Conte e Cottarelli

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(foto tratta dal sito della Presidenza della Repubblica)

Ho già detto in passato che da un po’ di tempo i talk mi irritano e mi annoiano: oramai tutti hanno uguale struttura, fingono di dare notizie e opinioni di esperti, ma tutti pilotano interruzioni con applausi che hanno il solo scopo frammentare i confronti e, alla fine, non far capire nulla ai telespettatori, complice il pubblico in stadio, probabilmente ignaro, il quale viene continuamente invitato ad applaudire, proprio per interrompere la trasmissione: è una tecnica, oramai palese, finalizzata appunto a frastornare il teledipendente e pilotare la trasmissione.

Salve, ovviamente, rare eccezioni, talvolta dovute all’autorevolezza dell’ospite intervenuto, ma molto spesso alla occulta pubblicità che si intende fare a chi in quel momento è intervistato o sta facendo il suo show: l’ultimo che ricordo è quello della trasmissione riservata a Salvini di qualche sera fa in un talk su La7, disdicevole.

Purtroppo, anche a causa della carenza di programmi interessanti, confesso che alla fine i talk mi attirano, almeno nei pochi minuti iniziali, in particolare quando il comico di turno si esibisce nella iniziale copertina, dopo di che cambio canale o spengo la TV, come penso facciano in tanti.

Ma martedì 5 giugno nel programma “Di Martedì” di Giovanni Floris su La7 ho fatto una eccezione quando è stata annunciata la presenza in trasmissione di Carlo Cottarelli, il premier designato e incaricato dal Presidente Mattarella dopo il fallimento delle ripetute consultazioni affidate ai vari personaggi che per oltre due mesi hanno riempito le cronache e pure le nostre povere orecchie, e degli incarichi conferiti inutilmente, fino a quando proprio a Cottarelli il Presidente decise di affidarsi, come ultima spiaggia per formare un governo che consentisse di avviare almeno una legislatura di scopo, per portare il paese a nuove elezioni magari dopo aver tentato di modificare la legge elettorale e, magari, di approvare la legge di bilancio per scongiurare il rischio dell’esercizio provvisorio: il tutto mentre i mercati e lo spread impazzivano.

Poi è finita “bene”, nel senso che i due artefici del famoso “contratto di governo”, Di Maio e Salvini, hanno ceduto alla “moral suasion” di Mattarella, si sono rassegnati a spostare l’economista Paolo Savona ad un Ministero meno pregiudicante dell’immagine e del ruolo dell’Italia sullo scenario europeo, e hanno consentito a Mattarella di richiamare Giuseppe Conte, già premier incaricato e rinunciatario, affinché finalmente varasse il “suo” governo, che alla fin fine di “suo” ha molto poco visto che esso si fonda sul famoso “contratto” che i due leader hanno scritto e firmato, chiamando poi Conte a controfirmarlo e renderlo operativo: avevano forse bisogno di un esecutore, Conte si è prestato ed ha appena ottenuto, dopo un nebuloso e deludente discorso, la prima fiducia al Senato, sulla quale molto ci sarebbe da discutere e molto si dovrà discutere in futuro, visto che oramai la coalizione di destra non esiste più, avendo FI votato contro, essendosi FdI astenuto e la Lega di Salvini votato a favore: ma non è questo il tema di questo pezzo che invece desidero incentrare sulle notevolissime, a mio giudizio, diversità, prestigio e caratura del Premier Giuseppe Conte e quello penultimo designato, Carlo Cottarelli; ed è proprio per ascoltarlo anche nella trasmissione di Floris che non ho spento la TV.

Confesso di essere parziale, ma personalmente ho una predisposizione per le persone veramente di livello, in ogni campo, e in quello politico al momento penso che tra i due non è possibile fare alcun paragone, né dal punto di vista professionale, né amministrativo, né politico e nemmeno, lasciatemelo dire, umano.

Di Carlo Cottarelli la rete è piena di notizie, informazioni, benemerenze; di Giuseppe Conte si sa, praticamente, niente oltre che è un avvocato, inserito in un gruppo di giuristi facenti parte di un prestigioso studio giuridico, e che il tramite tra Conte e Salvini/Di Maio sembra sia stato l’attuale Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che ha lavorato nello stesso studio di Conte.

Per le attività di Cottarelli si leggono paginate di informazioni, per quelle di Conte poche e striminzite righe: chi vuole la conferma non deve fare altro che collegarsi a internet.

Ma le maggiori diversità tra i due sono umane, nel senso che Cottatelli ispira immediatamente un senso di fiducia e sicurezza, cosa che Conte non fa.

Voglio riportare una parte del messaggio di Cottarelli di qualche ora dopo aver ottenuto l’incarico: “…credo che ogni italiano dovrebbe sentirsi onorato di poter servire il Paese contribuendo all’attività di governo, per cui ringrazio i partiti e i movimenti che mi hanno contattato in proposito… Vorrei quindi chiarire di non aver dato la mia disponibilità a nessuno schieramento politico a partecipare in qualunque forma a un futuro governo. Continuo a svolgere il mio ruolo come Visiting Professor presso l’Università Bocconi di Milano e come Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani presso l’Università Cattolica di Milano. In questa veste continuerò a commentare in modo imparziale in materia di conti pubblici” (testualmente da Twitter).

E poi aggiunse sorridendo: “Terremo in ordine i conti pubblici. In questi giorni di forsennata rincorsa alla promessa più allettante per l’elettorato – dall’abolizione della legge Fornero alla cancellazione del Jobs Act passando per un reddito minimo di 1000 euro per tutti – a occhio è l’unico annuncio che manca. Evidentemente si suppone che non entusiasmi le folle. E’ per questo che io non faccio politica”.

Come avrebbe potuto un personaggio di tale levatura guidare un governo che prometteva rigore sui conti pubblici?

Probabilmente Conte ha un difetto di origine, essendo il paravento di due leader usciti vittoriosi dalle urne, ma totalmente sprovveduti per governare il paese: si sono inventati quel “contratto” che sembra un libro dei sogni, che ha tradotto in patto di governo una serie di promesse elettorali che se volessero essere realizzate avrebbero bisogno di coperture economiche inesistenti, come lo stesso Cottarelli (ma non è il solo) ha sempre sostenuto, e che li esporranno ad una serie di brutte figure che a mio avviso supereranno tutte quelle fatte dai precedenti Governi, da Berlusconi in avanti.

Frattanto una prima brutta figura l’Italia l’ha già fatta, grazie al neo Ministro degli Interni Salvini, che è stato l’artefice di un incidente diplomatico di non di poco contro con la Tunisia, e nei prossimi giorni vedremo gli sviluppi.

Purtroppo con questo Governo dovremmo sorbirci una specie di Premier, e due super-premier che lo piloteranno, lo incanaleranno e gli diranno, passo-passo, cosa deve fare: mi verrebbe da dire che ci troviamo di fronte a due premier, e ad un vice che eseguirà pedissequamente le disposizioni.

Non credo sia il massimo, ma quest’è; quale peso potremo avere in Europa lo vedremo nei prossimi giorni; frattanto ricordo la scena di qualche anno fa di un imbarazzato silenzio seguito da un risolino della Merkel e di Sarkozy nell’ottobre  2011 di fronte ad una ennesima esternazione di Berlusconi; probabilmente dobbiamo prepararci ad altre scene del genere sul palcoscenico europeo, e non è certamente una bella prospettiva per il nostro paese.

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