Il caso della vice questore “no Pass”: cosa dice davvero la Costituzione

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La vice questore Schilirò, fonte foto: screen video diffuso in rete

La Carta tutela la libertà dei singoli, ma anche quella collettiva. E chi indossa un’uniforme deve rispettare il proprio regolamento ed ordinamento del Corpo

Ha fatto molto discutere il caso della vice questore della Polizia di Stato, la dott.ssa Nunzia Alessandra Schilirò, che sabato scorso ha rilasciato un discorso in un raduno di “no Pass”, ovvero coloro che si oppongono al Green Pass, tenutosi in Roma.

Ella ha parlato del dovere di difendere i diritti garantiti dalla Costituzione, secondo lei violati da tale misura governativa, e di trovarsi dinanzi “uno Stato corrotto e dispotico“. Il caso ha suscitato l’attenzione del ministro dell’Interno Lamorgese e dell’Ufficio provvedimenti disciplinari.

Ospite di Giletti

Nella prima puntata della nuova stagione di Non è l’arena, condotta da Massimo Giletti, la vice questore è stata ospite, sottolineando che così come durante il raduno di Roma, anche nella trasmissione di politica ed attualità ha ricevuto un diniego da parte degli uffici competenti presentandosi ugualmente (ed accettando le conseguenze).

Alla domanda posta dal conduttore se si fosse vaccinata, l’interessata ha risposto dichiarando che sono informazioni personali e che non intendeva confermare. Pertanto ci si ritrova dinanzi a un dirigente della Polizia di Stato che oltre a non rispettare il divieto di rilasciare un’intervista alla stampa dovrebbe anche far rispettare l’obbligo – lì dove previsto – di utilizzo del Green Pass, misura che lei osteggia pubblicamente.

Il diritto non è un’opinione

La vice questore ha affermato di difendere i principi costituzionali e quelli della Carta europea dei diritti fondamentali, violati dalle discriminazioni create dal provvedimento. Peccato che qualsiasi studente di diritto sa bene che gli articoli costituzionali vanno letti sinergicamente e nel complesso, non singolarmente. L’ Art. 32 tutela la salute anche come interesse della collettività, l’Art. 16 invece consente limitazioni alla circolazione sul territorio per motivi di sicurezza e sanitari  mentre il 98 ricorda che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” e il 54 sottolinea che tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

Ascoltare un dirigente di polizia definire lo Stato “corrotto e dispotico” certamente non lascia intendere tale fedeltà, anzi forse anche un vilipendio che è un reato ( Art. 342 Codice penale).

Un dovere anche etico

La vice questore ha lamentato il fatto che alcuni suoi colleghi, dopo il debutto in Piazza San Giovanni, negano addirittura il saluto. Certamente lei ha il diritto di avere una sua opinione sul Green Pass, anche questo garantito dalla Carta, tuttavia il decoro della divisa e del Corpo a cui appartiene che rappresenta lo Stato, la Repubblica e i suoi ordinamenti, impongono il dovere – anche etico – di non creare situazioni di ambiguità e incertezza in un Paese già intimorito dalla pandemia e diviso su tale questione ( Green Pass).

Purtroppo ci sono professioni dove non ci si può “spogliare” e divenire una comune cittadina al di fuori dell’orario di servizio, dopo aver timbrato il cartellino. Ciò è una questione di dovere correlata al decoro ed unità verso le Istituzioni. Un politico non può per tali motivi far uso di stupefacenti o andare a letto con escort, così come un accademico o un funzionario pubblico. Si lede l’immagine dello Stato, della bandiera. Certo, si è “liberi” nel privato di far ciò che si vuole e dire ciò che si crede ma alcune professioni ed altre categorie impongono degli oneri, dei doveri.

Anche questi vanno rispettati perché si è parte di un “corpo”, di una squadra, dove è fondamentale l’unità e la lealtà.

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