Cava, le vie del Signore…

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Le vie del Signore… sono infinite, recita il vecchio proverbio, il quale ben si adatta all’epilogo della “battaglia di Sant’Antonio”, che ha visto schierato da una parte Padre Luigi Petrone, Guardiano del convento e della basilica di S. Francesco e Sant’Antonio, dall’altro il sindaco Vincenzo Servalli e la sua Amministrazione.

Il primo, Padre Gigino, “spinto” a guerreggiare, oltre che dal suo carattere determinato e testardo, da alcuni personaggi certamente non favorevoli all’Amministrazione Servalli i quali, finora soccombenti sul piano del confronto aperto e diretto, hanno trovato così il pretesto per attaccare l’Amministrazione comunale lateralmente.

Il secondo, il sindaco Servalli ha messo le briglie, almeno per la festa di Sant’Antonio, al caloroso frate, riportandolo nei binari dai quali da tempo sembra aver deragliato.

Tutti conoscono gli antefatti, cioè le richieste di Padre Gigino al Comune di utilizzare l’intera piazza San Francesco, di andare a sparare i fuochi di artificio sulla collina di Monte Castello, e di riempire l’intera città di sfarzose luminarie, così come gli anni scorsi.

Ma quest’anno l’Amministrazione Servalli ha deciso di costruire un argine a quello che per molti è visto come lo strafare del frate, e non ha autorizzato nessuna delle sue richieste.

Dal che Padre Gigino ha intravisto in tale diniego un sopruso e ha fatto ricorso al TAR, il quale ha ritenuto, per ora, fondati e legittimi i motivi del divieto ed ha respinto l’istanza cautelare del frate francescano.

Questo, molto stringatamente, è quanto è avvenuto.

E veniamo al proverbio con il quale abbiamo aperto questo commento, e cioè le famosissime strade che percorre il Padreterno per intervenire.

Fra Luigi Petrone, dinamicissimo Padre Guardiano, ha moltissimi meriti in quanto, con la sua determinazione ha realizzato cose impensabili fino a qualche anno fa; l’aver ricostruito la basilica e il convento, gravemente danneggiati dal terremoto dell’ ’80, con i soli soldi della popolazione e dei benefattori è qualcosa che ha dell’incredibile; e anche tutto ciò che è avvenuto dopo, vale a dire la sistemazione dell’intera area circostante.

Ma il frate non si è fermato in quanto ha messo in cantiere numerose iniziative: opere di misericordia nell’interesse dei bisognosi e dei derelitti; il Convento e la Basilica come punto di riferimento per cavesi e non, fedeli e popolazione hanno trovato nel convento un riferimento non solo religioso, ma anche ricreativo.

Sull’onda di questi indubbi successi, Padre Gigino ha dato impulso a sempre maggiori attività per portare risorse economiche alla comunità e pagare, così, i debiti contratti per la ricostruzione.

E non si è mai fermato davanti a niente, non ha mai accettato confronti, tanto da essere protagonista di diversi scontri con le amministrazioni comunali e con privati: il Frate quando è convinto che una cosa va fatta, non c’è chi lo tenga, e la cosa la fa, talvolta, sembra, senza rispettare le regole; è il caso, ad esempio, della costruzione abusiva eseguita all’interno del chiostro, sottoposta a sequestro.

Evidentemente il Padreterno ha trovato quest’anno il pretesto per arginare l’effervescente Padre Gigino, avvalendosi dell’opera del Sindaco Servalli per riportare il frate nei ranghi.

Chi scrive, che è stato personalmente sempre sostenitore del frate, non può, però, non riconoscere che il suo attivismo, per tanti aspetti meritorio, debordi, in tante circostanze, dai binari dell’etica e della legalità.

Il rispetto delle leggi e delle norme è un dovere imprescindibile di tutti, ma prima di tutto dei rappresentanti delle comunità, e prime tra esse quelle religiose, convinti come siamo che il buon esempio è la prima virtù che va esercitata, specialmente da parte di un rappresentante del clero.

E, tra il silenzio dell’Arcivescovo di Cava e dei superiori del frate, il richiamo al rispetto delle regole è avvenuto da parte del sindaco Servalli il quale, evidentemente contro il suo buon carattere e la sua spiccata signorilità e disponibilità, ha ritenuto di non poter più assecondare le pretese del frate.

D’altronde, Servalli ha validamente giustificato, dopo l’emissione della sentenza definitiva, il suo operato, scrivendo sulla sua pagina Facebook:

““L’Amministrazione ha inteso solo affermare principi di buon senso per i quali Monte Castello non può diventare una base di sparo di fuochi pirotecnici senza limiti e concedibile a chiunque ne facesse richiesta e, in secondo luogo, che gli interventi nel centro storico devono essere ispirati a buon gusto e sobrietà, bandendo ogni forma di “pacchianeria”. Entrambi i principi sono stati condivisi dal Tar che ha gettato le basi per un ripristino del decoro e della civiltà. E’ stata così sconfessata una pessima parentesi amministrativa ispirata alla debolezza e al permissivismo del mio predecessore.””

Dando, così, anche una stoccata finale all’ex Sindaco Galdi!

E vivamente speriamo che la cosa non abbia più seguito. (foto Gabriele Durante)

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