Aylan, una morte che non dà pace

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Aylan. Quelle foto non mi danno più pace, da quando le ho viste sono sempre nella mia mente, mi tormentano in tutti i momenti della giornata, non riesco a scacciarle dalla mente e nemmeno lo voglio.

Quello strazio del bimbo annegato è più forte di qualsiasi altra cosa.

Quel bimbetto col corpicino riverso, a testa in giù sulla battigia, con d’acqua che lo lambisce, quasi con una carezza che la mamma e il fratellino anch’essi pure morti non possono più fargli, e che nessuno più gli farà; ci ha pensato il mare a carezzarlo, a dare l’ultimo abbraccio a quel corpicino, a quel testone immobile, a quel bimbo senza più vita, vittima della guerra, vittima della violenza, vittima dell’indifferenza, ennesima incolpevole vittima di una umanità inumana, che si gira, di fronte alle tante vittime incolpevoli, dall’altra parte, quasi a non voler vedere per non assumersi le responsabilità.

Mi interrogo: sono anch’io colpevole di questa morte? Potevo fare qualcosa per evitarla? Che cosa?

E giacché non mi so dare una risposta, non mi do pace.

Qualcosa certamente avrei potuto fare, ma non so cosa, e riesco solo a rimanere scosso dinanzi a quella immagine, senza decidere cosa fare.

Ma so che sono anch’io responsabile, tutti siamo responsabili, il mondo intero è responsabile  di quel fagottino ormai inutile, carezzato solo dalle fredde onde, e per il quale le nostre lagrime sembrano, pure se sincere, una ipocrisia imperdonabile.

Quel corpicino potrebbe essere quello di un nostro figlio, di un nostro nipotino, e forse lo è, quel bimbo è un nostro figlio, è un nostro nipotino, e la cosa mi scuote ancora di più giacché qualcosa avrei certamente potuto/dovuto ma non ho fatto, e la mia imperdonabile mancanza  non ha ammazzato solo uno sconosciuto bimbetto siriano, ma ha ammazzato mio figlio, il mio nipotino. Giacché Amyl, e anche il fratellino più grande, pure annegato, sono i nostri figli, sono i nostri nipotini adorati e purtroppo abbandonati.

E tutti i bimbi morti, per annegamento o per altra violenta causa, sono i nostri figli, sono i nostri nipotini adorati e purtroppo abbandonati.

E provo vergogna di esistere e di essere ancora vivo.

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