Cava, la guerra di Sant’Antonio

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Siamo stati facili profeti, nell’articolo precedente, a pronosticare che la battaglia tra Fra Gigino Petrone e il Sindaco Vincenzo Servalli non si sarebbe conclusa subito, ed infatti ora la sentenza del Tar ha chiuso il primo round dandola vinta al frate.

Il Tar ha configurato «la carenza di una idonea esplicitazione dei presupposti concreti al sostanziale diniego», prendendo atto che sussiste l’invocato “fumus boni iuris”, ed ha, pertanto, invitato il Comune a prendere nuovamente in esame la questione e eventualmente riconsiderarla. Evidentemente la documentazione e le motivazioni presentate dall’Amministrazione comunale in difesa della ordinanza di divieto delle luminarie in tutta la città, dei fuochi pirotecnici da Monte Castello e dell’utilizzo del centro storico per le luminarie delle celebrazioni antoniane, non è bastata a giustificare la legittimità del veto del Sindaco.

Ovviamente Padre Gigino, oltre a suonare a distesa le campane annunciando la vittoria di Sant’Antonio contro l’ostracismo dell’Amministrazione comunale, è ripartito alla carica: infatti,  ha diffidato il sindaco e tutti i responsabili ad adottare i provvedimenti autorizzativi pena risarcimenti danni.

Prevedibili, pertanto, ancora fuoco e fiamme tra i due contendenti, prima ancora della definitiva decisione del tribunale, e i cavesi sono tutti presi nel seguire momento per momento, anche sotto i portici, gli sviluppi.

Orbene, per chi non ha altro da fare, e per chi si ciba del pane quotidiano dei pettegolezzi, un menù così ghiotto non è da gustare tutti i giorni. Ma chi ha la freddezza e il buon senso di distaccarsi un tantino da simile ghiottoneria, non può non considerare che una querelle del genere, intorno ai festeggiamenti di un grande Santo qual è Sant’Antonio da Padova, non giova, in prospettiva, né alla città, né al Convento francescano, né all’Amministrazione comunale.

Probabilmente un riesame della situazione, a bocce ferme, porterebbe a qualche più vantaggioso risultato che potrebbe salvare capre e cavoli. Occorre, però, la precisa volontà di considerare freddamente il tutto, così come anche il fatto che, forse, sulla questione si sta sviluppando in sottofondo una battaglia politica fomentata da chi, tramite i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, cerca qualche visibilità e qualche merito da spendere in una prossima competizione elettorale, e magari togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa.

In conclusione, l’auspicio è che prevalga il buon senso. In fondo, mischiare fede e politica vuol dire maneggiare una pericolosa miscela esplosiva. Alla fine, anche se in senso figurato, ci sarebbero solo morti e feriti, ma nessun vincitore. (foto Gabriele Durante)

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