Ricordo di Enrico Berlinguer

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Le persone di una certa età, che hanno conosciuto personaggi politici della levatura di Aldo Moro, Sandro Pertini, Nilde Iotti, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti, Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Guido Carli, Tina Anselmi e tantissimi altri, fanno una grande fatica a considerare uomini politici i pigmei che ora siedono in Parlamento o sono al Governo.

Persino il confronto tra questi giganti della politica di altri tempi e lo stesso Matteo Renzi, che personalmente ho apprezzato, votato e sostenuto, che comunque è uomo di grande spessore culturale e politico, è improponibile in quanto quelli di un tempo erano uomini politici ponderati, riflessivi, che prima di fare un passo meditavano tantissimo, mentre Matteo Renzi, aveva numerosi pregi ma anche qualche “difettuccio” che alla fine lo ha penalizzato e lo ha fatto crollare: vero è che il crollo di Renzi è stato “facilitato” dai suoi stessi colleghi di partito, i vari D’Alema, Civati, Fassina, Bersani, e compagnia bella, poi una buona mano l’hanno data anche personaggi come la Boldrini e Grasso, dai rispettivi scranni della Camera e del Senato; ma lo stesso Renzi ci mise il suo, personalizzando tutto, e comportandosi come un vero toscanaccio con lingua tagliente e provocatoria e piglio che dire decisionista è poco; una specie di Napoleone Bonaparte, purtroppo senza un grande esercito a sua disposizione

Abbiamo appena commemorato uno dei grandi uomini politici del passato, Enrico Berlinguer il cui decesso avvenne a Padova l’11 giugno 1984 dopo che il 7 giugno precedente, durante un comizio per le elezioni del Parlamento europeo, era stato colpito da un ictus nel mentre stava esortando «Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda»; ma nonostante ciò aveva voluto portare a termine il comizio benché la piazza, resasi conto del malore, lo invogliasse ad andare via. Entrò in coma appena dopo per emorragia cerebrale, e la morte sopraggiunse dopo quattro giorni.

Lo abbiamo ricordato a 35 anni dalla sua scomparsa, troppo prematura a soli 64 anni (era nato a Sassari il 25 maggio 1922): Berlinguer avrebbe potuto dare al Paese, che egli venerava, ancora tanto, e certamente quel Compromesso storico ipotizzato da Aldo Moro e che insieme stavano seminando sarebbe stato concretizzato prima, probabilmente in maniera meno traumatica.

Un bel ritratto di Enrico Berlinguer è stato disegnato dalla figlia Bianca, giornalista e conduttrice televisiva, che all’epoca della morte del padre aveva 25.anni, e ha un ricordo del padre ancora molto vivo, e non ha mai completante elaborato quel lutto, una disgrazia per l’Italia e per la sua famiglia, e ancora ne parla con una emozione intensa e intatta.

Sente ancore un dolore vivo, come se la morte fosse avvenuta poco tempo fa, un dolore al quale non si è mai rassegnata: è normale che un figlio non si rassegni alla morte di un genitore, ma il fatto che fosse così prematura e inaspettata privò improvvisamente lei e gli altri figli di quella intimità che accompagna gli ultimi momenti della vita quando il trapasso si prevede o per il peso dell’età o per il peso dei malanni; tra Enrico Berlinguer e i suoi familiari quei momenti non ci sono mai stati.

Bianca Berlinguer ha parlato del padre come se la disgrazia fosse avvenuta pochi giorni fa, e nonostante il grande affetto che tutto il paese e le istituzioni dimostrarono per quella morte, stringendosi intorno ai familiari come per la perdita di un padre, di un fratello, di un figlio; a partire dal Presidente Sandro Pertini, che mise a disposizione l’aereo presidenziale per trasferirne la salma da Padova a Roma, al tricolore che coprì la bara durante il viaggio, alla rimozione della sola bandiera rossa con la quale la bara era stata attesa all’aeroporto romano, che la folla immediatamente volle sostituire col tricolore, simbolo della riconosciuta italianità del personaggio che non aveva esitato, dal 1977 in avanti, a distaccarsi dal comunismo russo per assumere il ruolo del comunista italiano, in quanto, come aveva detto, Berlinguer, il legame con il proprio Paese induce a percorrere strade alternative.

Berlinguer aveva rappresentato prima di tutto la speranza del cambiamento del comunismo, non più dipendente da quello di Mosca e schierato per i due blocchi contrapposti che imperavano nella “guerra fredda”, ma orientato verso una strada diversa la quale, alla fine, sarebbe prevalsa.

Aveva avuto un effetto dirompente il discorso che Enrico Berlinguer pronunciò a Mosca nel 1977 sul valore universale della democrazia, “accolto da una reazione glaciale” come ricorda la figlia; e non furono da meno le reazioni agli altri discorsi che Berlinguer fece successivamente per ribadire il suo distacco, che gli procurarono non pochi disagi e pericoli, anche per la sua incolumità personale.

