I fuochi di Sant’Antonio

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Li stanno sparando in anticipo due fuochisti di eccezione che qui a Cava stanno facendo, per restare in tema, scintille…

Da un lato Padre Gigino Petrone, Padre Guardiano del Convento di San Francesco a Sant’Antonio, volitivo e determinato, che con la sua caparbietà, il suo carisma, il suo saper fare e le sue innumerevoli iniziative ha ricostruito la Basilica e il convento, gravemente danneggiati dal terremoto del novembre ’80, esclusivamente con i contributi volontari dei fedeli, e ha rivitalizzato l’intera comunità francescana cavese, che languiva.

Dall’altro lato il Sindaco Vincenzo Servalli, benvoluto da gran parte della città, anche per le sue riconosciute doti di mediatore e amministratore accorto e con i “piedi per terra”, come ha dimostrato in questa prima fase della sua Amministrazione.

Due personaggi che, in definitiva, vogliono il bene di Cava e dei cavesi: l’uno, Padre Gigino, avendo creato, proprio intorno al Convento, un rilevante polo di aggregazione e di intrattenimento che coinvolge, durante tutto l’anno, diecine di migliaia di persone provenienti anche dalle città viciniore e non solo, prova ne sono i numerosi pullman che spesso sostano nell’area ad essi destinata sul trincerone; l’altro, il Sindaco Servalli, il quale è riuscito a dare una sterzata all’Amministrazione comunale metelliana, con una accorta politica di piccoli passi, di coinvolgimento delle forse politiche locali, al punto che, almeno fino ad oggi, non ha avuto noie dalle deboli forze di opposizione la maggioranza delle quali scontano gli errori commessi dalla precedente amministrazione Galdi.

Non si comprende come questi due personaggi siano improvvisamente arrivati ai ferri corti per la preparazione di una festa cittadina dedicata a Sant’Antonio, tanto sentita e tanto importante per la popolazione, e non solo per la devozione al Santo di Padova.

D’altronde la festa di Sant’Antonio da anni è stata celebrata non solo con grandi e seguitissimi riti religiosi, ma anche con luminarie per tutta la città e con fuochi di artificio sparati dal Monte Castello; c’è quindi una tradizione oramai consolidata in questo senso, frutto di intese assunte con le varie amministrazioni cittadine passate, per cui non si comprende come l’attuale amministrazione Servalli, che lo scorso anno aveva aderito alle richiesta del Comitato per i festeggiamenti, quest’anno si è impuntata negando l’una e l’altra cosa.

Relativamente alle luminarie sembra incredibile che il Comune abbia posto un drastico divieto, autorizzandole solo sulla facciata della Basilica; relativamente ai fuochi da Monte Castello, ricordiamo che l’ultima diatriba si ebbe durante l’amministrazione Messina, ma poi tutto rientrò anche con l’autorizzazione della Prefettura, allorquando venne garantito un adeguato servizio di prevenzione incendi nelle zone collinari sottostanti.

I fuochi sparati in occasione delle precedenti feste di Sant’Antonio erano unanimemente riconosciuti come i più belli sparati a Cava e nel circondario, di gran lunga superiori a quelli che vengono sparati alla conclusione della successiva Festa di Monte Castello.

Francamente non si comprende questo ostracismo; è giustificato il divieto di utilizzare la piazza per la installazione di una mastodontica struttura di richiamo, anche per le mancate garanzie di tutela della pubblica incolumità, nel ricordo di un’analoga struttura che qualche anno addietro venne montata sul sagrato, e che non fu possibile utilizzare per le stesse ragioni; ma il divieto del Comune alle luminarie ed ai fuochi d’artificio francamente sono incomprensibili.

Ma c’è anche da dire che l’iniziativa di Padre Gigino di opporsi per via giudiziaria alle decisioni dell’amministrazione comunale lascia perplessi e con un grande amaro in bocca.

Da sempre siamo stati sostenitori di Padre Gigino, del suo attivismo, forse frenetico ma ben finalizzato, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. E con un certo distacco abbiamo vissuto altri momenti di tensione intorno al Convento, che il carattere non certamente facile di Padre Gigino hanno alimentato.

Ma ricordiamo che Padre Gigino è un Frate francescano che guida una Comunità religiosa, benvero rifiorita grazie a lui, che comunque rimane, o dovrebbe rimanere, un faro di tolleranza, di accondiscendenza, di umiltà, di rispetto verso le Autorità.

Tutti noi, se riceviamo un torto, vero o presunto, da una Autorità, reagiamo cercando di far riconoscere l’altrui torto e le nostre ragioni; e spesso lo facciamo anche adendo le vie legali.

Ma che il Padre guardiano di un Convento e di una Basilica come quelli di San Francesco e Sant’Antonio ricorra al Tribunale contro le decisioni del Comune, francamente sembra troppo e, nonostante la benevolenza sempre avuta nei confronti di Padre Gigino, non ci sentiamo di condividere, anche nell’interesse del Frate, il quale non può non sapere che gran parte della cittadinanza e dei fedeli sono dichiaratamente a suo favore, ma v’è anche una grande parte della cittadinanza che gli è contro. E iniziative del genere non lo aiutano.

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