Recovery Fund, vaghe e nebulose idee governative

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Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Sulla pandemia è possibile un altro racconto di verità e di fiducia verso un futuro diverso, al di là del bene e del male delle cose fatte?

Una mano la daranno i vaccini e l’altra dipende dalla impostazione e gestione delle risorse del Next Generation Eu.

Nel primo caso la partita si gioca sull’efficienza della logistica posta in essere per la profilassi di massa e sull’efficacia dei prodotti utilizzati. Più problematiche  si prospettano strategie e governance da mettere in campo nel secondo caso, trattandosi di scelte prima politiche che tecniche, né di semplice ed ordinaria amministrazione.

Sul punto, al momento, non si hanno notizie documentate relative ai progetti da attuare, ma prevalgono divergenze sulla identificazione e formazione degli organi di programmazione e vigilanza della spesa.

E’ in atto uno scontro di punti di vista, se non di culture politiche, di segni diversi, dei conviventi nella maggioranza su cui si regge il Governo. Nella prefigurazione del Premier Giuseppe Conte il tutto dovrebbe essere affidato ad un comitato di vigilanza composto da lui e dai Ministri del Bilancio, Gualtieri, e dello Sviluppo Economico, Pattuelli, con la supervisione di sei manager assistiti da uno staff di tecnici.

Non è d’accordo Matteo Renzi dicendo di “gestire tutto attraverso i Ministeri”; risentita ma più vaga la presa di posizione di Nicola Zingaretti: “non si può tirare a campare, serve qualcosa di nuovo”.

In altre stagioni, comprese quelle del Piano Marshall, del boom economico e delle riforme, si sarebbero accese le polveri per aggiornamenti o avanzamenti degli equilibri tra le forze politiche di governo e dei rapporti con le componenti sociali del Paese.

Vale a dire crisi di formula delle alleanze, rimpasto dell’Esecutivo e/o mutamento di rapporti con le opposizioni in Parlamento. L’emergenza sanitaria ne sta condizionando l’approfondimento che potrebbe rivelarsi una trappola per la sopravvivenza dell’attuale formazione governativa. S

e ne coglie il timore nelle parole del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, quando dice ai parlamentari del M5S di non manifestare dissensi perché “abbiamo da spendere 209 miliardi del Recovery Fund”.

Come dire non lasciamoci sfuggire questo potere, al momento senza alternative, salvo intese con i partner, non tanto sul “come” spendere ma su “chi” dovrà averne la disponibilità. Lasciandone le valutazioni a delle sovrastrutture di comitati tecnici si entra su un terreno inesplorato e certamente disarmante per le intelligenze e le capacità degli organi tecnici dello Stato.

Così cambia la narrazione della ricostruzione che verrà: in meglio o in peggio rispetto alle precedenti esperienze non é prevedibile.

La novità è se questa irruzione di tecnici nella scena di competenza politica sia una supplenza, una svolta o una copertura di incompetenze, mutuando parole da un saggio di Massimo Cacciari su Weber, “con vernice di identità politica vaghe” e di “nebulose passioni”.

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