Cava… la città dell’insicurezza

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Nel caldissimo pomeriggio di martedì 25 giugno, nell’aula consiliare del Palazzo di Città si è tenuta una ugualmente calda riunione del “parlamentino” cittadino, specialmente per quando riguarda l’argomento della “sicurezza” della città, segnatamente all’ondata dei furti ai danni delle famiglie metelliane le quali, sempre più spesso, li subiscono mentre sono all’interno delle abitazioni. La cronaca di tale riunione è riportata in un altro articolo.

Quasi contemporaneamente in città si sono tenute riunioni spontanee di cittadini molti dei quali vittime di tali episodi, altri vittime potenziali in quanto sono riusciti, per fortuna o per caso, ad evitarli, ma tutti preoccupatissimi ed esasperati dalle mancate risposte dell’Amministrazione cittadina, la quale, facendo finta di non vedere e non sentire, si ostina a dire che “Cava è una città sicura”.

Il che contrasta palesemente sia con le segnalazioni e le denunce fatte dai cittadini anche alle Forze dell’Ordine, sia con le cronache che molti giornali locali, primo fra tutti il nostro, riportano quotidianamente.

Questo giornale è particolarmente sensibile e presente anche su questo fenomeno che a nostro avviso costituisce una vera e propria emergenza che, a nostra memoria, non ha precedenti in tempi normali e di pace: sembra che nemmeno nel dopo terremoto del 1980 vi sia stata una situazione di tale gravità.

Per fortuna, chi sembra avere ben recepito le preoccupazioni dei cittadini sono le Forze dell’Ordine, in particolare la Polizia ed i Carabinieri, dei quali sempre più spesso si vedono in giro pattuglie, sia durante il giorno, sia nelle ore serali e notturne, e di ciò va fatto un doveroso riconoscimento e plauso in quanto, nonostante lo striminzito organico e le numerose incombenze, si stanno impegnando allo spasimo, e non sempre in divisa e con auto contrassegnate, per tentare di arginare il fenomeno e dare un tantino di tranquillità in più ai cittadini.

Ci risulta che spesso e volentieri gli agenti rimangono volontariamente in servizio anche nelle ore libere, spesse volte in borghese e utilizzando le proprie autovetture.

Durante e dopo la riunione del consiglio comunale alla quale facevamo cenno, si sono spontaneamente riuniti, nella tensostruttura della circoscrizione di Pregiato, molti cittadini provenienti da Via Sala, Via Ragone, Via Onofrio di Giordano, San Giuseppe al Pennino, Via Luigi Ferrara, Via Pasquale Santoriello, Via Edoardo de Filippis, e anche dalle frazioni di Sant’Anna e di San Giuseppe al Pennino, per rendere ancora più evidente le loro preoccupazioni; durante tale assemblea diverse vittime dei furti hanno raccontato le loro personali esperienze e le conseguenze alle quali essi e le loro famiglie hanno dovuto far fronte, specialmente a livello psicologico.

Le intrusioni all’interno delle abitazioni occupate lasciano, infatti, tracce indelebili, non tanto per i danni patrimoniali, ma per i traumi psichici che subisce chi improvvisamente si trova alla presenza di un malintenzionato che ha invaso la sua abitazione per portare via talvolta poche cose, cioè quello che riesce ad arraffare prima di scappare.

Ed è già una fortuna che la maggior parte di questi episodi si siano conclusi con la fuga dei malviventi che, fortunatamente, sembrano più intenzionati ad arraffare e scappare che usare violenza nei confronti degli occupanti.

In tanti casi i malintenzionati sono stati messi in fuga a seguito di allarmi o segnalazioni di qualche vicino accortosi della loro presenza.

Numerosi sono stati gli interventi proprio di coloro che i ladri se li sono trovati in casa, magari a tu per tu, o magari sono stati chiusi nella stanza dove cenavano, o magari si sono accorti della “visita” il mattino seguente, quando, svegliatisi, hanno trovato la casa svaligiata.

Testimonianze sconvolgenti sia per gli episodi in se stessi, sia per le conseguenze psichiche successive: persone indecise tra il dormire o fare la ronda intorno alla casa, giovani che hanno paura di andare a dormire nelle loro stanze e si rifugiano nei lettoni dei genitori, persone che hanno dovuto far ricorso a sostegni psicologici per tentare di superare i traumi.

