Lo Stoicismo Ambientale

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Ha un grande seguito la nuova protesta sul clima che da mesi interessa, ogni venerdì – sarebbe poi curioso capire perché ogni venerdì, con la puntualità massacrante di uno sciopero dell’Atac – le principali città del Mondo.

Greta Thundberg è una giovane attivista svedese che dal 2018 ha iniziato a protestare, scioperando davanti la sua scuola, come azione tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici determinati, principalmente, dalle attività antropiche inquinanti.

In questo modo, silente e determinata, Greta ha dato vita a un movimento “Fridays for the future” che si è rapidamente espanso in tutti i paesi del mondo coinvolgendo milioni di ragazzi che ogni venerdì, nei rispettivi paesi, scioperano e protestano per alzare la voce sulla difesa dell’ambiente.

Un fenomeno sicuramente interessante per numero di ragazzi coinvolti e per i contenuti. Ovviamente non tutti avranno una conoscenza perfetta dell’etica ambientale ma, concretamente, è già rilevante il fatto che vi sia un movimento internazionale diffuso e sensibile sul tema.

Comprese e, anzi, condivise le finalità del movimento tra cui quella fondamentale di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla necessità di sviluppare conoscenza, consapevolezza e, di conseguenza, responsabilità sul fenomeno della tutela dell’ambiente, si rendono necessarie alcune considerazioni.

Anzitutto, per comprendere il fenomeno, è necessario sgombrare il campo dal solito complottismo che vuole, in questo caso, Greta complice dei Paesi industrializzati che, attraverso le azioni sul clima, vogliono mettere in scacco i Paesi in via di sviluppo che stanno provando a emanciparsi attraverso uno sviluppo impetuoso e non sempre rispettoso dell’ambiente.

In secondo luogo, bisogna anche sgombrare il campo dal pensiero che dietro le proteste, in Italia soprattutto, ci sia la longa manus dei professori strumentalizzanti e fannulloni che il venerdì vogliono fare tutt’altro piuttosto che stare a scuola.

Alzando la prospettiva, c’è un elemento che rimane.

La vita umana, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi epoca storica la si vuole guardare, si è sempre contraddistinta, e pure oggi è lo stesso, per la continua ricerca di un capro espiatorio, una sorta di vita d’uscita, verso la quale indirizzare tutti i mali del mondo. Siano gli immigrati, sia, dal versante opposto, la guerra al cambiamento climatico, la matrice di pensiero, e la ricerca del colpevole e l’atteggiamento, stoicamente totalitario, è quasi lo stesso.

Come i cristiani avevano proposto, nel mondo antico, l’approccio stoico alla vita, negandosi qualsiasi godimento che fosse contrario alle scritture – prima di loro gli ebrei e dopo i musulmani hanno proposto esattamente lo stesso modello stoico – così oggi siamo di fronte a nuovi modelli di stoicismo.

Lo stoicismo consente alle nostre vite di prendersi delle rivincite, con il controllo e l’affermazione di messaggi universali di salvezza, rispetto a quanto non ha funzionato e non funziona, perché sregolato e fuori controllo, nelle vite di tutti i giorni.

Abbiamo forse bisogno di stoicismo per riprendere un poco di tono, come quando si va in palestra per perdere qualche chilo, per far vedere e dimostrare – anzitutto a Noi stessi – che siamo sicuramente capaci di rinunce, di gesti universali di solidarietà e altruismo e che, alla fine, siamo meglio della medietà con cui magari ci vedono gli altri.

Per certi aspetti, in alcuni casi, si potrebbe anche trattare di un altruismo originato da un grande egocentrismo: quel sentimento che spinge a essere servizievoli e pronti a mettersi a disposizione degli altri e del futuro dell’umanità per la semplice e ancestrale voglia di mettersi davanti a tutti, sul palcoscenico, in prima fila davanti a tutti.

Come a dire, io, alla fine sono meglio della maggior parte di quelli che conosco – te compreso ovviamente pure se non te lo faccio pesare – perché mi interesso di tematiche globali, mangio in recipienti di plastica riciclabile, bevo in bicchieri di vetro, vado in bicicletta,  perché ho a cura – a differenza tua – il benessere dell’umanità.

Si tratta, anzitutto di una posizione che, nei limiti, è interessante perché ha il valore di diffondere una maggiore consapevolezza a fronte di un tema così importante come quello del cambiamento climatico e della necessaria sensibilità che tutti dobbiamo sviluppare sul tema.

Quello che spaventa, come in ogni degenerazione dello stoicismo, è il terrorismo psicologico che si scatena contro qualsiasi elemento o pensiero che non va perfettamente d’accordo con la posizione dominante.

Per alcuni per esempio, i più intransigenti, non è necessario semplicemente abbassare l’impatto ambientale della propria vita, magari prestando una maggiore attenzione al consumo di acqua, cibo e carburante. Non basta: bisogna lavarsi di meno, usare meno sapone perché la sua produzione genera inquinanti, consumare meno carne, cucinare di meno, usare meno i riscaldamenti e il condizionatore, stare più al buio.

Sembra, insomma, che per difendere il clima – così come per qualsiasi altra degenerazione di stoicismo – bisogna per forza di cose regredire a stati precedenti dell’evoluzione umana.

Come se, pure se con problemini di salute e sicurezza, dovessimo per forza accettare di ritornare a essere un po’ più Neanderthal perché le caverne, pure se fredde, avevano impatto ambientale molto basso…

Abbiamo bisogno dello stoicismo ambientale per la sua capacità di fare luce e farci cogliere l’importanza e l’urgenza di intervenire per la tutela delle risorse naturali e dell’ambiente.

Ma, detto questo, preconizzare l’estinzione del genere umano, se vogliamo dircela tutta, sembra un tantino eccessivo.

Ben inciso, in questo articolo non s’intende controvertere tesi scientifiche sull’effetto delle attività antropiche sul cambiamento climatico (non si citano dati, né casistiche, né ricerche a riguardo) ma si vuole, semmai, proporre, come è caratteristica del giornalismo che facilita la creazione di pensiero e di opinione attraverso i fatti reali, un’analisi e un punto di visione.

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