Mattarella: la dignità, pietra angolare della politica

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune per la cerimonia di giuramento (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“La dignità pietra angolare del nostro impegno”.

Una frase che può essere assunta come il passaggio più incisivo del messaggio reso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’Assemblea dei grandi elettori, dopo il suo giuramento.

La parola “dignità” l’ha ripetuta in sequenza diciotto volte, elencando diritti negati, disuguaglianze, periferie esistenziali e violenze patite da vaste fasce sociali e di genere.

Un quadro di criticità pregresse sulle quali il Parlamento è chiamato ad organizzare speranze per il Paese stressato da pandemia sanitaria e travagliato dalle fatiche imposte dalla conseguente crisi economica e sociale.

Nel discorso interrotto da applausi per ben 55 volte altre parole chiave hanno riguardato la cultura della partecipazione e la capacità dei partiti di dare qualità alla politica. Sul punto, al di là della solennità della cerimonia, non si può non intravedere una sorta di tirata di orecchi rispetto ad un Parlamento manifestatosi rissoso ed ingovernabile, appena una settimana prima.

Quali condivisioni saranno recepite dai partiti, dilaniati e senza una bussola?

Mattarella nel suo messaggio, inoltre, ha toccato il problema della modernizzazione degli istituti di democrazia rappresentativa, che in atto non trova riscontro nel dibattito fra i partiti che, viceversa, si attardano sulla forma di legge elettorale come puntello per la loro futura esistenza.

Applausi di convenienza? Che poco si conciliano con il richiamo alla dignità della politica. Se al mondo della politica, Mattarella ha dato delle traiettorie di contenuti, è stato più determinato sulla questione giustizia, dicendo a proposito della magistratura che le appartenenze a correnti debbono stare fuori dal governo della giurisdizione.

Questo è stato il passaggio più applaudito. Stavolta più convinto, quasi liberatorio, carico di aspettative, dati i rapporti incestuosi che hanno condizionato per circa un trentennio la vita politica del Paese.

L’altra faccia della dignità delle istituzioni, da recuperare.

Gli applausi, sinceri o dovuti per convenienza cerimoniale, se sono rose fioriranno.

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