Elezioni USA 2020: Kamala Harris annuncia il suo ritiro

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Kamala Harris (foto tratta da profilo Fb)

La senatrice senatrice della California, Kamala Harris, si è ufficialmente ritirata dalla corsa per le primarie democratiche., dopo l’inaspettato affronto a JoeBiden durante il primo dibattito, sembrava essere la candidata perfetta, ma nelle ultime settimane la campagna era sprofondata in una crisi insuperabile.

“Peccato, Ci mancherai Kamala!”, così Donald Trump ha sarcasticamente giubilato per l’annuncio fatto dalla Harris qualche giorno fa, in merito alla fine della sua campagna. L’attuale presidente, che saputa la notizia si è inebriato come poche volte accade, può festeggiare quello che rappresenta a tutti gli effetti un meraviglioso regalo di natale. La Harris, è stata fin dall’inizio una candidata carismatica e determinata, simile a Trump per certi versi, che si identificò come un personaggio anti-sistema, non centrista ma nemmeno “very liberal”. Il suo potenziale era certamente più elevato qualche mese fa, quando gli analisti politici sostenevano che Kamala attraeva le preferenze delle minoranze e dei ceti medio-bassi.

La sua campagna si è però trovata al cospetto di gravi emorragie interne, come la mancanza di endorsement di peso, la disorganizzazione nei reparti dei vari stati e soprattutto lo scarso finanziamento economico, che a detta di molti, si è rivelato decisivo per l’interruzione forzata dalla corsa democratica. Però, ci sono anche notizie positive per la senatrice, dal momento che JoeBiden (front-runner delle primarie democratiche) ha lasciato intendere, che gli potrebbe essere offerto l’importante ruolo per la Vicepresidenza.

Un ticket che secondo alcuni esperti, rafforzerà incredibilmente Biden e gli permetterà di andare a caccia di voti in stati come la Florida, la Georgia e l’Arizona (stati dove secondo i sondaggi i democratici potrebbero giocarsela alla pari con Trump). Ma il ritiro di Kamala Harris, non ha di certo diminuito il saturo campo democratico, che da un mese a questa parte, deve fronteggiare un tema importante e sempre più ricorrente nella politica americana: le candidature presidenziali di miliardari. L’elettorato democratico è diviso sulla questione; se da un lato ci sono candidati come Bernie Sanders che criticano duramente queste decisioni, dall’altro c’è chi accoglie a braccia aperte i filantropi del marketing e dell’industria alimentare.

Il caso, è stato aperto proprio dal miliardario Michael Bloomberg che lo scorso 24 novembre, si è candidato alle primarie democratiche. Sebbene Bloomberg non abbia concrete possibilità di vincere la nomination, nei sondaggi avrebbe già surclassato candidati come Julian Castro, Cory Booker eAmyKlobuchar (tutti e tre vicini al ritiro). Inoltre, dobbiamo considerare che la campagna per le primarie democratiche, è arrivata ad un punto decisivo perché tra meno di due mesi si apriranno i seggi in Iowa (Il primo stato al voto), quindi i candidati alla nomination, dovranno utilizzare le ultime energie per sperare in un ribaltamento finale. Le strade percorribili sono tre; 1  giungeranno all’Iowa, Sanders, Biden, Warren e Buttigieg che si contenderanno lo Stato, 2  inizierà un forte calo di Buttigieg o della Warren che costringerà uno di loro a ritirarsi dopo il voto in Iowa, 3  Sander arriverà al voto con sondaggi migliori e la Warren e Buttigieg si ritireranno entrambi dopo la votazione in Iowa (in questo scenario, si ripeterebbe la storica divisione come nel 2016, centristi contro liberali.

Molto dipenderà anche dall’esito dell’impeachment,  la cui prima parte, dovrebbe giungere sui banchi della Camera entro il giorno di Natale, infattiSanders (essendo un senatore) potrebbe venir penalizzato dalla mancanza di maggioranza al senato. Dobbiamo ricordare che in passato, qualsiasi tema veniva trattato contro Trump, finiva per rivelarsi un boomerang distruttivo (questo è in un certo senso il prolegomeno della dottrina trumpista) quindi sarebbe meglio che i democratici non rendano l’impeachment una gabbia per se stessi.

In ogni caso, gli elettori si godranno queste vacanze natalizie senza pensare alla politica, non è un caso che i sondaggi delle ultime settimane dispongano di campioni molto più bassi della media.

D’altronde in questo periodo, gli americani esprimono maggior interesse a scegliere come addobbare l’albero, a selezionare il menù natalizio, a preparare una cioccolata calda rivedendo per l’ennesima volti i classici film natalizi, aspettando di brindare al 2020, un anno che sarà per loro decisivo e indimenticabile.

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Sono nato a Cava de’Tirreni l’11 giugno 2003. Ho frequentato la scuola media Giovanni XXIII (Sede Centrale) e attualmente frequento l’indirizzo Economico -Sociale presso l’Istituto De Filippis – Galdi. Sono un appassionato di viaggi, di musica di sport (in particolare calcio e rugby) e dal 2014 seguo gli sviluppi della politica italiana. Ho seguito costantemente le elezioni Usa 2016 che generarono in me un vivo interesse e da quel momento non mi sono più fermato. In seguito ho infatti seguito decine di elezioni in giro per il mondo, dalla Spagna alla Nuova Zelanda, dalla dal Brasile alla Russia. Negli ultimi tre anni ho seguito il processo della Brexit, dell’indipendenza Catalana e di molto altro. Se dovessi definirmi direi che ho moltissimi pregi a altrettanti difetti. Mi sono spesso distinto per la mia capacità di ascoltare tutte le opinioni perché ritengo che la verità non sia una sola, quindi bisogna collaborare finché non giungeremo ad un idea che rappresenti tutti.

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