Cava, nulla di nuovo sul fronte… elettorale

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(foto Angelo Tortorella)

La festa patronale della Madonna dell’Olmo, al di là degli aspetti religiosi e commemorativi, rappresenta per i cavesi anche la fine della estate ed il ritorno alle attività routinarie  con la concomitante apertura delle scuole.

Uno spartiacque per i cavesi, tra la stagione estiva, sempre densa di eventi civili, culturali folkloristici e religiosi e quella invernale scandita da lavoro e ordinarietà.

Sul piano politico, l’ultimo inverno del mandato politico dell’attuale Amministrazione Servalli, avrebbe lasciato ipotizzare che la festa patronale coincidesse anche con la definizione dei candidati alla carica di sindaco, tracciando i contorni di uno scenario che  l’inverno avrebbe poi compiutamente delineato e consolidato sia in termini di programmi che di coalizioni.

Ad oggi, tuttavia, tutto ciò non è accaduto, ancora fermi a rose di possibili candidati frutto più di congetture giornalistiche che di dichiarazioni degli interessati.

Non è, di certo, mancato il fermento di vari movimenti cittadini e di singoli associazioni, che attraverso la stampa locale ovvero attraverso i social, hanno animato, magari  in modo discontinuo e disarticolato, il dibattito pubblico degli ultimi mesi, esprimendo, per mezzo dei loro portavoce, posizioni, critiche ed orientamenti spesso in aperto dissenso rispetto a quello di chi ci governa.

A ciò, tuttavia, non ha fatto seguito un confronto, almeno ufficiale, tra le varie anime anche al fine di valutare coalizioni e/o aggregazioni omogenee in vista della prossima scadenza amministrativa.

Il dissenso espresso da più parti, sul piano sociale, si è tradotto in diffusa disaffezione alle vicende politiche locali o ancor peggio in pacifica rassegnazione ed accettazione dello status quo.

Appare, infatti, a molti evidente l’apatia di una città che assiste alle vicende cittadine ed al loro dispiegarsi per effetto di iniziative spesso estemporanee e contingenti, piuttosto che frutto  di una incisiva azione politica perseguita in coerenza  agli obiettivi di programma e ad una visione di medio lungo termine della città.

In tale contesto chi intenda proporsi alternativo a questa Amministrazione, che con ogni probabilità (sebbene poi la politica attuale non si presta a ragionamenti deterministici né probabilistici) si ripresenterà con il medesimo assetto, avrà la necessità di operare una netta discontinuità con il passato se intende ottenere la fiducia di chi non voterebbe a priori più l’attuale Amministrazione per propria convinzione ma anche di quanti, pur nella disillusione, non saranno certo disposti a sposare un progetto alternativo, in assenza di un netto cambiamento di metodo prima che di uomini.

Occorre, in sostanza, sovvertire, in un momento di evidente appannamento dei partiti, le logiche tradizionali che hanno sempre visto anteporre la convergenza sul nome del candidato Sindaco all’esito di estenuanti e strategici e non sempre nobili negoziati, al confronto su idee per la costruzione di un programma condiviso che veda nel candidato Sindaco la sintesi e corollario, nel programma elettorale il mezzo e nelle liste omogenee, composte da persone competenti consapevoli e motivate, i naturali promotori in campagna elettorale.

Bisogna avere la forza ed il coraggio di coinvolgere i cittadini in un percorso che sia di confronto e conoscenza ma anche di partecipazione attiva.

Un modo per conoscere e farsi conoscere allo scopo di poter costruire un programma nel quale riconoscersi e su cui puntare votando poi chi è disposto a promuoverlo e sostenerlo, candidandosi.

Per far ciò non bisognerà ulteriormente indugiare, avendo il coraggio di proporsi per avviare quel  percorso di confronto e costruzione di un programma senza preclusioni ma, di certo, sulla base di una preventiva condivisione di valori e visione di città.

Diversamente si assisterà a uno sterile susseguirsi di rumors e congetture su nomi dei candidati a Sindaco che, alla fine, si tradurrà in una polverizzazione della offerta politica, non favorita allo stato da partiti sempre meno rappresentativi e rappresentati sui territori,  che illustrano programmi frammentati e approssimativi.

Ne potrebbe scaturire una confusione in grado di alimentare il già crescente astensionismo e nei cittadini quel senso di ineluttabile sfiducia.

Infine, coloro che, permanendo le incertezze attuali, intendano poi strenuamente, esercitare il loro diritto di voto, finirebbero per esprimersi in modo inconsapevole (rispetto al programma) optando, nel dubbio, per la continuità del presente.

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