In ricordo di Nanni Loy

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Nel mentre rimuginavo sullo spettacolo di Giancarlo Giannini del 30 agosto scorso al Duomo di Salerno nell’ambio dell’edizione 2018 dell’ Irno Festival e, in particolare, a uno dei film che forse hanno dato a Giannini la maggiore pubblicità, “Mi manda Picone”, girato da Nanni Loi nel 1983, sulla stampa sono apparse notizie relative alla intitolazione a questo regista di una strada o una piazza nella città partenopea; Napoli sembrerebbe intenzionata a rendere omaggio al regista, deceduto a Fiumicino ventitré anni or sono, nell’estate del 1995, per attacco cardiaco all’età di 69.anni.

Era nato a Cagliari nell’ottobre 1925; il vero nome era Giovanni Battista Loy, ed è stato, oltre che regista cinematografico e televisivo, anche  assistente di registi come Alessandrini, Zampa e Genina, ma pure documentarista, montatore, e attore; fu il primo, in un’epoca che non concedeva troppo spazio alla dissacrazione ed agli scherzi piuttosto spinti, ad inventare per la TV italiana la trasmissione “Specchio segreto” in cui comicità e indagine psicologica si coniugavano profondamente.

Era una trasmissione Ispirata al format inglese “Candid Camera”; una telecamera nascosta riprendeva le reazioni della gente comune di fronte a situazioni irrituali create ad arte da attori professionisti. Come reagivano gli italiani degli anni ’60 di fronte alle richieste di aiuto di un evaso o vedendosi intingere il cornetto da un estraneo nel proprio cappuccino? Il programma di Nanni Loy, tra i registi più avanzati della storia della Rai, suscitò all’epoca numerose polemiche, soprattutto perché giocava con l’inconsapevolezza dei “malcapitati” di turno.

Si era diplomato nel 1948 presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, ed aveva esordito come co-regista, insieme a Gianni Puccini, con il film “Parola di ladro” girato nel 1958, un giallo umoristico, interpretato da Gabriele Ferzetti nel ruolo di Desiderio, ladro gentiluomo esperto di gioielli che, nella qualità di direttore di una grande gioielleria, riesce a riprodurre una perfetta imitazione di un prezioso monile sul quale era incastonato un diamante, che sostituisce all’originale.

Pure insieme a Gianni Puccini l’anno successivo girò “Il marito”, una satira delle vita coniugale che si andava prospettando con il sopravvento delle donne decisioniste, interpretato da Alberto Sordi nel ruolo di un marito vittima della moglie violoncellista (Elena Bonfanti) e della sua famiglia, che lo condiziona al punto da indurlo ad architettare l’omicidio della consorte, non riuscito per una serie di circostanze che relegano il poveretto nel ruolo di marito frustrato e totalmente sottomesso.

Ma Nanni Loy emerge nel ruolo di regista noto al vasto pubblico con “L’audace colpo dei soliti ignoti”, del 1959, che faceva seguito a “I soliti ignoti” girato l’anno prima da Mario Monicelli, interpretato da attori di primo piano come Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Gastone Moschin, Renato Salvatori e altri minori.

In entrambi i film i protagonisti sono dei poveri diavoli che per le circostanze della vita, nonostante la loro incapacità delinquenziale, si adattano, poco convinti loro stessi, ad affrontare avventure banditesche, cercando di mettere a segno colpi che possano consentire loro un futuro meno miserabile, ma il secondo, diretto da Loy, è girato con piglio più leggero e scherzoso, che Loy si porterà dietro in tutte le altre sue opere.

Negli anni successivi Nanni Loy cambia genere e affronta il tema della resistenza girando due film importanti: nel 1961 “Un giorno da leoni”, ispirato ad un episodio di guerriglia partigiana realmente accaduto nei dintorni di Roma dopo l’ 8 settembre 1943, il giorno della firma dell’armistizio, che portò alla distruzione di un ponte, da parte di improvvisati partigiani, per bloccare i rifornimenti alle truppe tedesche. Fu il primo film derivante dall’ impegno civile di Loy.

