Non è un paese per bimbi

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Questo è sicuro: i bimbi in questo paese hanno vita dura, almeno quelli che hanno la sfortuna di incappare in meccanismi familiari o sociali dai quali non facilmente si può fuggire; qualcuno continua a lasciarci la vita, tanti altri vengono costretti a buttare nell’immondizia di questa infame società i loro anni dell’infanzia, della spensieratezza e della sana formazione.

In verità è sempre stato così, almeno per i bimbi singoli, vittime di genitori immaturi o violenti, ma tanti di familiari anche pedofili; e non c’è bisogno di andare molto indietro nel tempo, come a Cogne (Annamaria Franzoni ammazzò il figlio Samuele di tre anni) o a Santa Croce Camerina (Veronica Panariello ammazzò il figlio Loris di otto anni) per rinfrescarci la memoria, come non c’è bisogno di richiamare i continui episodi di maltrattamenti in asili e scuole da parte di vigilanti ed educatrici, dei quali quasi quotidianamente leggiamo le tristi cronache.

Purtroppo il susseguirsi di episodi drammatici che coinvolgono bambini prosegue e oggi piangiamo esterrefatti la piccola Iolanda, di appena otto mesi, ammazzata dalle percosse, maltrattamenti e, forse, soffocata dal padre, ma anche la madre potrebbe non essere estranea al delitto; la cosa probabilmente ci ha colpito maggiormente perché si è verificata a un tiro di schioppo dalla nostra città, nel Comune di Sant’Egidio del Monte Albino.

I continui episodi analoghi ci hanno quasi abituati all’orrore di tali efferatezze.

Ma ciò che sta emergendo nel Comune di Bibbiano, in provincia Reggio Emilia, e in altri, fa comprendere che oramai il genere umano sta raggiungendo un punto di non ritorno, e che anche gli episodi più crudeli di violenza ai danni di singoli bambini impallidiscono nei confronti della violenza di gruppo esercitata da “professionisti” nei confronti di tanti bambini e delle loro famiglie per puro scopo di lucro: guadagno ai danni di piccoli esseri umani e dei loro innocenti genitori, che una banda di delinquenti li ha privati della gioia di crescere e accudire i loro piccoli.

I fatti sono noti perché ampiamente riportati su tutta la stampa e nelle telecronache.

Una “banda” di 16 delinquenti, presunti tali fino a quando i Magistrati non li condanneranno, composta da medici, assistenti sociali, liberi professionisti e psicoterapeutici, e che vede coinvolto con minori e diverse responsabilità anche il Sindaco di Bibbiano, avevano organizzato una truffaldina e crudele gestione di affidamento di minori di età compresa tra i 6 e gli 11 anni. Lo hanno scoperto i Carabinieri di Reggio Emilia nel corso di una complessa indagine, fortunatamente durata solo pochi mesi: sono iniziate alla fine dell’estate del 2018, dopo una anormale escalation di denunce all’autorità giudiziaria, da parte degli stessi servizi sociali coinvolti, che in tal modo coprivano i reati che si accingevano a commettere, con accuse di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi dai genitori.

Meccanismo semplice e diabolicamente ingegnoso; un Assistente sociale fa finta che un bimbo sia vittima di violenza da parte dei genitori, lo denunzia ai Carabinieri e intraprende un percorso col quale lo separerà dai genitori convincendolo, sia con pressanti e assillanti colloqui “terapeutici”, sia con l’ausilio di mezzi tecnici (si è parlato di elettrochoc) di essere vittima degli stessi: genitori intenti a fargli del male, falsi ricordi di abusi sessuali subiti per lunghi anni, e i bambini venivano “aiutati a ricordare” dalla “macchinetta dei ricordi”, quella con la quale venivano eseguiti gli elettrochoc. Non erano escluse dalla motivazioni le condizioni di disagio economico delle famiglie, abitazioni fatiscenti e ammennicoli vari. In qualche caso gli inquirenti hanno trovato persino artefatti innocenti disegni dei bambini per dimostrare che gli stessi avevano disegnato gli abusi subiti.

