Cava, tre anni di attività del Centro antiviolenza del Piano di Zona

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Il Piano di Zona S2 Cava Costiera amalfitana rende noto il report di tre anni di attività del Centro Anti Violenza dell’ambito S2, gestito dall’Associazione Frida contro la violenza di genere di Cava de’ Tirreni.

Il CAV ha preso in carico 72 donne, ma ha risposto alle richieste, anche solo telefoniche, di circa 98 donne. Nello specifico sono state accolte 21 donne nell’anno 2016, 20 donne nell’anno 2017 e 57 donne nell’anno 2018, anno in cui 31 sono state le prese in carico e 26 hanno telefonato per richiedere informazioni senza presentarsi all’appuntamento fissato.

Questo il profilo delle utenti prese in carico: 64 italiane (89%) e 8 straniere (11%); 43 coniugate (60%) 18 nubili (25%), 8 separate (11%), 3 vedove (4%).

La fasciata d’età che sembra essere più colpita si colloca tra i 30-39 anni con il 39% (28 donne), seguono le donne tra i 40-49 anni circa il 26% (19 donne), 15 donne (21%) hanno un età compresa tra i 50-59 anni, 7 donne (9,7%) hanno tra i 20-29 anni e solamente 3 donne (4%) hanno un età superiore ai 60 anni.

Il livello d’ istruzione delle vittime è definibile medio basso: il 41,5% ha concluso le scuole medie superiori (30 donne); il 41.5% ha conseguito la licenzia media (30 donne); l’11% delle donne è laureata (8 donne); e il 4% ha una licenza elementare (3 donne); solo per una sola utente non è stato possibile rilevare questo dato.

Il dato più rilevante riguarda la condizione lavorativa delle donne vittime, che risulta essere uno degli ostacoli più difficile da superare nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, condizionando spesso le scelte delle utenti soprattutto con figli minorenni. Il dato evidenzia: 23 non occupate (32%); 22 lavoro saltuario (30.5%); 18 occupate (25%); 6 casalinghe (8%); 1 pensionata (1%). Solo per due utenti non è stato possibile rilevare questo dato.

L’accesso al CAV è stato per lo più diretto, avvenendo per iniziativa spontanea e/o accompagnamento con funzione di sostegno da parte di persone amiche o familiari di fiducia, o

ancora attraverso il 1522 ; il 10% degli accessi si è verificato a seguito di segnalazione/invio da parte delle Forze dell’Ordine insistenti sul territorio (Tenenza dei Carabinieri di Cava de’ Tirreni) con le quali è da tempo instaurata una proficua collaborazione; il 9.7% degli accessi è avvento a seguito si segnalazione da parte del servizio sociale professionale; il 7% è giunta su segnalazione del Consultorio o del Pronto Soccorso; in altrettanti casi a contattare il CAV sono stati parenti o amici.

Le violenze maggiormente riferite riguardano la violenza psicologica (95.8%), una forma subdola di maltrattamento, in quanto invisibile e silenziosa, che colpisce moltissime donne, spesso inconsapevoli di esserne vittime. Al pari di quella fisica, la violenza psicologica ha conseguenze devastanti per le donne, ma troppo spesso viene sottovalutata, ecco perché è fondamentale riconoscerla e trovare la forza e il modo di uscirne.

Circa il 72% delle donne hanno riferito di essere vittime di violenza fisica intesa come percosse con o senza oggetti strattonamenti violenti, ecc; Il 30% delle donne ha riferito di essere vittima di violenza economica, ancora oggi troppo sottovalutata. Il 20% è vittima di stalking; l’11% delle donne ha riferito di essere vittima di molestie e violenza sessuali.

Chiaramente nella maggior parte dei casi la medesima vittima è destinataria di più forme di violenza perpetrate soprattutto nell’ambito familiare. Nel 64% dei casi ad essere violento è il coniuge o l’ex coniuge, nel 28% dei casi si tratta di un ex partner, partner conviventi o non conviventi. In altri casi il maltrattante è quasi sempre una persona di famiglia (padre, figlio, ecc.).

I figli minori, in quasi tutti i casi assistono alle violenze subite dalla madre. Sono 72 i minori registrati indirettamente coinvolti. Solo per alcuni le madri hanno richiesto l’intervento delle psicologhe del Cav o beneficiato di un lavoro di supporto alla genitorialità. Alcuni sono seguiti dal servizio sociale professionale e dal Tribunale per i Minorenni. Purtroppo nel 60% dei casi le donne non denunciano le violenze subite. Soltanto nel 37.5% dei casi le donne hanno sporto denuncia presso le forze dell’ordine. Pochissime donne si sono rivolte al pronto soccorso per ricevere le adeguate cure mediche e farsi refertare.

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