Grotte di Castro… un borgo dove ritrovarsi

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Grotte di Castro, un piccolo borgo d’Italia, dove il tempo sembra essersi fermato, preservando la purezza dei sentimenti autentici e la solidità di quei valori, tramandati di generazione in generazione, che oggi sembrano essersi dissolti, per lasciare spazio ad emozioni virtuali, veicolate non più attraverso i sensi, ma in rete, con immediatezza espressiva e celerità comunicativa estreme. E in questo luogo dimenticato, dove la natura si impone sovrana, si scoprono, passeggiando tra i vicoli, scorci di paesaggio incontaminato, reperti storici/artistici, che gli abitanti del posto hanno custodito e valorizzato in un museo cittadino, noto a pochi, sconosciuto a tanti.

Tesori d’Italia, che scoperti e visionati individualmente non suscitano tanto interesse, così come quando a raccontarli, ad esporne la storia è un abitante di Grotte di Castro, un tal Ercoli Giuseppe, soprannominato “Capoccia”, che, nonostante i suoi 76 anni, si offre da guida ai pochi turisti in visita, particolarmente ammaliati dall’ars oratoria di questo improvvisato artista locale, agricoltore di mestiere, ma grazie ai suoi studi classici, appassionato di letteratura italiana e latina, di teatro e poesia.

Con il suo entusiasmo e la verve artistica, quest’uomo accompagna i passanti in un tour cittadino che inizia e si snoda per le strade del piccolo borgo, concludendosi all’interno della Basilica di SS. Maria del Suffragio e del suo Museo, tra una spiegazione descrittiva delle opere esposte e versi di autori latini, canti della Divina Commedia, poesie di Trilussa, brani dei Sepolcri di Foscolo, declamati dal prodigioso cicerone.

La Basilica, edificata nel 1625 sopra una chiesa più antica dedicata a San Giovanni Battista, su progetto iniziale dall’architetto Girolamo Rinaldi, fu ultimata nel 1672, con la realizzazione della cupola ovoidale ad opera di Andrea Selvi, decorata da Luigi Fontana, tra il 1886 e il 1888.

Consacrata nel 1698 a Maria SS. del Suffragio, ospita sull’altare maggiore l’immagine della Vergine, che nel corso del seicento il frate cappuccino, Padre Angelo da Ronciglione, fece giungere da Roma e depose sull’altare della chiesa di Grotte. Ogni dieci anni, abbassato il velo che ricopre la Vergine, si assiste alla discesa solenne della statua sull’altare e alla processione per le strade della cittadina.

Nei sotterranei della Chiesa, sotto parte della navata centrale e della sacrestia, sorge il Museo della Basilica, un gioiello nascosto, articolato  in un vano più grande e 23 piccole stanze, che raccolgono teche contenenti paramenti sacri (i più antichi risalgono al 600 e sono ricamati con fili d’oro), carteglorie di legno e argento, preziosi, busti lignei e in argento di S. Flavio, reperti di epoca preistorica e periodo etrusco arcaico, sepoltura risalente al  XVII secolo, dove sono deposti e visibili i resti mummificati di una giovane donna, candelabro del cero pasquale ecc.

E in questo luogo meraviglioso, del tutto sconosciuto, dovremmo  sostare, per qualche giorno, tutti… per ritrovare noi stessi, riconquistando la consapevolezza solo dell’essenziale, sfrondando del superfluo la nostra esistenza, che in questo modo assumerebbe i colori del paesaggio, abbandonando il grigiore mesto dell’habitat metropolitano.

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