Cava, incontro al Comune su fenomeno politico e di comunicazione Matteo Salvini

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foto Gabriele Durante

E’ fuori dubbio che già da qualche anno, ma specialmente negli ultimi mesi, il personaggio che più di tutti ha calamitato l’attenzione nazionale, sconfinando anche nell’Unione Europea, sia Matteo Salvini.

Figura onnipresente, onnisciente, travalicante, al di fuori di ogni margine, il più delle volte fastidiosa per il linguaggio, con una determinazione che sfiora l’arroganza, ha riscosso un indubitabile successo, sia come segretario, quasi “patron” del suo partito, sia come vice-premier, che alla fin fine tanto vice non sembra in quanto si muove, parla e agisce da premier.

Da segretario della Lega ha ereditato un partito che valeva il 3 per cento: era un partito che si avviava verso l’estinzione anche a causa degli scandali e delle ruberie che avevano contraddistinto la precedente epoca bossiana; con Salvini è cresciuto oltre il 34 per cento, almeno stando ai sondaggi.

Con una accurata strategia organizzativa, Salvini ha cambiato l’anima e la veste del partito, trasformandolo da forza politica localizzata nella Padania e nel nord Italia, a forza politica nazionale.

La modifica del nome, da Lega Nord a Lega, infatti, era finalizzata a scrollarsi di dosso la pesante eredità nordista per accreditarsi come partito nazionale facendosi così perdonare tutte le passate offese rivolte alle popolazioni dal Lazio alla Sicilia, che includevano i ladroni della capitale, la sporcizia e la camorra campana, la ndrangheta calabrese, la mafia siciliana, e la sacra corona unita pugliese; con la conseguenza che i laziali erano tutti ladri, e che gli altri erano tutti delinquenti, per liberarsi dai quali la vecchia Lega-Nord auspicava l’intervento  del Vesuvio e dell’Etna, colera e pestilenze, terremoti e maremoti, e cataclismi analoghi.

L’intelligente Salvini, con la sua opera di “restyling”, ha accreditato la Lega come unico partito nazionale che si batte per il progresso del paese, ma affrancato dall’incubo dell’UE, per il riacquisto della sua sovranità a dispetto dei burocrati di Bruxelles; perdendo in un sol colpo la caratteristica di forza locale, l’avversione verso i “sudisti” (dal Lazio in giù), ai quali, pure non avendo espresso esplicitamente le sue scuse, ha fatto comprendere che, tutto sommato, alla fin fine, nonostante le pecche, potevano anche entrare a far parte del paese leghista che egli intendeva creare; e i “sudisti” gli hanno creduto.

Ovviamente questo suo disegno politico non poteva diventare vincente se non fosse stato affiancato da una efficace comunicazione, e Salvini ha dimostrato anche di essere un eccellente comunicatore, nonostante il suo aspetto non sempre piacevole, il suo abbigliamento che lascia molto perplessi, i suoi atteggiamenti spesso al limite del buffo: o forse proprio per questi elementi che taluni considerano negativi ma che, evidentemente, dal punto di vista comunicativo sono determinanti in quanto in essi si identifica non solo la popolazione che lo ha votato (portandolo al 17 per cento), ma anche quella che ora lo appoggia e lo acclama.

La sua strategia è fondata principalmente sulla necessità di avere sempre un nemico da combattere, il nemico di turno, che lo porta a spostare il tiro su obbiettivi alternativi; prima era Roma Ladrona, oppure quelli del sud, brutti sporchi e cattivi che avevano invaso e contaminato il nord, e via di questo passo; ora a Roma ladrona si è sostituita la perfida Unione Europea, quelli del sud sono stati sostituiti con gli immigrati invasori, che vanno decisamente respinti; e da ciò a “prima gli italiani” il passo è breve.

Queste sono le pedine vincenti di Salvini, che ha saputo intercettare le esigenze, le paure, le delusioni degli italiani e le utilizza per far crescere i consensi alla Lega. E si abbiglia, parla, agisce come il cittadino medio-basso, che in lui si identifica e che egli contraccambia.

Quali sono le tecniche di comunicazione che hanno reso Salvini un vincente?

E’ di questo che si è parlato in un interessante convegno, promosso da questo giornale, tenutosi venerdì 12 aprile nel salone di rappresentanza del Comune di Cava, che è stata anche l’occasione per presentare nella nostra città un’opera essenziale per comprendere il nuovo partito e il suo “leader”, dal titolo “Fenomeno Salvini”, curata da due esperti analisti della comunicazione, Giovanni Diamanti e Lorenzo Pregliasco, e da altri coautori, edita da Castelvecchi.

I due giovani autori, Giovanni Diamanti, sociologo vicentino, e Lorenzo Pregliasco, linguista torinese, poco più che trentenni, sono strateghi e analisti della comunicazione e non sono nuovi a indagini del genere. Fanno parte dello staff di Quorum, della quale sono i cofondatori, che si occupa della “comunicazione” in tutti i suoi aspetti, dalla consulenza a chi ha interesse a “fare breccia” nella società, all’analisi delle varie tecniche della comunicazione.

Hanno una ampia esperienza nel campo, avendo partecipato a progetti di formazione per associazioni, istituti di credito, partiti e personaggi di levatura nazionale (Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana, fatto ammazzare da Michele Sindona; Debora Serracchiani; Vincenzo De Luca; Nicola Zingaretti; Beppe Sala; per citarne solo alcuni), e hanno pubblicato altre opere tutte incentrate sulla comunicazione di massa.

