Guardiamoci intorno

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Dalla rivista mensile di Altroconsumo, che è la più grande associazione italiana di consumatori ed una delle più importanti d’Europa, riportiamo alcuni argomenti che sembrano particolarmente interessanti per i nostri lettori.

Intervallo lavorativo e alimentazione La “schiscetta” è un termine “lumbard” che sta a indicare quello che da noi campani è il termos alimentare che molti dipendenti, operai, impiegati, hanno l’abitudine di utilizzare per portarsi da casa il pranzo da consumare nell’intervallo del lavoro. C’è ancora chi porta la “colazione”, intesa come la pagnotta riempita di companatico, che si consuma fredda, magari innaffiata da un bicchiere di vino, pure portato da casa, che è prerogativa di coloro che fanno i mestieri più pesanti, muratori, carpentieri, fabbri, facchini e via dicendo, ma è un sistema alimentare non equilibrato e spesso pesante che non si adatta a tutti, mentre la “schiscetta” prevede un pranzo completo preparato in maniera equilibrata e nella maggior parte dei casi leggero in maniera da non appesantire lo stomaco e il cervello a discapito del lavoro pomeridiano.

Secondo i nutrizionisti il pranzo deve sempre rispettare la regola dell’equilibrio nutrizionale, equilibrio che non può essere cercato nella pagnotta, o nello spuntino mordi e fuggi consumato al bar o nella rosticceria sotto l’ufficio, che propinano cibi eccessivamente grassi, magari cotti male, spesso costosi.

Ben venga, quindi, la nuova tendenza di portarsi da casa il pranzo equilibrato, che non fa male né allo stomaco né alla tasca.

Gli agrumi vanno consumati interi Gli agrumi, è notorio, sono ricchi di vitamine, particolarmente la vitamina C che è indispensabile sia ai soggetti sani, sia a quelli ammalati specialmente se raffreddati. Una arancia copre circa l’80% del fabbisogno giornaliero medio; con due mandarini o con un pompelmo si soddisfano i 2/3 del fabbisogno quotidiano, due clementine danno un apporto di vitamina C pari al 58%; inoltre gli agrumi sono anche ricchi di altre vitamine, come la A, indispensabile all’occhio.

Fra l’altro gli agrumi sono frutti poco calorici per cui chi ha problemi di linea può tranquillamente abusarne.

Molti hanno l’abitudine di consumare la frutta dopo averla frullata, magari mettendo nel frullatore più tipi di frutta che compongono così bevande gustose e dissetanti specialmente nei mesi estivi.

Altri hanno l’abitudine di comprare, invece, succhi di frutta industriali dei quali gli scaffali dei supermercati sono ricchi.

I nutrizionisti sconsigliano sia l’utilizzo dei succhi preconfezionati, sia anche quelli preparati in casa sotto forma di frullati, e consigliano di mangiare la frutta intera appena sbucciata in quanto, oltre a dare l’apporto delle vitamine, consente l’introduzione nell’organismo anche delle fibre, che saziano e aiutano l’intestino, cosa che la spremuta o i succhi preconfezionati non consentono.

E, per quanto riguarda le fibre, esse hanno la funzione di accelerare il transito intestinale e di aumentare il volume delle feci, donde l’indicazione nelle forme lievi di stipsi; possono però ostacolare l’assorbimento intestinale di fattori nutritivi, come ferro, calcio e zinco; aiutano anche a prevenire fastidiose malattie e malformazioni dell’intestino, come le emorroidi, che spesso richiedono l’intervento del chirurgo. Le fibre si trovano, oltre che negli agrumi e nella frutta in genere, anche in altri alimenti di uso comune, come ad esempio i legumi, la frutta secca, i cereali integrali, e gli ortaggi.

Gli esperti consigliano di consumare almeno 25 grammi di fibre al giorno.

Caos della gestione dei rifiuti E’ cronaca quotidiana l’emergenza rifiuti, non solo nella nostra città, ma in tutta la Campania, in tutto il sud, e non risparmia nemmeno la Capitale. Si parla periodicamente dei roghi che “ignoti” provocano con l’intenzione di incenerire non solo i rifiuti che vengono ammucchiati nei luoghi più impensati, ma anche depositi e discariche abusive e non.

Il problema dello smaltimento dei rifiuti nelle zone dove finora non è stato ancora risolto, si aggrava quotidianamente; è stato calcolato che la produzione di rifiuti urbani tra il 2014 e il 2016 è aumentata del 3% e, pure se è aumentata la differenziazione, siamo ancora lontani dagli obiettivi dell’UE: 55% di riciclo entro il 2025, e non oltre il 10% di indifferenziata in discarica entro il 2035.

