Governo, rimpasto sotto il segno del coronavirus

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Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Rimpasto, nel senso di cambiare uno o più Ministri con altri, è la parola più declinata nel mainstream delle cronache politiche nazionali. Ed è il “come” e “quando” ad alimentarne di chiacchiericcio tra i sostenitori del Governo Conte 2 ed a destare l’attenzione del Quirinale in presenza di una pandemia da superare e di una economia da rianimare.

Resta appeso il “perchè” non detto delle eventuali bocciature e conseguenti promozioni: se il “cambio di passo” esortato da Nicola Zingaretti dipenda dalla forza delle gambe dei nuovi Ministri o dalla riscrittura della “agenda” delle cose da fare secondo la diagnosi di Matteo Renzi.

In entrambi i casi, si tratterebbe di terapie non condivise dal Premier Giuseppe Conte che nicchia e frena temendo avventure fuori controllo facilitati da ambiziosi azzardi di Luigi Di Maio. Se ne deduce una sorta di “dinamismo  statico”  in attesa che qualcuno si assuma la responsabilità di aprire una crisi che dovrà passare al vaglio del Parlamento, il cui esito non é prevedibile.

Con gli attuali rapporti di forza in Senato la proposta dei nuovi nomi può passare o naufragare o essere salvata da una scialuppa offerta da pezzi dell’opposizione: si dirà nel supremo interesse del Paese. Sarebbe l’unica svolta possibile prima dell’elezione al Quirinale del successore di Sergio Mattarella. Anche in questo caso è declinabile un altro ossimoro “immobilismo statico” (copyright di Stefano Folli editorialista di Repubblica), ma stavolta riferito ad una sorta di makarena del centrodestra in cerca di un assetto compiuto in termini di organizzazione e di contesto di relazioni e sintonie politiche nazionali ed europee.

Al di là del gioco di parole in cui si specchia l’attuale stagione politica senza alternative, si tratta di una partita il cui calendario é scandito dall’andamento della pandemia. Come dire che finché gira il virus tutto resta così com’è nei palazzi della politica con o senza volti nuovi a guida dei vari Ministeri.

Mutuando le parole del Gattopardo, l’attuale premier non corre rischi anche se si dovesse profilare un Conte tre. Così potrà entrare anche nella storia della longeva permanenza a Palazzo Chigi, in epoca repubblicana. Con la differenza che coloro che lo hanno preceduto provenivano dal conforto di un mandato elettorale e poi parlamentare, lui da una combinazione astrale legittimata a posteriori.

Anche questo è un primato, sia pure conseguito causa emergenza.

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