Quella volta che la “mamma” di Frankenstein venne in Costiera Amalfitana

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E’ uscito da pochi giorni nelle sale italiane il film “Mary Shelley”, che racconta la storia di Mary Wollstonecraft Godwin, autrice di uno dei più famosi romanzi gotici del mondo, “Frankenstein”, e della sua relazione ardente e tempestosa con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley.

Il romanzo Frankenstein nacque esattamente due secoli fa. La prima pubblicazione del romanzo sulla creatura mostruosa nata dalla fantasia della giovane scrittrice è del gennaio 1818.

Molti ritengono che la stessa autrice fu ispirata per il suo capolavoro dalla bellezza occulta della Costiera Amalfitana e dell’esoterica Capri invernale, nonché dalla vita del Principe di Sansevero, alchimista e Gran Maestro della massoneria napoletana.

I coniugi Shelley vennero in Campania dal 1 dicembre 1818 al 28 febbraio dell’anno successivo e visitarono le principali bellezze artistico-culturali, da Napoli a Pompei fino a Paestum, attraversando la Costiera Sorrentina e la Costiera Amalfitana.

La Campania esercitò un fascino potente sull’immaginazione della Shelley e sulla sua scrittura. Non è un caso, infatti, che lo scienziato Viktor Frankenstein dichiara nel romanzo di “essere nato a Napoli”.

Le genti campane, nella loro purezza, innata gioia (pur se tra stenti) e dedizione al lavoro, le furono profondamente affini.  Ritrasse Amalfi, nei suoi scritti, come terra orgogliosa e “la prima repubblica dell’Italia moderna”. Scrisse, infatti: “E’ uno dei luoghi più belli al mondo, che unisce la ricchezza della cultura, alla grazia della natura”. In un passaggio delle sue annotazioni di viaggio la Shelley parlò di un torrente scoperto durante un’escursione vicino Amalfi, le cui acque definisce curative. Probabilmente si riferiva al torrente Canneto nella Valle delle Ferriere.

Dopo questa escursione, nel suo libro di viaggio la scrittrice annotò anche una visita alla cittadina di Ravello, prima di giungere a Salerno via mare. La città della musica colpì immediatamente Mary e le fece dimenticare la fatica fatta per raggiungere la sua altezza. Descrisse il panorama come tanto “glorioso” da superare tutte le sue aspettative, e la Cattedrale coi suoi magnifici mosaici come qualcosa da vedere assolutamente.

La Cocumella, l’antico sanatorio dei gesuiti vicino Sorrento, trasformato in albergo, divenne la sua seconda casa dove, almeno col pensiero, continuerà ad abitare anche dopo la sua partenza dall’Italia: “La Cocumella è diventata come una casa; è una gioia tornare alla nostra terrazza a respirare la fragranza dei fiori d’arancio, vedere la distesa marina ai nostri piedi, mentre abbracciamo con lo sguardo il golfo di Napoli e su di noi si riversa il cielo, nelle cui profondità le nuvole veleggiano come navi, e la luna, luminosa, pende come una sfera di fuoco argenteo”.

Mary Shelley raccontò il suo amore per l’Italia in un libro, il suo ultimo, che uscì nell’estate del 1844, Rambles in Germany and Italy, oggi pressoché introvabile nella stessa Inghilterra. Per Mary Shelley, come per tutte le donne che visitarono l’Italia nell’Ottocento, il nostro Paese divenne terra d’elezione il cui bisogno di indipendenza esse si sentivano chiamate a sostenere.

Mary avrebbe desiderato che le sue ceneri potessero mischiarsi con quel territorio che aveva tanto amato e dove sarebbe sicuramente tornata, se il tumore al cervello che la stroncò nel 1851 non l’avesse costretta a lunghi periodi di inattività forzata.

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