Come ha chiarito inizialmente il Direttore di questo giornale, Pasquale Petrillo, che ha condotto la serata, il convegno non intendeva esprimere alcuna valutazione politica su Matteo Salvini e sulla Lega, ma solo analizzare le tecniche utilizzate per ottenere i risultati raggiunti.

E in questo solco si è svolto l’interessante approfondimento con uno dei coautori della pubblicazione “Fenomeno Salvini”, il napoletano Salvatore Borghese, giovane analista politico e capo redattore del portale nazionale YouTrend, intervistato da Pasquale Petrillo, dai giornalisti Silvia Lamberti e Vito Bentivegna, dopo l’intervento introduttivo del Sindaco Vincenzo Servalli.

Salvatore Borghese ha lungamente approfondito le caratteristiche comunicative di Matteo Salvini, spiegando anche i meccanismi introdotti dal “team” di comunicatori che lo assiste.

Tantissimi gli argomenti che Salvatore Borghese ha affrontato, che tentiamo di sintetizzare in pochi punti.

Il primo è che Salvini è un leader ed ha tutte le caratteristiche del leader moderno: carismatico, efficace, popolare, che comunica in modo diretto con i cittadini.

La sfiducia verso la vecchia politica ha portato i nuovi leader a cercare di comunicare direttamente con gli elettori, senza mediazioni. E Salvini lo fa da persona normale e imperfetta e questo lo rende eccezionale rispetto a tutti gli altri segretari ed agli altri leader. E non delega ad altri la comunicazione, a farla è sempre e solo lui, in tutte le trasmissioni e le piazze, insomma è solo lui il Capitano: uomo imperfetto ma concreto e per questo amato e seguito.

Altro elemento: Salvini ha fatto proposte di destra di buon senso, cancellando espressioni inutili (come “Ce l’abbiamo duro” di bossiana memoria), con altre che si rifanno alla normalità e al buon senso, giustificando le sue decisioni come prese dal buon padre di famiglia che difende i familiari, la proprietà, il territorio, i buoni sentimenti, il concetto di patria e famiglia; insomma elementi semplici e normali, comprensibili e condivisibili da chiunque.

Ancora: gli viene ripagata la gradualità con la quale ha gestito la mutazione del partito, da territoriale a nazionale, che non ha creato traumi nell’elettorato, abbandonando i vecchi concetti del territorio, delle origini della Padania, compresi quei riti anacronistici delle grandi adunate alle fonti del Dio Po e altre scemenze di questo tipo. La graduale creazione della nuova immagine della Lega è stato il motivo determinante del successo di Salvini; senza traumi ha cambiato la pelle e l’anima del vecchio partito e l’ha fatto accettare da tutti, nord, centro e sud.

Egli insiste continuamente su pochi e semplici concetti basati sui nemici da combattere, oggi la perfida UE, i migranti invasori, gli spazi sempre più stretti per gli italiani, dai quali vien fuori il grande consenso al tambureggiante “prima gli italiani”, proclamato in tutte le occasioni, e senza tralasciare il recupero delle tradizioni, rifacendosi in questo al modello introdotto da Marine Le Pen in Francia.

Non è ininfluente sul successo di Salvini l’anelito di sicurezza che la popolazione avverte e che, indipendentemente dalla statistiche che dicono il contrario, percepisce sempre più precaria; la legge sulla difesa legittima, ad esempio, checché ne dicano i detrattori e i critici, è condivisa da larghi strati della popolazione, di vari schieramenti e ideologie, e indica la comunanza dell’atteggiamento di Salvini e della Lega ai desideri dei cittadini, oramai esasperati dalle violenze e violazioni quotidiane, e dalle lentezze delle forze dell’ordine e della magistratura, derivanti anche dalla inadeguatezza delle leggi in vigore e dai pasticci che la vecchia classe politica ha commesso nel legiferare, nonché dagli atteggiamenti di tanti vecchi politici che le masse hanno interpretato come maggiormente portati a concedere beneficiare agli stranieri, sottraendoli agli italiani.

Ultimo elemento, ma non per importanza, è la naturale predisposizione di Salvini ad usare la rete e i social-network. Lo “spin-doctor” (esperto della comunicazione) di Salvini è egli stesso, come spiega Luca Morisi, responsabile della comunicazione della Lega. Da anni Salvini ha dimestichezza con i social e li utilizza al massimo, ma con oculatezza, i suoi messaggi non sono mai lunghi e verbosi, ma brevissimi e di facile comprensione, alla portata di tutti, per messaggi più lunghi usa la TV o filmati su FB.

Salvini sembra non aver bisogno di giornali o mass media, in quanto usa i social da uomo comune e imperfetto e questo fa il suo gioco; con il sistema TRT, Televisione, Rete e Territorio, raggiunge continuamente tutti, mescolando pregi e difetti dell’uomo comune, dal piacere per il cibo, alla sciatteria dell’abbigliamento: mescola continuamente messaggi politici a momenti di vita quotidiana, proprio come fa il cittadino comune che, magari al bar, mentre sorseggia il caffè, parla contemporaneamente della sua squadra di calcio, del Papa, del vicino col quale ha litigato, e del figlio che ha avuto un brutto voto a scuola, o della compagna che lo tradisce.

I lavori sono stati conclusi dal prof. Armando Lamberti, vice-sindaco della città, e assessore alla cultura.

Una occasione interessante che ha consentito di comprendere meglio il fenomeno Salvini, in parte vanificata dalla concomitanza con la presentazione di un altro libro, pure presso il Comune e allo stesso orario, che ha dirottato nella sala consiliare altro pubblico. (foto Gabriele Durante)

 

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