Origini del Populismo

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Si fa un gran parlare, di questi tempi, di populismo. Messo da parte un personaggio che sembrava incarnarlo, è come se tutti fossimo, adesso, un poco più tranquilli. Pericolo scampato, è la sensazione. Almeno di una parte del Paese. Mentre l’altra, ahimè, urla al complotto, alle poltrone accaparrate, ai barconi e, pure se è passato di moda ma ogni tanto dirlo fa bene, ai terroni.

Il populismo che abbiamo scoperto da due anni, in realtà, è un qualcosa di molto profondo. Che non si esaurisce con quello o con questo personaggio. E’ come un gas, invisibile e respirabile, che sale dal fondo della terra e dagli abissi di tutto quello che siamo. Alberga dentro di noi. Dentro ognuno di noi. Pure nel più tollerante degli italici. Addirittura nei benpensanti che votano PD. Insomma, pace all’anima del Pascoli, ma ciascuno di noi, dentro, ha un pezzo, pure solo un pezzettino, un “fanciullino” populista che ascolta il Ventre e sa parlare, rispondendo ad Esso, alle Masse.

È nascosto in ogni atteggiamento pensiero o frase che, quasi all’improvviso, viene fuori quando proviamo a comprendere qualcosa che è “diverso” e stona rispetto al modo in cui, solitamente, siamo stati abituati a costruire la comprensione del mondo che ci sta attorno. E non possiamo farci niente.

Allo stesso modo in cui, concretamente, non possiamo fare niente con quei pensieri distruttivi con cui, prima o poi, tutti quanti ci troviamo a doverci confrontare. È pure il Bello, se vogliamo, del nostro stare sospesi, in quanto essere umani.

Anche perché il populismo, quello vero, è seducente. Offre soluzioni comode che non richiedono nessuna conoscenza specifica e nemmeno applicazione di una qualsiasi qualità né tantomeno, infine, accensione di cervello.

Il populismo spiega quello che la Massa non comprende in un linguaggio che solo il Ventre coglie nel pieno. È un liquore che scende facile, dolce e fresco, come l’assenzio. Ma può generare ubriacature oniriche e pericolose.

Per questa facilità con cui ci conquista, a vario titolo, e con vari nomi, ce lo troviamo sempre in mezzo a noi, pure e soprattutto senza che ce ne rendiamo conto.

Ecco perché, guardando a quello che succede nel Paese, non rileva granché che, dalla scena pubblica, almeno per ora, sia andato via questo o quel personaggio. Il populismo che, come detto, alberga nel cuore della gente, non si fissa su chi ci sta. Attende sempre il momento buono per colpire avvelenando di contenuti maleodoranti, questa o quella posizione.

Tuttavia, se pure è vero che non ci possiamo fare nulla, o poco, perché sta dentro di noi sotto forma di un malformato senso di autoconservazione, possiamo però evitare che i suoi messaggi si diffondano fermandolo ab origine.

La conoscenza della storia – intesa unicamente come sommatoria di azioni individuali talvolta inintenzionali e non prevedibili – e lo sviluppo di un pensiero razionale, critical thinking direbbero gli americani, capace di mettere sempre in discussione quello che si ha di fronte, rappresentano ad oggi, forse, il principale antidoto contro l’emersione del populismo e dei suoi derivati.

Non si è mai al riparo dalle cattive idee. Ogni epoca ha le sue. Così come ogni epoca, speriamo anche la nostra, ha i suoi “eroi”, soprattutto silenti, che ogni giorno, senza paura di non essere popolari, si mettono in mezzo, danno fastidio, fanno burdell, per sbarrare la strada a quanto non ha parvenza di senso comune e razionale.

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Ha iniziato a scrivere poesie da adolescente, come per gioco con cui leggere, attraverso lenti differenti, il mondo che scorre. Ha studiato Scienze Politiche all’Università LUISS di Roma e dopo diverse esperienze professionali in Italie e all’estero (Stati Uniti, Marocco, Armenia), vive a Roma e lavora per ItaliaCamp, realtà impegnata nella promozione delle migliori esperienze di innovazione esistenti nel Paese, di cui è tra i fondatori. Appassionato di filosofia, autore di articoli e post, ha pubblicato le raccolte di poesie “Brivido Pensoso” (Edizioni Ripostes, 2003), “Esperienze di Vuoto” (AKEA Edizioni, 2017).

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