E non aiuta la maggiore o minore altezza del piano dell’abitazione in quanto questi malviventi non si fermano nemmeno se sono costretti a salire ai piani alti, sia per entrare dalle porte delle abitazioni, sia per accedere da balconi e finestre arrampicandosi lungo i tabi del gas o dell’acqua; per essi sembra che non esistono ostacoli ad entrare in abitazioni al piano terra o ai piani alti.

Alle testimonianze dei numerosi intervenuti si è aggiunta anche quella di un Agente della Polizia di Stato, intervenuto a titolo personale perché parente stretto di una delle vittime; ed è stato molto utile e significativo il suo intervento, prima di tutto per cercare di rassicurare gli spaventati cittadini sull’impegno che tulle le Forze dell’ordine stanno profondendo in questo periodo, sia anche per sconsigliare azioni non autorizzate e coordinate che molti cittadini avrebbero intenzione di attivare con ronde di vigilanza, azioni che se non  ben organizzate e coordinate, oltre che non rispettare la legge, rischiano di provocare più che altro intralci e rallentamenti nei soccorsi.

Una delle cose emerse dai numerosi interventi è che, per quanto riguarda la Polizia di Stato, può essere più utile telefonare al numero 089 340511, collegato direttamente al Commissariato di Cava, anziché al 113.

Altro utile elemento evidenziato è che i ladri preferiscono muoversi al buio, pertanto una buona illuminazione può essere un deterrente, purché essa venga fatta in modo da illuminare tutti i lati del fabbricato, e particolarmente quelli meno visibili (terrapieni retrostanti, canaloni, lembi di terreni non controllati).

Un buon impianto di allarme antintrusione è di valido aiuto, ma chi lo ha o pensa di farlo installare deve puntualmente attivarlo, e non lasciarsi prendere dalla pigrizia e tenerlo disattivato; qualcuno che è stato “visitato” aveva dimenticato di inserirlo!

Altro deterrente è quello di utilizzare anche sistemi antintrusione fisici: lucchetti alle tapparelle, blocchi delle serrande, cancelli di protezione delle vetrate di balconi e finestre, serrature di maggiore sicurezza, catene antintrusione alle porte di accesso e quant’altro la tecnologia propone.

Ovviamente è utile l’attenzione intelligente a chi passa per strada, a chi si intrattiene in auto sospette, a chi fa finta di girovagare durante il giorno con l’organetto o altro strumento e magari si guarda in giro per fornire ai complici ladri informazioni dettagliate: insomma un intelligente controllo di vicinato, che in tante altre città italiane è stato organizzato, ovviamente d’intesa con le Forze dell’Ordine in quanto ci si deve rendere conto che il “nemico” dal quale ci vogliamo difendere non è uno sprovveduto ed ha quanto meno il vantaggio della sorpresa.

Appena qualche ora dopo, alle ore 22 circa, in Via Aniello Salsano c’è stata l’ennesima intrusione in una abitazione al primo piano, nella quale la padrona di casa, uscita dalla doccia, si è trovata di fronte un ladro che rovistava nella camera da letto e che, alle urla della malcapitata, si è dato alla fuga.

E qualcuno ancora parla di città sicura!

Ed a proposito di controllo del vicinato, verso il quale molti sembrano orientarsi, esiste nel nostro paese una organizzazione che raggruppa e coordina tutte quelle associazioni che hanno già maturato analoghe esperienze ed assiste, con consigli legali, procedurali ed organizzativi, chi intende avviare tale percorso; basta collegarsi al sito   https://www.acdvevents.it/ ; l’associazione collabora con il Ministero dell’Interno e ad essa hanno già aderito oltre 60.mila organizzazioni in tutta Italia, prevalentemente da Roma in su, dove probabilmente il problema è stato avvertito prima che da noi del sud.

Per concludere: chi è avvezzo a trattare problemi di sicurezza ha anche dimestichezza con espressioni come “il cannone e la corazza” oppure “non abbassare la guardia”; sembrano termini astrusi, ma sono di una grande semplicità in quanto stanno a significare solamente che a fronte di un pericolo di aggressione occorre opporre una corazza di protezione e se il pericolo aumenta occorre aumentare la corazza; oppure che bisogna essere sempre molto vigili attenti e guardinghi.

Purtroppo, in questa situazione, sembra dover vivere come ai tempi del conflitto bellico, in costante emergenza; e a chi giustamente lamenta tale modo balordo di vivere in una città che tanti definiscono un fiore all’occhiello del circondario, non possiamo non offrire tutta la nostra solidarietà.

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