Stanley Kubrick, tra i più grandi registi della cinematografia mondiale

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foto tratta da profilo Fb

Vent’anni fa, il 6 marzo 1999, colto da un infarto nella sua casa di St. Albans, nel Regno Unito, a pochi chilometri da Londra, moriva Stanley Kubrick, uno dei più importanti registi della cinematografia mondiale, autore di poche opere cinematografiche ma tutte di grande livello, alcune delle quali hanno anticipato gli avvenimenti che sarebbero avvenuti negli anni successivi, altre che hanno denunziato atrocità e aberrazioni, altre ancora che hanno riportato alla luce tempi passati ed episodi trascorsi evocandone caratteristiche, criticità, ipocrisie.

Tutti i grandi registi cinematografici possono essere considerati come veggenti che anticipano, a volte anche di decenni, avvenimenti che i comuni mortali non prevedono, e Kubrick è uno di essi.

E’ stato considerato uno dei maggiori registri della storia del cinema, ma non solo, essendo stato anche direttore di fotografia, montatore, scenografo, creatore di effetti speciali, scrittore e fotografo: uno dei più grandi critici cinematografici, il francese Michel Ciment, ancora vivente, ha considerato i film di Kubrick tra i più importanti del ventesimo secolo.

La importanza di questo regista è dimostrata anche dal fatto che tutte le sue opere cinematografiche sono state candidate a tutti i più importanti premi cinematografici esistenti, dall’Oscar, al Golden Globe, dal Bafta, al Leone d’oro.

 

Gli inizi. Era nato da genitori di origine austriaca a New York, nel disagiato quartiere del Bronx, il 26 luglio 1928, dove era vissuto e aveva iniziato la sua carriera. Il suo rapporto con la fotografia iniziò a soli tredici anni allorquando il padre gli regalò una ingombrante e poco maneggevole macchina fotografica, grazie alla quale l’adolescente Stanley si avvicinò al mondo della fotografia con grande entusiasmo, apprendendo i primi elementi della tecnica dello scatto, oltre a quelli dello sviluppo e della stampa delle pellicole.

Una delle sue foto capitò nelle mani del direttore della rivista Look che la pubblicò: era quella dell’edicolante disperato tra i giornali che annunciavano la morte del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Con quella fotografia Kubrick iniziò la sua carriera di fotografo e, armato poi di una gloriosa Leica III, incominciò a girovagare a caccia di immagini da fotografare; sono conservati negli annali celebri sue foto specie di immagini femminili, ma non solo, rigorosamente in bianco e nero, dalle quali si intuisce come privilegiasse i primi piani, le espressioni intense, gli atteggiamenti di chi riflette.

Dalla fotografia alla cinematografia il passo fu breve; il giovane Kubrick iniziò con cortometraggi di non grande importanza, che però gli consentirono di farsi le ossa e acquisire le tecniche per avventurarsi nel mondo dorato e infido del cinema.

Ottenuti i primi successi con i cortometraggi, quasi tutti prodotti con le sue sole risorse economiche, decise di abbandonare definitivamente la rivista Look per dedicarsi esclusivamente alla cinematografia.

Era un inventivo e un visionario, ma anche un metodico e un perfezionista, capace di stare su una scena più giorni fino a quando non la riteneva valida; ma era anche un uomo mite al quale dispiaceva irritare i suoi collaboratori, con i quali spesso si scusava, ed essi erano soggiogati dal suo carisma e dalla sua pedanteria, e mai si sarebbero lamentati dell’allungarsi dei tempi.

L’esperienza fatta con la fotografia lo portò a guardare il set, dal di dietro della macchina da presa, in maniera non solo razionale e lungimirante, ma anche critica verso la tecnologia disponibile, cosa che lo indusse in talune occasioni da inventare apparecchiature che gli avrebbero consentito di ottenere gli effetti speciali che si riscontrano, ad esempio, nelle sequenze del poco fortunato Berry Lyndon, oppure in quelle del Dott. Stranamore o nell’altro capolavoro 2001: Odissea nello spazio, il film che probabilmente gli ha data la maggiore notorietà.

Nel 1995 l’attore Kirk Douglas gli offrì la regia del colossal Spartacus del quale lo stesso Douglas era produttore e che, dopo essere entrato in contrasto con Antony Mann al quale aveva affidato precedentemente la regia, si rivolse a Kubrick, che accettò.

Ma la presenza di Douglas produttore era ingombrante e l’esperienza non si rivelò positiva per i non facili rapporti fra i due, derivanti anche dal carattere di Kubrick che lo portava a tenere sotto controllo tutto il set e le fasi della produzione, cosa che al produttore Douglas non tanto garbava; il film Spartacus andò comunque bene, fu un successo e all’epoca venne classificato come il più costoso mai prodotto.

Ma dopo quella esperienza Kubrick decise di lascare gli Stati Uniti e di trasferirsi nel Regno Unito del quale prese la cittadinanza, e dove poi sarebbe deceduto.

La vita privata Non c’è molto da dire della vita privata di Kubrick, che caratterialmente è stato sempre molto riservato, anche come regista.

A soli 20 anni, nel 1948, aveva sposato la prima fidanzata, Toba Metz, conosciuta al liceo, ma tre anni dopo divorziò.

Nel 1955 sposò la ballerina Ruth Sobatha, dopo aver convissuto per tre anni; la stessa partecipò al film Il bacio dell’assassino, ma nel 1958 divorziarono.

Frattanto, sul set del film Orizzonti di gloria aveva conosciuto l’attrice Christiane Harlan, che sposò nel 1958, e con la quale visse fino alla morte.

Ebbe tre figlie, nel 1953 Katarina, che comparve anche nei film Arancia meccanica, Barry Lindon, e Eyes Wide Surf, oltre ad essere stata location scouting (ricercatrice di ambienti) nel film Shining. La terza figlia Vivian (1960) collaborò col padre nei film 2001: Odissea nello spazio, Barry Lindon, Shining e Full Metal Jachet, del quale compose la colonna

sonora. La seconda figlia Anya morì di cancro nel 2009 a 50 anni.

Kubrick morì durante il sonno, il 7 marzo 1999, stroncato da un infarto, nella sua casa di campagna, all’età di settant’anni. I funerali avvennero in forma riservata e laica, conformi a quella ritrosia dal mondo esterno e alla sua riservatezza che aveva caratterizzato la sua vita. Venne sepolto nel giardino della stessa casa, a Childwickbury, nell’Hertfordshire.

(1^parte – segue)

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