Dalla Basilicata al check-up delle elezioni europee

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foto Angelo Tortorella

Il voto in Basilicata, dopo sei consultazioni regionali svoltesi dal 2017, ha confermato comportamenti elettorali costantemente negativi per i partiti tradizionali identificabili nel PD ed in FI.

Ne hanno tratto guadagno Lega e FdI e, in maniera problematica, anche il M5S. Il tasso di sofferenza è più alto nel PD da tempo incapace di coagulare coalizioni competitive nei confronti sia del centrodestra, dominato dalla Lega, che del solitario M5S. Quest’ultimo, nonostante il dimezzamento dei consensi delle Politiche, conserva posizioni di testa nella classifica delle singole liste.

Un primato rivendicato da Luigi Di Mario, quasi a volere rimarcare la centralità del pensiero politico pentastellato (se c’è) nella volontà espressa dagli italiani tramite le urne. A ben vedere i numeri gli darebbero ragione, ma non in misura sufficiente a legittimare una piena investitura di governo.

Si tratta di un primato effimero, senza “scudetto” o senza “portafoglio”, quando e dove, viceversa, a guadagnare terreno é la Lega coalizzata con altre forze politiche. Perciò, si capisce il travaglio interno al Movimento tra chi opera nel Palazzo e ne comprende le regole per evitare lo sfratto e gli ortodossi predicatori ossessionati dalle contaminazioni. Ne viene fuori una condizione di ambiguità che condanna il Movimento alla solitudine dove l’elezione dei “Governatori” è diretta e non è frutto di “contratti di governo” stipulati a posteriori, e nello stesso tempo lo costringe ad interrogarsi sulla convivenza con la Lega, diversa per dottrina e rappresentanza di interessi sociali e territoriali radicati.

Le problematiche di convivenza tra diversi non sono una novità; appartengono alla logica del pluralismo partitocratico. Se ne conoscono ritualità e pratiche in uso negli anni della prima e della seconda Repubblica tra soggetti politici ben identificabili per ideologie, cultura delle istituzioni e radici sociali. Nella attualità la questione riguarda forze politiche atipiche, come la Lega di nuovo conio che raccoglie consensi a Nord ed a Sud, ed il M5S che suscita aspettative, in maniera trasversale, per istanze nuove o insoddisfatte o inevase dai tradizionali modelli proposti e sperimentati da destra e da sinistra. Il che induce a riflettere su chi, di più o di meno, si trovi in sintonia con gli umori del tempo verso un un diffuso sentire di cambiamento.

Al di là delle trappole linguistiche poste su parole come populismo e sovranismo utilizzate per delegittimare i consensi riscossi dagli altri e per denigrarne i beneficiari, non sembra allo stato delle cose che il pendolo dei sentimenti popolari possa premiare a breve alternative credibili e realizzabili rispetto al connubio M5S/Lega.

Le Europee sono il check-up per la tenuta dei nervi di ciascuno dei due partner nella conduzione del Governo del Paese: se costretti a vivere da separati in casa per evitare colpi di mano estranei alla dialettica della politica o spinti a divorziare per incompatibilità i cui costi e benefici sono incalcolabili per entrambi ed anche per l’Italia in conseguenza di probabili turbolenze  finanziarie o di recupero di credibilità sui mercati.

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