La scampagnata a Rimini e la politica turistica che non c’è

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foto Angelo Tortorella

Il tema del turismo, in una città come Cava, è da sempre molto sentito, ed il dibattito al riguardo in questi giorni è animato da un post di Romualdo Maiorino Balducci dell’Hotel Victoria al sindaco Vincenzo Servalli, in occasione della partecipazione di una delegazione cavese alla 54°edizione della Fiera del Turismo di Rimini.

C’è da precisare che la nostra delegazione è ospite dello stand della Regione Campania, che vanta una superficie espositiva di 600 metri quadri e la presenza di un tunnel multimediale nel quale il visitatore si immerge alla scoperta delle bellezze artistiche, paesaggistiche ed enogastronomiche della nostra meravigliosa regione. In breve, il contesto riminese è eccellente e parteciparvi quantomeno aiuta a scrollarsi di dosso un po’ di provincialismo che, soprattutto per noi cavesi, a volte pesa come una coperta invernale.

Detto ciò, le critiche all’attuale Amministrazione, principalmente per la sua scarsa concretezza operativa, a dire il vero non sono mai mancate, ma questo post di un esponente di spicco delle realtà alberghiere metelliane certamente, risulta una pregnante critica in una città come quella cavese, spiccatamente a vocazione turistica.

“A Cava -argomenta Maiorino- manca una vera e seria politica turistica”, una esternazione di certo non lusinghiera per il Sindaco e la sua giunta, giustificata dal fatto che nonostante il fenomeno turistico nella città sia in crescita di anno in anno, ma le strutture ricettive cavese fanno fatica a restare a galla, principalmente nei periodi invernali, quando alcuni alberghi lavorano praticando prezzi stracciati, mentre altri addirittura sono costretti a chiudere in questa stagione.

“La chiusura che perdura da oltre un anno dell’hotel Pineta Castello -scrive infatti Maiorino- il fatto che un albergo importante quale lo Scapolatiello da diversi anni chiude nel periodo invernale, e la politica tariffaria bassissima che pratichiamo sia noi che l’Holiday Inn al solo scopo di tenere aperte le strutture alberghiere nel periodo invernale e garantire così nel contempo con grandi sacrifici economici i livelli occupazionali dei nostri dipendenti, significa proprio il contrario, e per questo c’è da preoccuparsi veramente, e non poco. I dati statistici relativi a Cava, se letti nella loro interezza in modo obiettivo, serio, ed infine analizzati con le dovute e necessarie competenze, evidenziano una situazione SERIA ed una realtà purtroppo ben diversa da quel che appare”.

Insomma, c’è poco da stare allegri e se lo dice uno del settore e una persona seria e misurata com’è Romualdo Maiorino, c’è da credergli.

“A Cava -va giù duro Maiorino- non esiste un piano, un progetto turistico concreto”.

“I tempi della politica -scrive infine Maiorino- non sono quelli del comparto turistico, bisogna velocizzare i ritmi, prendere decisioni nel più breve tempo possibile, mettere al centro dell’attenzione l’Abbazia Benedettina, stringere alleanze con i comuni della Costa Amalfitana, puntare fra l’altro ad un turismo culturale in modo da tentare di innalzare il costo medio pro-capite dei soggiorni degli ospiti, destagionalizzare con politiche opportune, creare un ufficio turismo interno al Comune che vada a rilevare e monitorare i dati statistici per meglio capire e comprendere le tendenze di mercato, intercettare segmenti di mercato in espansione come quello del trekking, e…”.

In altre parole, ce ne sono di cose da fare.

In conclusione, quella che potrebbe essere definita “una scampagnata” a Rimini va pure bene, a patto però che essa sia inserita in una politica turistica che nella nostra città al momento non si vede. E questo non certo da adesso e con questa Amministrazione Servalli.

A dirla tutta, però, una politica turistica si fa anche con una città più pulita e non invasa dai rifiuti come troppo spesso si verifica e non solo nelle frazioni, ma anche più accogliente, meno rumorosa e sguaiata, con una migliore e più sicura viabilità, con qualche proposta culturale di maggior spessore e non contrabbandando i grandi eventi con gli addobbi natalizi o qualche sfilata di improbabili miss a piazza Abbro…

Vero è che tutto ciò vede sul banco degli imputati i cavesi in quanto tali, che spesso amano solo a chiacchiere la loro città, ma l’Amministrazione comunale ha il dovere di fare qualcosa in più.

Molto di più.

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