Tu chiamale se vuoi dissonanze cognitive

0
186
foto Angelo Tortorella

Sono in mezzo a Noi. Non ci facciamo manco caso ma appaiono all’improvviso. Nel mezzo di un discorso, oppure, proprio quando siamo distratti, quando meno ce lo aspettiamo. E, quasi sempre, ci salvano. Pure in calcio d’angolo.

Qualche decennio fa, Popper parlava di scienza, metro di spiegazione del mondo, come qualcosa che, alla fine, si rende falsificabile.

Ma la natura profonda di quello che siamo sta stretta con quello che passa per razionale e scientifico. Si alimenta di un insieme di cose e interpretazioni che non fanno rima con la linearità.

La natura di quello che siamo, insomma, ha un equilibrio tutto suo. Tanto delicato quanto, per la maggiore, sconosciuto. Ma, appunto, siccome si nutre di quello che viviamo e ci ricama per bene sopra, accade, talvolta, che si trova quasi in contraddizione, in contrasto, con quello che ci sta attorno.

In uno schema normale, come accade con tutte le cose, di fronte alla contraddizione, solitamente, si soccombe.

Ma Noi, esseri pensanti e del tutto imprevedibili, non siamo fatti per schiantarci di fronte al muro della contraddizione. Anzi, tutt’altro.

Quando ci troviamo di fronte a un qualcosa che stride con quello che siamo, come professionisti e persone, si attiva un meccanismo, incisivo, di autodifesa. Non una realtà parallela ma una vera e propria spiegazione che da un senso al nostro essere in quella determinata situazione. E meno male altrimenti, in pochi istanti, salterebbe il banco.

Nella vita di tutti i giorni capita, ad esempio, di trovarci di fronte a un qualcosa che ci fa sentire come “non sense” il nostro essere in quella situazione.

In questo preciso momento, in una frazione di tempo infinitesima che manco riusciamo ad avvertire ma sappiamo che ci sta, entra in gioco quella che Leon Festinger ha battezzato come “dissonanza cognitiva”. Quando qualcosa, nel contesto attorno a noi e nelle azioni che facciamo, stona e dissona, si attiva un meccanismo che, alla fine, ci salva.

La volpe, per esempio, per non dire che non è in grado di arrivare all’uva, dice che è acerba e che manco ne vale la pena. E di esempi nella vita di tutti i giorni ce ne stanno a carrette.

Prende forma una realtà alternativa, non inventata, che ci consente di rimanere a galla.

Come quando in una storia, magari per non accettare mancanze e rimbrotti, si da la colpa all’altra persona. Tutta quanta d’un fiato.

E lo facciamo quotidianamente quando l’autobus non passa o quando troviamo la monnezza sotto casa e, senza farci caso quasi, ci giriamo dall’altra parte.

O semplicemente quando, turandoci per bene il nasino, diciamo “Eh vabbè ma tanto sono stati votati e rappresentano la maggioranza del paese. Così funziona”.

Niente di strano o di folle. Semplicemente la natura, profonda, di quello che siamo.

E che, a volte, facciamo fatica a riconoscere se non ce lo dice qualcun altro.

Tu chiamale, se vuoi, dissonanze cognitive.

Che ci tengono, alla fine, a galla.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.