I duelli per la guida del centrodestra e del centrosinistra

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foto tratta dal profilo Fb della Camera dei Deputati

Chi eserciterà la leadership nel centrodestra e chi nel centrosinistra?

I cantieri sono aperti in entrambi i campi, le cui configurazioni si prospettano diverse rispetto alle edizioni precedenti.

Il centrosinistra si avvia verso un’alleanza inedita sul piano elettorale nazionale tra PD e M5S; il centrodestra, pur conformandosi nel sodalizio FI, Lega e FdI, deve fare i conti con il mutato rapporto di forze e con la faglia Copasir che ne può minare il cammino.

Quest’ultima vicenda, se non risolta con lealtà tra i vertici di Lega e FdI, può inoculare dosi di diffidenza che non promettono bene per la salute di un’alleanza che si propone come soluzione di Governo per il Paese.

Sulla scorta delle attuali relazioni nel centrodestra si prefigura l’alternativa Giorgia Meloni o Matteo Salvini; mentre nel centrosinistra sono in pista Enrico Letta e Giuseppe Conte.

In entrambi i campi restano aperti gli interrogativi della mission di ciascuna forza politica: chi ne ispirerà la guida e chi ne sarà la ruota di scorta. É lo stesso rebus da decodificare per le attività del Governo del Premier Mario Draghi, nato senza bandiere, nel quale colori incompatibili concorrono per l’assunzione di comuni responsabilità. La sua esperienza partecipata da tutti, tranne FdI, può fungere anche da camera di decantazione degli stereotipi che hanno caratterizzato le contrapposizioni registrate nella legislatura più anomala della storia repubblicana.

I risultati che ne possono derivare non saranno rivoluzionari, ma renderanno diversamente declinabile il senso delle parole contrapposte: populista/riformista, sovranista/europeista.

Si tratta di un cambio di semantica che promuove il M5S dei “vaffa” in partito parlamentarizzato e come possibile polo di attrazione dei riformisti scontenti del PD.

Nell’altro campo, i flop collezionati dall’UE, contestati dallo stesso Draghi, rivalutano le letture critiche di Lega e FdI sulla governance operante nei Palazzi di Bruxelles.

Sono tutti segnali di uno spartito che mette fuori gioco linguaggi consumati. Perciò, si capiscono le ricerche di nuove alleanze e prospettive da parte dei leader di ciascuna forza politica preoccupati dell’incognito comportamento degli elettori, nonostante i sondaggi, quando si andrà a votare in costanza o in recessione dei fenomeni pandemici.

Ne è un segnale anche l’attenzione, non tanto simulata, per il modello di legge elettorale di cui  dovrebbe occuparsi il Parlamento.

Il Mattarellum, impostato sulle coalizioni, è l’opzione esternata dal Segretario del PD Enrico Letta; il Rosatellum, con ispirazione proporzionale senza vincoli preventivi, è l’alternativa che non dispiace a Matteo Salvini.

Come dire che l’uno si vuole precostituire una leadership prima del responso delle urne contando sul primato socioculturale del suo partito e l’altro che rimanda a dopo, preferendo tenersi le mani libere.

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