi delizia, leggendo i giornali, con le sue battute: purtroppo, sono cose normali in questo assurdo paese.

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