Cava, il PUC tra speranze e scetticismo

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foto Angelo Tortorella

La presentazione del PUC a Cava de’ Tirreni ha visto la partecipazione di molti cittadini cavesi, in maggioranza operatori del settore, tecnici e qualche imprenditore.
Mi sembra di aver registrato atteggiamenti contrastanti.

Alla espressione di sollievo da parte della Amministrazione comunale che, per obblighi di legge e nei limiti temporali imposti dalla norma, ha adottato lo strumento urbanistico, non mi sembra di aver riscontrato, e spero di sbagliarmi, pari ottimismo dei tecnici rispetto ad uno strumento che nel concreto appare ingessato alla vecchia vincolistica.

Si punta alla rigenerazione urbana la cui potenzialità potrebbe rimanere inespressa in assenza di previsioni chiare anche sotto l’aspetto dei richiami a disposizioni vigenti di altri piani sovraordinati, ovvero di leve effettivamente premianti per i privati potenzialmente interessati.

La prima impressione è che trattasi della formalizzazione di un piano urbanistico concepito anni or sono, attualizzato magari nelle veste grafica, ma non certo nei contenuti e pare, ad una prima lettura e solo prioritariamente delle norme sismiche vigenti.

Le direttrici di sviluppo proposte ricordano vecchie idee di città mai attuate né perseguite con convinzione da nessuna Amministrazione: rimane il concetto di città cerniera e quell’impianto infrastrutturale di fondovalle mai realizzato.

Molto si punta al recupero del patrimonio esistente ed interventi di rigenerazione urbana nei fatti demandando alla iniziativa dei privati attraverso meccanismi di “perequazione urbana” non facilmente attuabile e conveniente anche rispetto alla disomogeneità di valore dei suoli oggetto di delocalizzazione ovvero per la promiscuità di nuove lottizzazioni.

Insomma, incrementi di indici edificatori che potrebbero non compensare il diverso valore delle superfici oggetto di nuova localizzazione.

Vengono proposti una serie di piani operativi che andranno analizzati prima di verificare la loro effettiva fattibilità sotto il profilo economico-finanziario.

A fronte di proiezioni demografiche che vedono Cava in sostanziale stallo nei prossimi anni (proiezione al 2026 circa 53500 abitanti) vengono prospettati  ambiti di trasformazione urbana che mirano al  potenziamento della dotazione standard che a Cava risulta inferiore al valore di 1 mq/ab pur registrandosi sul territorio una marcata disomogeneità della dotazione abitativa pro capite.

Si mira al potenziamento del fabbisogno di terziario, magari utilizzando anche strutture ubicate in area urbana che non necessiterebbero di ampie superfici.

A ciò si aggiunge il censimento degli interventi pubblici finanziati e non ancora attuati come volano di crescita e presupposto per dar corso alla auspicata trasformazione urbana di Cava.

Con riserva di valutazioni più approfondite, il PUC di Cava pare uno strumento didattico freddo con scarso livello di dettaglio del reticolo idrografico comunale, di dati pluviometrici aggiornati, anche ai fini della definizione delle carte tematiche della pericolosità e del rischio idraulico aggiornate  per un corretta programmazione,  di opere di tutela e salvaguardia ambientale e politiche di prevenzione  dei rischi.

Appare, in sintesi, un piano urbanistico finalizzato a dare legittimazione urbanistica ad alcuni interventi piuttosto che costituire strumento articolato di programmazione quale volano di crescita, sviluppo urbano, tutela ambientale e prevenzione dai rischi della città e delle sue aree frazionali.

Per amore di verità occorre, tuttavia, evidenziare che diversamente il PUC non poteva essere fatto, oggi come 10 anni fa, avendo la maledizione del PUT che condiziona qualsiasi progettualità sul territorio diversa da quella prevista dalla 35/87 ed in pendenza di un piano paesaggistico regionale, ad oggi non ancora approvato, che sostituisca definitivamente il PUT.

Fermo, pertanto, l’impianto che non potrà subire stravolgimenti durante la fase di consultazione, pena la mancata approvazione del PUC nei termini di legge fissati al 31 dicembre 2019, aspettiamo con ansia il RUEC (regolamento attuativo) per capire come effettivamente operare e, soprattutto, i nuovi Piani di Recupero delle zone A che, si spera e in verità si è già chiesto, siano più agevoli e meno ingessati di quelli attuali, nei quali le condizioni di vincolo operativo sono andate ben oltre le prescrizioni del PUT.

Questa la mia prima impressione ad una prima sommaria lettura.

Ogni contributo sul tema sarà ben accolto e favorevolmente auspicato per ampliare la base del confronto.

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