Gli italiani e lo sport: un amore ormai finito 

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Il 72% degli italiani non fa sport rispetto alla media europea del 60%, una media già drammaticamente alta se si pensa che, secondo gli ultimi dati Eurobarometro, dal 2009 al 2017 purtroppo la sedentarietà è cresciuta dal 39% al 46%. Complice la vita lavorativa e il tempo libero sempre più ostaggio di strumenti digitali, fatto sta che tra smartphone, videogames, pc, tablet, social i bambini sono sempre meno dinamici e gli adulti, soprattutto dopo i 55, stanno a guardare i più giovani muoversi.

L’Italia inoltre è tra quei paesi del Sud Europa più colpiti dalla sedentarietà: dopo di noi ci sono solo Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. Altro dato importante riguarda il coinvolgimento in attività fisiche alternative come spostarsi con la bici, il giardinaggio o il ballo, attività che vedono esclusi il 57% degli italiani.

Mancanza di cultura dell’attività fisica intesa come stile di vita giornaliero insieme ad una routine sedentaria che ci vede sempre più seduti anche per più di 8 ore al giorno creano un mix pericoloso ma le motivazioni vanno ricercate anche altrove.

Gli italiani, un popolo dipendente dallo sport. Quello visto in poltrona, però. Il 40% degli italiani, infatti, lo sport lo guarda solo. Questo nonostante gli italiani siano convinti che fare attività fisica migliora la propria salute (38%) e benessere psichico (25%). Tuttavia ci rinunciano, a causa della scarsità di tempo (42%), della pigrizia (18%) e di qualche anno di troppo (16%). È quanto emerge dall’Osservatorio Salute AstraZeneca, l’indagine periodica sulla cultura della salute che, realizzata in collaborazione con ISPO, ha messo in luce il “paradosso dello sport addicted in salsa tricolore”.

Più sportivi gli uomini (50% contro 42% delle donne), i laureati (58%) e i residenti nel nord-est (53%), mentre il record di sedentari si registra al sud (58%) e tra gli over 54 (59%).
Gli sport più praticati – se si esclude la camminata (46%) – sono il nuoto (14%), la palestra (11%) e il calcio (11%), ma fanno la loro comparsa in questa speciale classifica anche sport meno “sotto i riflettori” come l’atletica e l’aerobica (entrambi 3%), la danza (2%), le arti marziali (2%) e il golf (1%).Secondo l’Eurobarometro, sono soprattutto i liberi professionisti e i manager a fare più sport mentre la tendenza a fare attività fisica diminuisce con il crescere dell’età. In Italia:88% degli uomini e il 95% delle donne sopra il 55 anni non fa sport; tra i 25 e i 39 anni il dato si abbassa al 48% per gli uomini e al 57% per le donne; tra i 40 e i 54 anni segue il 62% degli uomini e il 68% delle donne, che si dichiarano completamente inattive.

L’attività sportiva in età adolescenziale, soprattutto se praticata a livello agonistico, s’innesta su un terreno ricco di capovolgimenti interpersonali e problematiche esistenziali, andando a influire su dinamismi intrapsichici e agendo sulle capacità di controllo dell’Io e sulle dinamiche inconsce che in questo periodo subiscono massicci riaggiustamenti” (F. Zimbardi)

Come possiamo combattere quest’interesse morto? Con la motivazione che è l’agente fisiologico emotivo e cognitivo che organizza il comportamento individuale verso uno scopo e costituisce la chiave di accesso ai risultati e può essere associato al termine “bisogno” (motivo-azione). Ma anche con la cultura motoria e sportiva che è la sintesi armonica delle esperienze e delle sensazioni maturate con il passare del tempo in ambito motorio e sportivo. Tale cultura deve essere divulgata anzitutto nelle famiglie, nelle scuole e nelle società sportive.

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