Cava, venerdì scorso nell’Abbazia Benedettina un primate… quasi in incognito

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Pochi a Cava se ne sono accorti, ma venerdì scorso 12 aprile – ai sensi del calendario liturgico benedettino giorno della solennità di Sant’Alferio Pappacarbone – il nostro cenobio ha ospitato l’Abate Primate e Gran Cancelliere della Confederazione Benedettina Mondiale, che annovera settemila monaci distribuiti praticamente sull’intero pianeta.

Padre Gregory J. Polan ha sessantanove anni, è statunitense nativo dell’Illinois, e dal 10 settembre del 2016 occupa la cattedra istituita nel 1886 da papa Leone XIII, con sede presso il Collegio-Ateneo di Sant’Anselmo, all’Aventino in Roma. Un’assoluta autorità della Chiesa tutta, oltre che figura unificante delle congregazioni dell’ordine benedettino.

Ci si sarebbe aspettati un’affluenza importante di fedeli cavesi alla solenne celebrazione delle ore 11, dallo stesso presieduta. Purtroppo, complici il maltempo e, forse, una comunicazione troppo sottotraccia, c’erano poche decine di concittadini, un manipolo di oblati nella loro dignitosa nera mantella ed alcuni sacerdoti diocesiani.

Assenti i vertici della diocesi, per fortuna a dare lustro all’evento non sono mancati il sindaco Vincenzo Servalli, con tanto di fascia tricolore, ed il vicesindaco, prof. Armando Lamberti. Presente tra i fedeli il dr Giuseppe Battimelli, Vice Presidente nazionale dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani), ricordato con affetto dal nostro padre abate, dom Michele Petruzzelli, nel suo saluto all’Abate Primate.

Nella sua omelia padre Polan ha rimarcato la santità del fondatore della nostra abbazia, ricordandone i tratti salienti della vita e sottolineando il ruolo del cenobio cavense nella storia del monachesimo benedettino, di conseguenza nella storia dell’Europa.

Chi ha partecipato alla sobria cerimonia ha potuto poi conoscere di persona, trattenersi, e baciare il santo anello del rev.mo Padre Abate Primate, persona mite, cordiale, disponibile.

Chissà se e quando padre Polan vorrà ritornare nella nostra valle metelliana. Peccato però che la città, che pure aspira al riconoscimento di patrimonio mondiale UNESCO in quanto paesaggio culturale benedettino, abbia perso l’occasione per sottolineare il legame con la sua storia con adeguata mobilitazione.

Sant’Alferio, la nostra comunità di monaci ed il padre abate primate avrebbero meritato maggiore attenzione.

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