Alcuni colloqui tra Assistenti sociali e bambini sono raccapriccianti, in quanto tendenti a far ricordare ai bambini cose mai dette o verificatesi, con pressanti e inumane insistenze sugli stessi, minandone quindi le certezze nella età più difficile, quelle della strutturazione della memoria.

Un meccanismo giuridico tecnicamente perfetto, artatamente innescato che costringeva il Giudice ad allontanare il bimbo “abusato” dai suoi genitori e ad affidarlo ad altri.

Fortunatamente i Carabinieri, esaminando le numerose segnalazioni provenienti sempre dagli stessi Assistenti sociali della stessa Asl, si sono insospettiti per la uniformità dei presunti reati e, avviata l’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, hanno scoperto un vermicaio, e i sedici presunti delinquenti sono ora “ristretti”.

Ulteriori otto misure cautelari (divieto temporaneo di esercitare attività professionali) sono state adottate nei confronti di dirigenti comunali, operatori socio-sanitari, educatori, a vario titolo coinvolti. Persino una coppia di “genitori affidatari” è stata coinvolta perché accusata di maltrattamenti ai danni del minore affidato, che avrebbe subito abusi sessuali.

La conseguenza di tutto ciò era che le famiglie affidatarie che prendevano in carico i bambini (molte delle quali legate agli stessi truffatori) venivano ricompensate, e si innescava un meccanismo di prestazioni specialistiche (psicoterapie e quant’altro) che venivano pagate in assenza di procedure di appalto.

Ovviamente si era creato un intreccio di convenienze economiche delle quali tutti i coinvolti beneficiavano, inclusi assistenti legali.

Non si sa ancora quante siano le famiglie private dei loro bimbi e quanti bambini siano stati sottratti, ma il timore è che siano numerosi.

Ma cos’è la cattiveria? si è chiesto Michela Marzano, filosofa, accademica, politica e saggista italiana, che ha recentemente scritto: “Prima di avere davanti agli occhi l’immagine di tutte quelle lettere e quei giochi accatastati in un magazzino, di quei regali che i genitori avrebbero voluto far recapitare ai figli, avrei avuto difficoltà a qualificarla o a darne un esempio concreto. Anche perché dietro la cattiveria si cela spesso la rabbia oppure la sofferenza o la vendetta o la follia. Se l’inchiesta “Angeli e Demoni” (così è denominata, ndr) dovesse sfociare in una condanna, saremmo effettivamente di fronte alla definizione stessa della cattiveria”.

La filosofa Marzano si riferisce al deposito che gli inquirenti hanno trovato, gestito dai presunti delinquenti, nel quale sono stati ammucchiate lettere e doni che i genitori avevano indirizzato ai loro bambini: una specie di museo della smisurata disumanità di quei personaggi.

Ma non posso concludere queste riflessioni senza citare il contributo dell’Avv. Gian Ettore Gassani, Presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, uno che è abituato a trattare questioni del genere.

«Non avevo mai sentito un caso grave come questo. I fatti di Reggio Emilia, se verificati in sede processuale, confermano quelli che sono sempre stati i sospetti di una parte dell’avvocatura e della magistratura circa la strumentalizzazione e il mercimonio che si fa di certi bambini per farli entrare nelle case famiglia. Sappiamo che i bambini possono rendere tantissimo, un business pazzesco che oscilla tra i 100 e i 200 euro al giorno. Tuttavia –prosegue– bisogna stare attenti agli allarmismi perché ci sono delle case famiglia che funzionano benissimo. I servizi sociali sono una risorsa del nostro Paese, ma purtroppo anche se solo uno di questi è marcio diventa un problema molto serio per l’intera comunità. Io dico che andrebbe fatto un monitoraggio approfondito di questi servizi sociali ringraziando quelli che lavorano bene ed essendo al contrario molto severi con chi invece non si dimostra adatto a svolgere il suo compito».

Il che non ci solleva dallo stato di grande prostrazione e di incredulità che questi episodi hanno trasmesso.

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