Già in precedenza l’apertura “berlingueriana” verso un diverso modo di vedere il comunismo gli aveva procurato qualche noia e qualche pericolo in quanto i burocrati sovietici avevano cominciato a guardarlo come un pericolo per il comunismo mondiale, e probabilmente lo avevano messo sotto sorveglianza; c’è chi ha sospettato che il 3 ottobre 1973 il gravissimo incidente stradale avvenuto in Bulgaria dal quale Berlinguer uscì indenne (ma persero la vita un suo accompagnatore e interprete) più che un incidente fosse un attentato, anche se la cosa non venne mai provata.

Già all’epoca, Enrico Berlinguer si era reso conto che i partiti, più che svolgere il suolo di aggregatori di idee e di formazione delle nuove giovani leve che avrebbero dovuto esprimere i futuri parlamentari che poi avrebbero dovuto prendere in mano le redini della politica, rischiavano di diventare essi stessi gli occupanti dello Stato e della Società.

L’Art. 49 della Costituzione, nel solco tracciato dal precedente art. 18, prevede che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Le principali funzioni dei partiti politici in Italia, come in tutti gli altri Paesi democratici, sono quattro: 1) formare gli elettori dal punto di vista ideologico e politico; 2) selezionare i candidati da presentare nelle liste elettorali in occasione delle elezioni politiche o amministrative; 3) inquadrare le persone che vengono elette attraverso la disciplina di partito; 4) garantire la comunicazione tra elettori ed eletti.

Ma se queste funzioni non vengono svolte, i partiti diventano essi stessi diretti partecipanti della vita politica, occupandone i poteri, e Enrico Berlinguer aveva anticipato quello che poi è effettivamente accaduto e che ha portato i cittadini ad essere estromessi dall’esprimere il loro consenso e a considerare lo Stato e il Governo come qualcosa di avulso dalla realtà, arroccato sulle montagne irraggiungibili del potere, viste come i templi di una casta che si auto-protegge e si autotutela e che ha pochi legami con il popolo e le sue esigenze e necessità.

Un esempio lampante della prepotenza che i partiti esercitano è dato dagli ordini di scuderia che ciascun partito impartisce ai parlamentari del suo schieramento in merito al voto che debbono esprimere, incuranti del dettato costituzionale che prevede che i parlamentari agiscano senza vincolo di mandato: infatti l’art. 67 della nostra Costituzione è lapidario: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita la sue funzioni senza vincolo di mandato”, articolo che l’attuale governo vorrebbe abolire; gli “ordini di scuderia” sono uno delle distorsioni della attuale politica, che si protrae da diverse legislature, e purtroppo non è la sola che i cittadini subiscono.

La sintesi di tutto ciò è in una celebre intervista che Berlinguer rilasciò a Eugenio Scalfari il 28 luglio 1981, appena tre anni prima della sua morte, nella quale aveva previsto e denunciato tutto ciò che sarebbe poi accaduto.

E a proposito della “questione morale”, che già allora era al centro della questione italiana, in quella intervista Berlinguer aveva detto: “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”.

Una profezia.

Enrico Berlinguer era un tipo posato, piuttosto riservato, ma tutt’altro che triste e serioso, come si è tentato di farlo apparire, anzi era, appena fuori della scena politica, un uomo allegro, anche un po’ naif, e in famiglia era allegro e scherzoso, quasi per compensare la sua fanciullezza, prematuramente privata dalla figura materna. Ed è rimasto memorabile un duetto televisivo tra lui e Roberto Benigni durante il quale il comico lo prese in braccio.

Ma da parlamentare e politico era un tipo di un assoluto rigore, fedele alla repubblica e intransigente nel difenderne la indipendenza da tutti i condizionamenti, come nel caso del sequestro di Aldo Moro, circostanza nella quale Berlinguer, con pochi altri, assunse la posizione della fermezza contro coloro che, per salvare la vita del grande statista, erano favorevoli ad avviare con le Brigate Rosse una trattativa: e non erano pochi; una trattativa avrebbe portato lo Stato a scendere a compromesso con un gruppo eversivo il quale non esitava ad esercitare la violenza per delegittimare le istituzioni democratiche del paese; avviare una trattativa avrebbe significato legittimare le Brigate Rosse al rango di interlocutore di una stato sovrano senza tener conto del loro attacco contro lo stato e le istituzioni, e non molti furono coloro che, vincendo la emozione del momento, ebbero la freddezza di negare tale percorso, supportati anche da autorevoli organi di stampa.

Desidero concludere con una curiosità che probabilmente è a conoscenza di pochi. I rapporti tra Enrico Berlinguer ed Eugenio Scalfari erano intensi, e travalicarono lo steccato della professionalità per trasformarsi in amicizia, tant’è che come lo stesso Scalfari ha ricordato, in qualche elezioni egli votò per il PC.

E quando Berlinguer morì, tra i tanti che ne piansero la scomparsa, vi fu lo stesso Scalfari che si abbandonò ad un pianto dirotto sulla spalla di Pietro Ingrao.

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