Grillo, lascia stare i santi

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Un noto proverbio dice: “Scherza coi fanti e lascia stare i Santi”.

Lo conosce Beppe Grillo? Probabilmente no, se, nelle sue numerose intemperanze, non disdegna di coinvolgere anche i Santi, quelli veri, quelli che la santificazione se la sono guadagnata con esempi di vita moderata, sacrificata, al servizio di Dio e della comunità.

Che Grillo e i grillini siano al servizio della comunità, come vogliono far intendere, è ancora tutto da dimostrare, come è ancora tutto da dimostrare la teoria che non percepiscano retribuzioni, rimborsi spese, che non godano dei benefici di essere parlamentari; mentre è ampiamente dimostrato che la loro pseudo democrazia è uno dei più grandi bluff vigenti, giacché non può essere una presunta rete-web, peraltro senza alcun controllo, a determinare programmi e scelte di natura politica e sociale: probabilmente quando Renzi dice che il movimento grillino è solo “un algoritmo”, tutti i torti non li ha, nel senso che l’algoritmo è un procedimento che risolve i problemi attraverso un determinato numero di operazioni elementari, ma riferito a problemi di calcolo, tant’è che è fondamentale in informatica e non sembra possa essere applicato, appunto alla disamina e soluzione di problemi politici e sociali.

Che poi Grillo e i grillini siano al servizio di Dio manco a parlarne.

Ma Grillo, bontà sua, insiste, e facciamolo pure divertire, facciamogli credere che è un grande “leader”, sebbene privo del suo “padre ispiratore” quel Gianroberto Casaleggio deceduto qualche tempo fa il quale veramente era un esperto di informatica e di reti web; facciamolo divertire, questo Grillo, ma solo fino a quando la sua esuberanza non tracima e non invade campi nei quali non può permettersi di entrare con la faciloneria e la mancanza di stile che lo distinguono.

E, quindi, non gli si può consentire che definisca il suo movimento e i suoi seguaci come i veri francescani, quasi ad autodefinirsi un novello San Francesco; tutt’al più, per quello che vuol fare intendere, potrebbe paragonarsi più correttamente ad un redivivo Robin-Hood, che notoriamente, nelle sue azioni di brigantaggio, toglieva ai ricchi per distribuire ai poveri; ma forse nemmeno questo gli è consentito perché non risulta da alcuna testimonianza concreta che i grillini distribuiscano ai poveri e ai bisognosi ciò che tolgono: a chi? Non si sa.

Ma Grillo ha insistito sul concetto dei novelli francescani, tant’è che il Vaticano, che notoriamente trascura le scempiaggini di comici e giullari, ha deciso di intervenire, e in maniera alquanto e inconsuetamente decisa, tramite Mons. Parolin, il Segretario di Stato, equiparabile al nostro Primo Ministro, per intenderci; il quale, con parole chiare e tali da non lasciare dubbio alcuno, lo ha invitato a fare, se ci riesce, la persona seria.

Non in questi termini, ovviamente, ma il senso è questo.

La ennesima intemperanza di Grillo ha avuto inizio nel corso della marcia Perugia – Assisi organizzata dai grillini qualche giorno fa per il reddito di cittadinanza, durante la quale Grillo, certamente preso dall’entusiasmo del momento, e ispirandosi forse anche a quei santi luoghi patria di San Francesco, si è lasciato andare in dichiarazioni come “i veri francescani siamo noi”, cosa che ha poi ripetuto altre volte.

E per riportare “nei ranghi” il fantasioso comico (che continua a fare il comico anche ora che si autoproclama politico di razza) il Cardinale Parolin è intervenuto dicendo che “Nessuno può pretendere di avere l’esclusiva del messaggio francescano. Sono contento che i politici si richiamino a San Francesco, ma che ci si autodefinisca veri francescani non si può dire”.

Anche Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana, ha commentato le affermazioni di Grillo dicendo che sono solo battute: “L’uomo è così. I Francescani prima di tutto vivono con umiltà, rispettano gli altri, vivono una vita da Francescani. Lui parla solo di cittadinanza: che c’entrano i Francescani? Sono aspetti che la politica deve risolvere da sé. La Chiesa è ben accorta, ha la sapienza dei secoli e non entra nelle querelle politiche”.

Quella espressione “L’uomo è così’ “ di Mons. Becciu è tutto un programma, manca solo il termine “purtroppo” che un alto prelato e rappresentante della gerarchia vaticana non può permettersi di dire!

E a proposito di reddito di cittadinanza, l’unico a parlarne chiaramente è stato proprio Matteo Renzi il quale, nel corso del suo intervento alla scuola politica del PD a Milano, ha dichiarato: “E’ un meccanismo che devasta l’Art.1 della Costituzione e l’idea di lavoro che vi è contenuta”. E continua: “Noi siamo per il lavoro di cittadinanza, non per il reddito, siamo per il lavoro e non per l’assistenzialismo. Il lavoro nella visione dei nostri costituenti non è soltanto un modo per prendere uno stipendio, ma è dignità, è il punto di sintesi tra culture diverse”.

E, tornando a Grillo e a Mons. Parolin, speriamo che Grillo abbia capito e si comporti, in futuro, da persona seria, oserei dire da “leader” come pretende di essere.

Ma potrà mai un comico, improvvisamente diventare una persona seria?

Questo si che sarebbe un miracolo: ma probabilmente anche il Padreterno quando sente Grillo, si gira dall’altra parte.

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