ELEZIONI USA Le primarie democratiche entrano nel vivo

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Il 14 gennaio si è tenuto a DesMoines, in Iowa, il dibattito tra i candidati delle primarie democratiche. Un breve riassunto dello scenario a 15 giorni dal voto.

Ammettiamolo, non è stato un dibattito indimenticabile (come i sei precedenti), ma ha di sicuro segnato la svolta tanto attesa dai media e dagli appassionati (tra cui rientra anche il sottoscritto). A due settimane dall’apertura dei caucus nello stato dell’Iowa, la situazione sembra essersi evoluta, anche se non del tutto. Partiamo da una notizia degli ultimi giorni, che sta scuotendo l’ala progressista del partito.

Elizabeth Warren, ha attaccato Bernie Sanders, su una frase che sarebbe stata pronunciata da quest’ultimo durante una cena a Washington tra colleghi e amici (ricordiamo che Sanders è uno dei due senatori eletti dallo stato del Vermont). La frase incriminata, sosteneva che una donna non avrebbe mai vinto le elezioni negli gli Stati Uniti . Comprenderete quindi, che la reazione della Warren è stata fortemente contraria a questa affermazione che sarebbe trapelata durante quella serata, in cui tra l’altro era presente anche lei stessa.

I moderatori del dibattito, non hanno esitato a porre il quesito al candidato, che ha risposto smentendo tutto ciò e ricordando un vecchio video su Youtube di oltre trent’anni fa, quando nel bel mezzo di un’intervista, dichiarò esplicitamente e a gran voce che in futuro gli USA sarebbero stati guidati da una donna. Continuando, ha anche rammemorato ai presenti che nel 2016 firmò una petizione in favore di una candidatura di Warren, circostanza che probabilmente non celava alcuna strategia, visto che lo stesso Sanders era già sceso in campo contro l’ex segretaria di stato Clinton.

Infine, riferendosi gli americani, ha rivelato che questi hanno già ottenuto una dimostrazione empirica di una donna vincente alle elezioni, ovvero quando Hillary Clinton trionfò nel voto popolare. Quest’ultima affermazione, interpretata da alcuni analisti come “una sorta di opportunismo” per giustificarsi dalla domanda torbida, non gli ha generato grossi problemi.

La restante parte della serata si è articolata in varie fasi, che hanno in parte visto un anelito di speranza, per quanto concerne la discussione, che è prevalsa sui temi politici e non su quelli personali. Il miliardario Tom Steyer, non ha sostanzialmente espresso alcun idea originale o innovativa, rivelandosi anonimo e privo di proposte, la senatrice Klobuchar non ha né attaccato né difeso, ma è andata avanti con qualche divagante contrasto a Trump o in alternativa, con un amènoelogio di Obama. Probabilmente si ritirerà prima del 3 Febbraio o dopo il voto in Iowa.

Buttigieg non è riuscito nella valorizzazione della sua immagine da centrista e si è espresso in maniera troppo idealistica, scontrandosi con Sanders su temi come College For All.

Biden si è appositamente eclissato tutto il tempo, intervenendo parzialmente, solo quando ha dovuto reiterare per l’ennesima volta il suo voto favorevole alla guerra in Iraq nel 2002.  I candidati che non sono riusciti a qualificarsi sono stati l’imprenditore Andrew Yang e il miliardario Bloomberg, che non accettando donazioni da singoli non rientra nei parametri del partito.Inoltre, in queste settimane, si sono ritirati alcuni candidati come Julian Castro e Cory Booker e soprattutto per il primo, si starebbe prospettando un ticket per la vicepresidenza in quanto potenziale portatore di sostegno da parte dei latini. Nonostante l’acceso dibattito, si fa ancora fatica a trovare un vero vincitore da incoronare, e a cui affidare le redini del partito. Non c’è un vero leader disposto a riunificare il partito, a tenere in considerazione le varie voci, correnti e opinioni che incessantemente viaggiano tra i democratici. Ma se questo stallo si protrarrà ancora per qualche mese, i caucus dell’Iowa inaugureranno la stagione delle primarie (che terminerà giugno), una lunga, costante, infinita battaglia che si tradurrà nella scelta di un candidato in pectore per la Convection Nazionale di luglio.

