AstraZeneca ed il valzer della politica

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Esprimersi con il linguaggio di chi legge o ascolta è un canone fondante di ogni forma di comunicazione. Soprattutto se la sua fonte è istituzionale e quando viene resa come informazione di pubblico interesse.

È una questione di trasparenza e di etica sociale.

Si tratta di una premessa  che non vuole essere un supponente richiamo deontologico dei profeti del giorno dopo, dovendo mettere in fila le sequenze di indicazioni sulle somministrazioni di vaccini ed, in specie, del siero anglo-svedese AstraZeneca. Il giro di valzer che ne ha accompagnato il percorso ha prodotto frastuono e diffidenza nei vaccinandi, a prescindere dall’età.

L’uso di avverbi dubitativi da parte delle autorità sanitarie è stato devastante.

“Dire che un farmaco fosse usato ‘preferibilmente’ o in via preferenziale sopra i 60 anni lasciava spazio a troppe incertezze”.

Sono parole dell’immunologo Paolo Bonanni dell’Università di Firenze rese al Corriere della Sera, con l’aggiunta che “in Italia siamo speciali nel muoverci tra le incertezze”.

Si capisce come da esse abbiano preso spunti di smarcamento alcune Regioni e cittadini comuni rispetto alle ondivaghe prese di posizioni del Dicastero della Salute e dei suoi tecnici smentiti dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) che dà  l’AstraZeneca come “sicuro per tutti”.

Riportando il tutto alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca, si rinnova nel tempo pre e post Covid la discussione sul tipo di rapporti tra il mondo della scienza e quello della politica. Ora, dato per scontato che ognuno di essi abbia propri spazi di autonomia decisionale nella ricerca, per i rispettivi attori non può non esserci una comunione di valori rispetto alla salute ed al benessere dell’umanità.

Ma, la comunicazione sul punto, vista anche in termini cinici di costi e benefici, è primaria funzione di chi governa la politica, la cui qualità non è misurabile in quantità di potenziali consensi elettorali.

Qualunque siano le loro motivazioni, dovrebbero sempre prevalere trasparenza di comportamenti e chiarezza di linguaggi, perché sono i fondamentali che conferiscono bellezza alla democrazia.

Voltare pagina può essere un modo per renderla più bella nel post Pandemia.

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