“Il popolo di Dio e altra ceramica”, la mostra su Ugo Marano a Villa Guariglia

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Un uomo seduto, un uomo che legge, un uomo che parla,  una donna con i suoi capelli lunghi. Sono i personaggi racchiusi nelle sessanta “Signore  sedie”, che il Maestro Ugo Marano amava chiamare “Il Popolo di Dio”, esposte in una delle teche del Museo della Ceramica di Villa Guariglia di Raito dove, sabato mattina,  è stata inaugurata la mostra “Ugo Marano. Il popolo di Dio e altra ceramica”, promossa dalla Provincia di Salerno, Settore Musei e biblioteche, in collaborazione con il Museo-Fondo Regionale d’Arte Contemporanea del Comune di Baronissi, dove al Museo Frac è allestita la mostra che delinea il percorso artistico di Marano, e con il Comune di Cetara,  dove nella famosa Torretta, sono esposte le opere di pittura del Maestro Marano.

Curata dal  professor Massimo Bignardi, direttore del Museo-Frac Baronissi, la mostra, che sarà visitabile fino al 3 maggio, è una sorta di traccia  per poter leggere la visione  del Maestro Marano, come ha spiegato il critico d’arte salernitano: “Va dalla microarchitettura, che è la sedia antropizzata, alle  due sue  grandi installazioni: gli Antipavimenti. Il primo, il numero 1 del 1969, che Ugo chiamerà “Mare di terracotta”,  è una sequenza modulare di piastrelle in terracotta fatte a mano, un piano che, come un mare, si presenta come una tavola , ma ha una vibrazione che è architettura;  e il numero 2 , realizzato con delle ciotole  istoriate che furono esposte al Museo Civico Castel Nuovo di Napoli nel maggio del 1997″.

Nella  mostra  sono esposti anche un servizio di piatti dai “colori inusitati” (colori che non appartengono alla gamma dei colori tradizionali), e due piatti realizzati  nel 2000 qualche anno prima della sua morte.

“C’è anche la sua prima anfora,  la nota “fiaschetta” sulla quale l’artista dipinge il volto della sua Stefania realizzata dall’artista nel 1968”, ha spiegato il professor Bignardi che ha anche delineato la personalità dell’artista originario di Capriglia.

“Ugo aveva un carattere schivo, non amava mettersi in mostra. Viveva un po’ defilato anche se sapeva di essere un Maestro. E’ stato capace di restituirci la grandiosità del piccolo oggetto per farlo diventare non il gesto che l’artista impone della sua personalità, ma la condivisione, il dialogo”.

Bignardi ha ricordato che Ugo Marano ha ricevuto  grandi riconoscimenti a livello internazionale: ” Ha vinto il Premio Mirò negli anni ’70, ha partecipato  alla Biennale di Venezia nel 1976 e  alla Mostra di Anversa. Ha fatto parte come designer  anche del gruppo Alchimia di Milano. Di recente una  sua scultura è stata acquistata dal centro Pompidou di Parigi”.

La mostra è stata promossa  dalla Provincia di Salerno  nella persona del Presidente Giuseppe Canfora, che ha ricordato il Maestro Marano: “Era un artista antico! Una delle figure più rappresentative della nostra contemporaneità. Un artista  internazionale che ha saputo dialogare con la storia, con le sue radici profonde, con la tradizione vietrese ma anche confrontarsi con le culture orientali. La Provincia deve farsi promotrice di questi artisti. E’ attraverso di loro che si promuovono i territori  e attraverso i territori si promuovono  la tradizione e il bello”;  e della  dottoressa Barbara Cussino, Responsabile del Settore Musei  e Biblioteche della Provincia di Salerno che ha da tempo sta lavorando alla  diffusione di un diverso modo d’intendere il museo: “Quello di  unire la memoria e l’esistenza sul piano di un dialogo rivolto al futuro, alla cultura e all’economia di un territorio”.

Il professor Pasquale Persico,  economista, docente di Economia dei Beni Culturali all’Università di Siena, era un grande amico di Marano: “Mi ha sempre parlato della ceramica come “Arte Regina”. In  questa mostra  viene analizzato il suo concetto di design e di anti design attraverso gli Antipavimenti. Anche la sedia è  un’antisedia:  Marano si è immaginato un uso  completamento diverso della sedia che apre scenari diversi. Il valore di Ugo è stato quello di aver introdotto la capacità di pensare  e di andare oltre”.

Anche la moglie di Marano, Stefania Mazzola, che è un’artista, e la figlia Enrica hanno  partecipato all’allestimento della mostra insieme a Paolo Bini, Pasquale Ruocco, Gaetano Guida  e Pietro Amos. Tanti gli artisti presenti oltre ai  fratelli di Ugo Marano,  Gianfranco e Aldo. 

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