Molti di voi si chiederanno “Ma cosa sono i caucus?”, è proprio il punto che stiamo per affrontare. È bene precisare, che dal punto di vista etimologico, non abbiamo notizie certe, ma a quanto sappiamo deriva da un antico termine in voga nella lingua algonchina utilizzata presso i Nativi Americani. I caucus sono degli incontri (anche folkloristici) in aule scolastiche, palestre, teatri che radunano elettori e sostenitori del partito. In Iowa, per esempio, il meccanismo prevede che i delegati eletti localmente vadano poi ad un’assemblea di contea, che eleggerà i delegati statali che successivamente confluiranno alle convection dove formalmente voteranno per i candidati alla nomination. I caucus si tengono anche in stati come Nebraska, Kentucky e Maine.

Le Primarie invece, eleggono direttamente i rappresentanti alla convection estiva quindi sono delle vere e proprie elezioni locali. Abbiamo però sfumature differenti anche per le primarie, dal momento che esistono 3 tipologie:

-le primarie aperte, consentono a tutti gli elettori registrati in quello stato di partecipare, quindi un repubblicano può partecipare alle primarie democratiche e viceversa;

– le primarie chiuse permettono il voto solo agli elettori del proprio partito;

– le primarie semi-chiuse invece, pongono un divieto agli elettori registrati dell’altro partito, ma forniscono agli indipendenti non registrati la possibilità di esprimere la propria preferenza, un esempio emblematico è lo stato del New Hampshire.

Solitamente chi vince o arriva secondo in Iowa, New Hampshire, South Carolina e Nevada si proietta al Super Tuesday (Super Martedì), dove ci sono in gioco centinaia di delegati pari al 40% di quelli totali da assegnare. Dal 3 al 10 Marzo, anche i DemocratsAbroad (cioè i cittadini americani registrati nel partito democratico residenti all’estero) potranno votare, via posta nella maggior parte dei casi, oppure online.

Le primarie democratiche assegnano i delegati di ciascuno stato in base proporzionale ai voti, mentre i repubblicani possono variare questa formula, inserendo l’equazione delwinner-take-most, quindi una sorta di premio di maggioranza oppure con il winner-take-all, ciò significa che chi vince prende tutti i delegati dello stato.

Dopo questa breve e sicuramente non esaustiva spiegazione, focalizziamoci sugli attuali sondaggi in Iowa tramite la media statistica di RealClearPolitics, un famoso giornale americano che raccoglie tutti i sondaggi dei principali istituti demoscopici. ( 1 – continua)

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Sono nato a Cava de’Tirreni l’11 giugno 2003. Ho frequentato la scuola media Giovanni XXIII (Sede Centrale) e attualmente frequento l’indirizzo Economico -Sociale presso l’Istituto De Filippis – Galdi. Sono un appassionato di viaggi, di musica di sport (in particolare calcio e rugby) e dal 2014 seguo gli sviluppi della politica italiana. Ho seguito costantemente le elezioni Usa 2016 che generarono in me un vivo interesse e da quel momento non mi sono più fermato. In seguito ho infatti seguito decine di elezioni in giro per il mondo, dalla Spagna alla Nuova Zelanda, dalla dal Brasile alla Russia. Negli ultimi tre anni ho seguito il processo della Brexit, dell’indipendenza Catalana e di molto altro. Se dovessi definirmi direi che ho moltissimi pregi a altrettanti difetti. Mi sono spesso distinto per la mia capacità di ascoltare tutte le opinioni perché ritengo che la verità non sia una sola, quindi bisogna collaborare finché non giungeremo ad un idea che rappresenti tutti.

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