Cava, alla Mondadori interessante confronto a tre sul governo locale

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Omnia trina perfecta est” dicevano i nostri antenati latini, locuzione che in altri testi cambia in “Omne trinum est perfectum”, che, tradotta letteralmente, significa: “Ogni cosa trina è perfetta”, cioè “Ogni complesso di tre, tutto quel che risulta di tre elementi o parti, è cosa perfetta”.

Mi è venuta in mente questa locuzione partecipando al confronto che tre “big” della politica locale hanno tenuto nel pomeriggio di giovedì 6 giugno presso la Libreria ex Mondadori di Corso Umberto.

In verità dei tre personaggi ai quali mi riferisco, Luigi Gravagnuolo, ex Sindaco di Cava, Aldo Di Vito, ex Sindaco di Nocera Inferiore, e Alfonso Andria, ex Presidente della Provincia di Salerno dal 1994 al 2004, quest’ultimo è anche una personalità politica di livello europeo e nazionale, essendo stato Parlamentare europeo nella VI legislatura e Senatore nella XVI legislatura.

Sono comunque tre colossi della politica locale che si sono confrontati giovedì sera presso la ex libreria Mondadori, ma il termine confronto, che lascia pensare a qualche probabile dissonanza, è certamente improprio in quanto tra loro tre c’è stata un amabile conversazione e un approfondito scambio di idee sul modo di interpretare il ruolo di pubblici amministratori da parte di persone responsabili che salgono nell’agone politico per mettersi a disposizione delle comunità che li hanno eletti, ma distaccandosi, ad elezione avvenuta, dai partiti che li hanno sostenuti per diventare subito dopo “super-partes”.

Molti scioccamente considerano questo un tradimento, come un cambiare bandiera o casacca ad elezione avvenuta, ma non c’è niente di più sbagliato in questo modo di pensare e di interpretare la politica, a tutti i livelli, da quello locale a quello centrale, in quanto un amministratore, un istante dopo la sua elezione, cessa di rappresentate una sola parte politica per diventare il rappresentante della comunità e quindi anche di chi non gli ha dato il suo voto: questo vuol dire essere “super-partes”, vale a dire avere un comportamento di assoluta imparzialità nei confronti della intera popolazione senza farsi tentare di voler trascurare chi ha votato altri.

Cosa difficile da comprendere e da metabolizzare, come costantemente dimostrano gli strampalati discorsi a livello nazionale fatti dei nostri non beneamati governanti, i quali non fanno altro che ribadire il concetto che essi debbono “rispondere solo al loro elettorato”, dimenticando che essi governano un paese composto anche da chi non ha dato loro il voto ma che ha diritto di essere rappresentato e tutelato come tutti.

Ovviamente mi riferisco particolarmente ai due “big” nazionali costantemente in scena tra baruffe, bisticci e riconciliazioni, riconoscendo che da essi si distacca il Premier Conte il quale, fin dal momento della sua proclamazione, pronunciò la celebre frase “sarò avvocato difensore del popolo italiano”, il che, detto da un personaggio non eletto ma tirato in politica dalle due forze che avevano avuto il maggior consenso elettorale, non è poco, e suonò come la esigenza di un necessario e giustificato distacco dalle masse elettorali che avevano votato i due rappresentanti di Lega e 5 Stelle e dalle quali un responsabile governante non può non prendere le distanze se intende veramente svolgere il proprio ruolo e veramente fare gli interessi della intera comunità.

Questo è stato il pregnante e affascinante tema della serata, affrontato da Aldo Di Vito, da Luigi Gravagnuolo, e da Alfonso Andria, condotta dal giornalista Nello Ferrigno.

L’occasione è stata la presentazione del libro di Aldo Di Vito, “Il Sindaco di Nofi”, ultima opera dell’ex Sindaco di Nocera Inferiore, edita da A&M di Franco Alfano, ricca di ricordi del sindacato dell’eclettico autore; in esso ha ricordato le esperienze fatte come Sindaco, i condizionamenti che un sindaco subisce durante il suo mandato, che talvolta lo costringono a concluderlo anticipatamente com’è stato anche per Gravagnuolo.

“Un libro che parla del passato – aveva spiegato in precedenza Aldo Di Vito – come forma di ricordo di una Nofi precedente allo sviluppo edilizio, una Nofi con le cotoniere, i mulini, i pastifici, ricca di attività industriali e operai. Mi rifaccio all’epoca delle storie di Rea, dal Dopoguerra in poi, la giovinezza, l’attività professionale per finire quindi alla esperienza di sindaco».

Due personaggi, Di Vito e Gravagnuolo, i quali, pure provenienti da ideologie contrapposte, il primo dall’estrema destra di Almirante, poi confluito in Forza Italia, l’altro dall’ultrasinistra sessantottina che in parte si riportava ai valori espressi dalla formazione extraparlamentare denominata “Assalto al cielo”, di ispirazione marxista-leninista, tuttora in vita e che ancora divulga le proprie idee rivoluzionarie tramite un blog.

Ma successivamente, nel mentre Aldo Di Vito si inserì nell’agone politico tramite il partito di Forza Italia, la vita e le esperienze politiche di Luigi Gravagnuolo lo portarono a rivedere le sue giovanili convinzioni anche religiose, allorquando come Sindaco entrò in contatto con l’Abbazia benedettina della quale si doveva celebrare il millenario della fondazione; Il contatto con il monachesimo di San Benedetto che operò una specie di conversione; non a caso il suo ultimo libro l’ha intitolato “Ma i cieli non si assaltano”, pubblicato alla fine del 2018 dalla casa editrice Areablu.

Mi vien da dire che il percorso certamente travagliato di Luigi Gravagnuolo, dall’estremismo della gioventù al percorso di formazione cristiana dell’età matura, ha qualche analogia con quello di un grande giornalista e scrittore, Eugenio Scalfari, il quale da ateo dichiarato si è avvicinato al Cristianesimo tramite Papa Francesco; l’abate benedettino è stato per Gravagnuolo ciò che Papa Francesco è stato per Scalfari.

Tornando a Di Vito e a Gravagnuolo sindaci, probabilmente nessuno dei due avrebbe mai immaginato di potersi inserire nel sistema democratico quando guerreggiavano nelle tumultuose piazze della protesta. Ma entrambi hanno poi sentito l’esigenza di esaminarsi in pubblico, esternando pubblicamente sia i propri trascorsi politici, sia le maturazioni che li hanno portati a rivedere le passate posizioni, come entrambi hanno fatto, sottoponendosi coraggiosamente ancora una volta al giudizio del pubblico, spesso non tanto benevolo anche verso coloro che con grande umiltà accettano di farsi processare.

In verità non è sembrato, nel confronto di cui parliamo, che il pubblico presente fosse critico nei loro confronti, anzi sembra avere apprezzato ancora di più l’etica che li ha distinti nell’impegno di amministratori pubblici, specialmente per il distacco operato da chi li aveva fatti eleggere con i loro voti per diventare, appunto, amministratori di tutti e super-partes.

Come ha brillantemente concluso il Senatore Andria, ricordando i diversi episodi che lo hanno visto vicino ad entrambi negli anni dei loro sindacati, spesse volte intersecatisi.

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