USA 2020: dopo una pessima campagna, O’Rourke si ritira

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foto tratta da profilo Fb

Ora è ufficiale, Beto O’Rourke, il candidato che aveva tenuto testa al repubblicano Ted Cruz nelle elezioni governatoriali dello scorso anno, ha lasciato la corsa per le primarie democratiche.

Lo scorso 1 novembre, dopo una campagna disastrosa e disordinata, l’ex aspirante governatore del Texas, ha chiuso le sue possibilità per diventare il candidato del partito democratico nel 2020. Se facciamo un’analisi della sua disfatta, possiamo affermare con certezza che Beto non ha mai avuto un momento positivo nei sondaggi, inoltre non è mai stato amato dai media e dalle personalità influenti del campo democratico (infatti, non ha ottenuto alcun endorsement). Probabilmente, O’Rourke era stato abbagliato dal clamoroso risultato in Texas, del 6 novembre scorso, ma evidentemente, questa volta, non è stato all’altezza di essere un degno rappresentante del suo stato.

Si era presentato agli elettori come un candidato innovativo, ma centrista, liberale ma legato alle vecchie dinastie democratiche. Qualcuno, erroneamente, lo definì “l’Obama bianco” ma dopo la sua campagna, possiamo ben dire che Beto si è rivelato profondamente inefficace e inadatto (quindi il paragone con Obama è assolutamente fuori luogo). Nonostante questo, ha annunciato che darà il suo sostegno a qualsiasi vincitore delle primarie (mostrando un forte senso di responsabilità), difficile è invece la possibilità che venga designato come vicepresidente.  I suoi problemi, sono stati anche di carattere finanziario, dal momento che fin dal inizio delle primarie, egli, non ha mai ricevuto una quantità di denaro sufficiente per coprire le spese anche più minute, per questo il suo staff non è mai stato efficientemente produttivo ed originale.

A differenza del sindaco di South Bend, Pete Buttigieg (inizialmente sconosciuto alla nazione), non ha individuato un messaggio per gli americani, o una speranza per i democratici texani, è stato semplicemente un simbolo emblematico della parte negativa del partito, quella nichilista e priva di idee. Non si è mai distinto nei dibattiti, anzi, è stato il più delle volte attaccato da altri candidati e non ha mai fornito risposte e dichiarazioni precise e complete (oltre a ripetere costantemente quello che altri dicevano, solo per il gusto di farlo).

Però, la storia di O’Rourke ci insegna due cose; la prima è che non bisogna volare troppo in alto quando si è “giovani” politicamente parlando, e la seconda è che una corretta comunicazione politica risulta essenziale nei comizi, nelle apparizioni pubbliche e televisive, altrimenti si compromette tutta la strategia per conquistare consensi. Se il paragone “direttamente proporzionale” con Obama era sbagliato, esiste un altro paragone che andrebbe fatto, questo è “inversamente proporzionale”: Beto è l’esatto opposto di Trump.

Quest’ultimo è stato ricordato nella scorsa campagna anche per una serie di dichiarazione totalmente fuori luogo, ma allo stesso tempo, “logiche e sensate”. Un celebre esempio è quello che accadde dopo il termine del primo dibattito con la Clinton, quando The Donald, denunciò un malfunzionamento del suo microfono e inneggiò al complotto. Oppure, il famoso episodio intimidatorio, che accadde nel settembre del 2016, quando un uomo “apparentemente sostenitore della Clinton”, si introdusse in un suo comizio per assassinarlo (qualche mese più tardi, si scoprì che esso era in realtà un sostenitore di Trump, forse pagato dal suo staff per fare un’apparizione), ma intanto il tycoon era già stato eletto. Seppur questi citati, siano metodi non precisamente giusti, dobbiamo considerare che essi, sono solo la punta di un grandissimo iceberg che è la comunicazione politica “made in Trump”.

I candidati democratici che sono rimasti in corsa, devono imparare dal errore di Beto per rafforzare il proprio staff e continuare al meglio la campagna elettorale, in attesa del primo appuntamento: il 3 febbraio si terranno le primarie in Iowa. I democratici dovranno spendere tutte le loro energie, affinchè questi anni di caos e divisione, siano superati dal ricompattamento del partito che esattamente 1 anno fa, alle Elezioni di Medio Termine, otteneva il controllo della Camera.

Ricordando questo evento, e in prospettiva dei prossimi mesi speriamo che gli altri candidati non affondino così velocemente, e si uniscano nella battaglia contro Trump che culminerà a Novembre 2020.

Per ora è tutto, ma vi do appuntamento ai prossimi aggiornamenti.

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Sono nato a Cava de’Tirreni l’11 giugno 2003. Ho frequentato la scuola media Giovanni XXIII (Sede Centrale) e attualmente frequento l’indirizzo Economico -Sociale presso l’Istituto De Filippis – Galdi. Sono un appassionato di viaggi, di musica di sport (in particolare calcio e rugby) e dal 2014 seguo gli sviluppi della politica italiana. Ho seguito costantemente le elezioni Usa 2016 che generarono in me un vivo interesse e da quel momento non mi sono più fermato. In seguito ho infatti seguito decine di elezioni in giro per il mondo, dalla Spagna alla Nuova Zelanda, dalla dal Brasile alla Russia. Negli ultimi tre anni ho seguito il processo della Brexit, dell’indipendenza Catalana e di molto altro. Se dovessi definirmi direi che ho moltissimi pregi a altrettanti difetti. Mi sono spesso distinto per la mia capacità di ascoltare tutte le opinioni perché ritengo che la verità non sia una sola, quindi bisogna collaborare finché non giungeremo ad un idea che rappresenti tutti.

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