Alleanza Pd-M5S: il caos che tiene in vita il Conte bis

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foto tratta da profilo Fb

L’ipotesi di un’alleanza PD/M5S mette insieme una potenziale forza elettorale stimabile intorno al 40%. Si tratta di una dimensione di consensi ottimale per prefigurare un nuovo bipolarismo a fronte del  sodalizio Lega/FdI/FI vincente nelle recenti consultazioni regionali e già al Governo delle maggiori Regioni del Nord.

Il prossimo appuntamento in Umbria può essere considerato il banco di prova della capacità di attrazione della inedita proposta PD/M5S di “patto civico” su una candidatura senza tessera di partito. Al di là dello specifico risultato, che non turberà gli equilibri del Governo come si è premurato a precisare il Premier Giuseppe Conte, la prospettiva di lavorare per un “polo” alternativo alla destra deve fare i conti con l’indecifrabile variabile rappresentata  dalla scissione di Matteo Renzi e si scontra con le “diffidenze” che intercorrono tra il popolo dei dem e quello pentastellato.

Ne è consapevole lo stesso Nicola Zingaretti quando dice all’Assemblea del suo partito che c’è da “verificare se nell’azione dei prossimi giorni riusciamo a superare conflitti senza timori di snaturamento del PD”. Alcuni dei quali riguardano il Governo della Regione Lazio di cui egli è Presidente.

Sullo stesso tema è più netta la previsione di un altro dem di prestigio come Matteo Orfini per il quale la citata alleanza “è sbagliata” ed il “PD va nel burrone”.

Anche tra i pentastellati si paventa il rischio  di contaminazione in negativo del Movimento, nonostante la loro “mission” post-ideologica dei “vaffa”, di poter “fare le cose per i cittadini” a costo di “andare anche con Satana”. Ne dà una spiegazione una metafora circolata durante la kermesse di Napoli: “i 5S sono come le cellule staminali in un organismo malsano, la sfida è quella di stare nelle istituzioni facendo cambiare gli altri ed imponendo i nostri valori”.

E’ da capire quali di questi valori siano compatibili con l’idea di Paese rivendicata e prospettata da Zingaretti nella citata relazione. E qui è immaginabile una reversibilità delle staminali per esorcizzare i grillini dal fascino di Satana recuperandoli al politicamente corretto.

Resta l’interrogativo se dopo l’esperienza con il Satana Salvini non ve ne sia una riproposizione, sotto altre sembianze, negli attuali equilibri politici che consentono a Luigi Di Maio di ribadire: “Siamo l’ago della bilancia per la formazione di qualsiasi governo in Italia”.

Il messaggio è forte e chiaro per le preoccupazioni di Zingaretti, per le incursioni di un altro Matteo, che fa di cognome Renzi, e soprattutto per il premier Giuseppe Conte, il quale non è detto che si fermi al bis, trattandosi dell’unica figura per il Movimento finora accreditabile per Palazzo Chigi. A meno che le attuali turbolenze, crescendo di intensità, non consiglino di cambiare cavallo nella corsa a fine legislatura.

Anche dietro la sua salvaguardia c’è da decifrare quanto pesi lo stato di necessità rispetto ad una diabolica operazione di trasformismo chiamata evoluzione di naturali passaggi di democrazia parlamentare.

Sul punto, piaccia o no, è illuminante la riflessione filosofica recitata da Beppe Grillo dietro la maschera di Joker: “il caos come la migliore forma di democrazia”.

Dixit.

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