Funerali o spettacolo teatrale?

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Penso che ai Casamonica vada un sentito ringraziamento.

Ma se non ci fossero stati quei funerali per il loro  boss, chi avrebbe saputo nell’intera Italia e nell’intero modo, che, in talune zone del napoletano, ma non solo, il corteo funebre si fa ancora con il carro con il “tiro a sei”, a volte anche con il “tiro a otto (dipende dal numero dei cavalli che trainano i barocchi carri funebri)?

E chi avrebbe saputo che, non raramente, per le esequie viene ingaggiata anche la banda musicale?

E chi avrebbe saputo che i cortei funebri, in numerose circostanze, sono preceduti dai carri che portano le corone e i cuscini di fiori (i “mazzi” invece vengono devotamente deposti sulla bara all’interno del carro che la trasporta, e se sono tanti, molti vengono poggiati anche sul “tettuccio” (si fa per dire, visto che i carri funebri sono mastodontici automezzi che a volte superano otto metri e passa) dello stesso?

E chi avrebbe saputo che, in tante zone, specialmente del sud, in tantissimi casi (a seconda dell’affetto che ha riscosso in vita, o delle benemerenze, o del potere che ha avuto e di quello lasciato ai familiari) la bara, sia diretta alla Chiesa, sia, ancor più, dopo la cerimonia funebre, viene portata a braccia dagli “amici costernati”, dai “parenti afflitti”, dai “dipendenti dell’indimenticabile datore di lavoro”, per tratti più o meno brevi (in base all’importanza del “caro estinto”) a volte per qualche chilometro, a volte per più chilometri, spesso fino a cimitero, tant’è che il carro funebre, che in tali casi segue la bara portata a braccia, potrebbe essere tranquillamente liquidato, almeno per risparmiare sulle spese?

E chi avrebbe saputo che, in ogni caso, al corteo funebre, appiedato, motorizzato o meno, segue una lunga fila di autovetture che alla fine dovranno riportare alle proprie destinazioni coloro che hanno partecipato alla cerimonia?

Esequie spettacolo, esequie teatro?

Certo, e non solo in occasione della morte di un boss o di un potente, ma anche in casi meno eclatanti.

Mi sono trovato qualche anno fa a partecipare, in una città dell’alto Tirreno calabrese, alle esequie di un vecchietto, umile ma da tutti benvoluto, che più che un rito funebre, sembrava la sua parodia teatrale: il corpo del caro estinto al centro del salone, su un catafalco circondato da fiori, candeloni, candelotti, lumini, tutto intorno le sedie di tanti dolenti, tutte donne, che, a singhiozzo, piangevano, pregavano, imploravano il caro estinto, si rammaricavano per la sua morte, recitavano il rosario dei vivi e dei morti, salvo ad intervallare queste pie usanze con un brusio discreto durante il quale ciascuna di esse parlottava nell’orecchio della vicina parlando, magari, di quello che aveva cucinato il giorno prima, o dell’esito degli accertamenti medici fatti dalla figlia, salvo, poi, a rientrare, poi, nel luttuoso ruolo dal “piagnone”.

E il carro, rigorosamente trainato dai cavalli, preceduto dai carri con i fuori e seguito da una lunga fila di autovetture; e la funzione religiosa interminabile e l’omelia non ti dico, e l’osannare delle doti dell’estinto manco se fosse stato un novello San Francesco.

E, per tornare alle esequie di Casamonica, ripeto che dobbiamo ringraziarlo; se non fossero così avvenuti chi mai avrebbe scoperto che è di tale estrema facilità far sorvolare Roma o una qualsiasi altra città da un velivolo che, in questo caso si è limitato, bontà dei Casamonica, a scaricare sulla città una “tanticchio” (per dirlo con Montalbano) di petali si rosa, ma che potrebbe, un giorno, scaricare un altro “tanticchio” di “bombette”, magari su Piazza San Pietro quando è zeppa per una delle tante udienze del Papa?

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