Farà seguito, nel 1962, “Le quattro giornate di Napoli”, che descrive la rivolta popolare scoppiata spontaneamente a Napoli il 28 settembre 1943 a seguito della fucilazione, da parte dei tedeschi, di alcuni marinai italiani; in quei quattro giorni i napoletani riuscirono a cacciare dalla città le truppe tedesche prima che giungessero in città le truppe Alleate; film forte, corale, ben costruito e diretto, uno dei migliori film che hanno parlato delle celebri quattro giornate partenopee di riscatto della città dalla morsa tedesca, che collocarono Loy nell’olimpo dei registi italiani.

E’ la prima opera di Nanni Loy che lo avvicina a Napoli, città nella quale girerà poi film celebri come “Cafè Express”, del 1980, del quale scrive anche soggetto e sceneggiatura, interpretato da Nino Manfredi, Vittorio Caprioli, Vittorio Mezzogiorno, Adolfo Celi, con apparizioni di attori ugualmente celebri come Leo Gullotta, Lina Sastri, Marisa Laurito, Vittorio Marsiglia e di numerosi altri caratteristi.

Seguirà, nel 1983, l’altrettanto celebre “Mi manda Picone”, del quale Loy pure scrisse anche il soggetto e la sceneggiatura, interpretato da Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Leo Gullotta, Aldo Giuffrè, Carlo Croccolo, e altri caratteristi partenopei.

Successivamente Nanni Loy, proseguendo l’esperimento di “Specchio Segreto” di qualche decennio prima, si dedicò alla Tv ed alla “candid camera”, che proprio in tv ebbe grande successo.

Molti altri sono i film di Loi, alcuni noti (Detenuto in attesa di giudizio del 1971, Scugnizzi del 1989, Amici miei – atto III del 1985, Pacco, doppio pacco e contropaccotto del 1993), altri meno, oltre a numerose serie televisive

La maggior parte dei suoi film sono tanto conosciuti che non è necessario ricordare le trame, specie quelli girati a Napoli (“Le quattro giornate”, “Café Express” e “Mi Manda Picone”): essi ci aiutano a comprendere il perché dell’idea di rendere onore, da parte di questa città, a questo regista che ha avuto amore per la stessa e per il popolo partenopeo, specialmente quello più umile, autentico, emarginato e perennemente alle prese con problemi più grandi di lui per la soluzione dei quali, quando non interviene il tanto venerato San Gennaro, c’è sempre una alternativa data dalla disponibilità della gente e dalla solidarietà popolare.

Ma fa riflettere che la proposta di dedicare una strada a Loy sia pervenuta da un attore non napoletano: infatti il primo a lanciare l’idea, è stato il catanese Leo Gullotta, uno degli attori preferiti dal regista (presente nei film citati e in altri), che ha aderito e rilanciata idea dell’operatore culturale partenopeo Dario Scalabrini, dopo aver intervistato il figlio Tommaso Loy, in occasione della celebrazione del 75.esimo anniversario delle quattro giornale di Napoli (che cade il 28 settembre prossimo): “A un regista come Nanni Loy, che ha fatto il cinema con la “C” maiuscola, bisogna dedicare un luogo bello e importante a Napoli: Loy ha lasciato il messaggio di guardare il mondo, osservarlo con attenzione e raccontarlo senza banalità”.

Gli ha fatto eco, qualche giorno dopo, Tullio De Piscopo, celebre chansonnier napoletano, che di Loy ha detto: “Non ha lasciato solo film straordinari, ma documenti fondamentali su Napoli e sulla nostra storia”.

Onorificenze di questo genere si conferiscono a personaggi che hanno onorato e dato lustro a una città: Nanni Loy ha eletto Napoli simbolo della sua arte e del suo modo di esprimersi e sembra fondata, pertanto, la proposta di intitolargli una strada o una piazza; ben venga, quindi tale riconoscimento a questo regista che ha saputo fermare con la macchina da presa, virtù e vizi napoletani, accanto a episodi di grande valore e impegno civile della città.

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