Quell’Oblomov in ciascuno di Noi

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Sta sopra a un divano, buttato, tutto il giorno. Senza nulla che lo scutulea da una grassa apucundria.

Parlo di nessuno e di tutti ma di uno in particolare: Oblomov. Non voglio, lungi, omaggiare Gonciarov, di celebranti ne ha avuti abbastanza e qualificati molto più. Intendo, semplice semplice, parlare di quel carattere, ipocondriaco e apatico che alberga, anche picciolo picciolo dentro ciascuno.

È inutile affermare che quello nel primo rigo, sopra, non è assolutamente il vostro e il nostro ritratto. A parte i propositi e, la cosa più divertente, la percezione del Noi che abbiamo, è indubbio che ci sta dentro di noi una particina di questo bel personaggio che a volte viene fuori.

Ma chi è chistuccà? Oblomov è un nobiluccio decaduto e decadente della Russia di metà XIX secolo. Sta tutto il giorno senza fa nient. Sul divano, spaparanzato. O meglio non è che fa niente. Fa fin troppo. Lavora di un mondo immaginario, di congetture, ipotesi, fantasie e paure che esiste solo per lui e con lui. Lentamente si ritira dalla vita reale, esteriore, e si ritrae, come un mollusco, dentro la sua stanza dalla quale, a stento, manco esce. In letteratura ne abbiamo viste, finora, delle belle ma nessuno, e qua credo sta la grandezza del vecchio Michail, prima si era divertito con un ritratto così avvilente e al contempo grottesco come questo bel personaggio di Oblomov.

Tanto pesante nella letteratura, anzi, nella cultura russa questa immagine di decaduto che Lenin, sembra, urlasse contro chi non la pensava allo stesso modo circa la “necessità storica della rivoluzione proletaria in Russia” appellandolo come “oblomov” e dipingendone gli atteggiamenti e i modi di pensare, a suo dire, “retro” come “oblomovismo”.

Alla fine, se guardiamo bene, c’è un piccolo Oblomov in ciascuno di Noi. Ja’, basta pensare ai piccoli granelli di indifferenza che ciascuno conserva nel proprio carattere. Alle varie dimensioni: esiste un “oblomovismo” che in momenti storici diversi della nostra vita sembra, per un istante anche solo, prendere il sopravvento.

Un esempio? Anche quando ci lamentiamo dell’acqua calda che non è mai troppo calda o è troppo calda siamo,overament, poco poco Oblomov. D’altronde poi essere Oblomov non è sempre per forza un fattore negativo: a volte ci da l’occasione di poter esser riflessivi, di prender tempo, di non decidere, di non prendere nessuna, nemmeno quella del dubbio, posizione sulle cose anche le più banali. Importante è che poi non diventi una malsana abitudine, inconsapevole, che arriva a condizionare e anzi a plasmare il nostro modo di pensare. In indifferenza non diluita.

Ci avviciniamo alla bella tornata e ballata del 4 marzo: già ora si intuiscono i tanti Oblomov che decideranno di non esprimersi “perché sono tutti uguali tanto meglio non scegliere nessuno”.

Tra qualche giorno, quando dovremo scegliere, o meglio, provare a segnare una crocetta proviamoci a essere meno Oblomov del solito. Non importa cosa scegliere, importa, anzitutto, non rimanere incapaci nell’indifferenza.

Non parlo di cose complesse. Pane al pane e vino al vino dico di cose molto semplici e concrete: i  nostri nonni o bis, hanno faticato, passato guai, per ottenere quello che oggi abbiamo e non ce ne rendiamo conto. La possibilità di avere, comunque, la facoltà di poter andare sulle proprie gambine a “votare”, a scegliere chi ci deve rappresentare.

Questo non ce lo scordiamo quando pensiamo “tant so tutt ugual” e “tant è inutile”.

Ci stanno i valori del nostro Paese da difendere col nostro voto. I valori di Paese rilevante sul piano internazionale, di Paese fondatore dell’Unione Europea, di Paese democratico e libero.

Nun c’scurdamm. Oblomov lasciamolo sul divano.

Noi occupiamoci di Noi e del nostro Futuro scegliendo di non restare a guardare. La cosa più semplice che possiamo fare.

Saluti al Signor Oblomov!

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