Un primo problema è costituito dalla carenza di impianti di trattamento in grado di assorbire i flussi sempre crescenti dei materiali differenziati, come la plastica, finora ancora troppo poco riciclata e che la mancanza di impianti di trattamento ci costringe a portarla altrove, specialmente all’estero, sopportando così i relativi alti costi di trasporto e trattamento.

La strada da percorrere per evitare le crescenti emergenze e contrastare le ecomafie è la gestione industriale di questi rifiuti, con la costruzione di impianti di trattamento; questa è la strada per favorire quella economia circolare della quale tanto si parla, vale a dire il virtuoso sistema per fare in modo che il rifiuto diventi una risorsa che ritorna in vita.

Per l’indifferenziata è necessario convincersi che, contrariamente a quanto sostenuto da più parti, specialmente per ragioni “filosofiche” o elettorali, occorrono più termovalorizzatori, possibilmente di grandi dimensioni che sono più facilmente controllabili e hanno minori costi di gestione, e generano energia a disposizione del territorio: è considerata una anomalia che Roma, ad esempio, sia una delle poche capitali europee a non avere un termovalorizzatore; per la verità di anomalie nella nostra capitale ce n’è un bel po’.

Vent’anni di Euro: come sono lievitati i prezzi La moneta europea entrò in vigore nel 1999, ed entrò in circolazione nel 2001.

Altroconsumo si è presa la briga di verificare come sono lievitati, da allora, i prezzi di alcuni prodotti di largo consumo, che quotidianamente troviamo negli scaffali della grande distribuzione, considerando comunque i vari fattori che gravano da anni sulla nostra economia e, purtroppo, sulle nostre tasche, quali la bassa crescita del Pil, la stagnazione della produttività del paese, il disinteresse dei governi per una seria politica industriale e, oggi, la crisi.

La indagine ha evidenziato che i prezzi dei prodotti presi a riferimento hanno subito un incremento maggiore rispetto alla inflazione; per alcuni prodotti, però pochini, il prezzo è diminuito (Mozzarella Santa Lucia -14,2%, Acqua minerale Levissima -4,00%), ma molti altri hanno subito notevoli aumenti a volte superiori all’incremento della inflazione che dal 1999 a novembre 2018 è aumentata del 38,5%. Ad esempio: Nutella +96,7%, tonno Rio Mare +65,2%, olio Carapelli extravergine +44,6%, caffè Lavazza +43,8%, spaghetti Barilla +34,8%, Coca Cola +17,1%, Krumiri Bistefani +14,3%.

Ovviamente il campione riportato è molto ridotto, ma è indice di una tendenza di notevole rialzo dei prezzi della quale, in verità, pochi non si erano accorti.

Alitalia: una amara freddura finale Altro che Caporetto: sono anni che combattiamo la battaglia di Alitalia, la compagnia di bandiera che ha gettato nel fango il nostro tricolore a causa degli sperperi degli anni passati, del personale gonfiato a dismisura, dei vantaggi eccessivi ad esso riconosciuti e non solo in termini di retribuzioni faraoniche, ma pure di benefit che altre categorie che pure si ritenevano privilegiate nemmeno sognavano.

A distanza di oltre un decennio da quando il caso Alitalia scoppiò come un bubbone sanguinolento, nonostante il fiore-fiore di grandi manager, grandi liquidatori, grandi esperti, tutti lautamente retribuiti per non risolvere un beneamato cavolo, ma tutti pietosamente e amorevolmente al capezzale dell’inguaribile ammalato, costantemente moribondo e che rimane in vita solo grazie ad apparecchiature che nessuno si decide a staccare, periodicamente il problema si ripresenta in termini di perdite di esercizio milionarie e con la richieste, più o meno velate, di altri milioni di danaro pubblico per mantenerla ancora un poco in vita.

Stamattina Oscar Giannino ha calcolato, a Radio 24, che se si mettessero in pensione tutti gli attuali dipendenti, assegnando ad essi pensioni succulente, che, sotto forma di vitalizi, potrebbero essere trasferite anche agli eredi, le finanze pubbliche ci rimetterebbero meno di quanto abbiano fatto con i vari interventi risanatori!

Forse sarebbe stato preferibile affidare Alitalia a “Il volo”, cioè ai tre giovani tenori che hanno fatto “volare” il nostro paese sullo scenario mondiale con le loro apprezzatissime esibizioni canore; probabilmente i tre giovanotti, con il loro saper fare, avrebbero risolto il problema della “compagnia di bandiera” molto meglio di come (non) abbiano fatto tutti i grandi esperti che ancora si ostinano a mantenerla in vita.

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