Elezioni USA 2020: Biden sta vincendo

0
216

I sondaggi delle ultime settimane segnalano un consistente vantaggio per Joe Biden che sembra aver superato il suo rivale anche in stati tendenzialmente conservatori, ma possiamo affermare che la partita sia chiusa?

È una domanda che rimbomba impetuosamente nelle menti degli elettori del presidente Trump. Per trovare una risposta accurata bisognerebbe prevedere il futuro, comprendere se la pandemia subirà un rallentamento e se l’economia riprenderà a galoppare. Come ben sappiamo, nessuno possiede capacità simili a quelle della figura mitologica Cassandra ma è ugualmente possibile fare un’analisi. Innanzitutto sarebbe opportuno guardare i sondaggi ricordando che questi sono un modello di previsione basato sul presente e non sul futuro, quindi molto può ancora cambiare.

La pandemia del Coronavirus ha messo in evidenza diversi errori dell’amministrazione Trump, ma ha de facto paralizzato la campagna elettorale fisica, e questo rappresenta un deficit per JoeBiden che può essere colmato solo parzialmente. Quest’ultimo è alle prese con la scelta del vicepresidente, il cui nome dovrebbe essere annunciato nei primi giorni d’agosto, mentre continua a partecipare ad eventi in streaming o privati con reti televisive e gruppi di elettori. In un discorso nel Delaware (suo stato natale) Biden ha annunciato un piano da 775 miliardi per aiutare lavoratori, bambini, disabili e famiglie che si sono impoverite durante la crisi e che tutt’ora faticano a sopravvivere, al contempo continua ad attaccare il presidente definendolo “L’unico presidente razzista mai stato eletto”.

La sua strategia sembra essere ormai nota; proporsi come l’uomo che rimetterà ordine a Washington e che ricostituirà il tessuto socioeconomico del paese, rimodellando l’atteggiamento degli USA in politica estera e ritornando ad una sorta di “Era Obama”. Se compariamo la sua campagna a quella della Clinton, ci rendiamo conto del fatto che il partito democratico si è evoluto positivamente in questi anni, spostandosi a sinistra ma trovando in qualche modo un punto di equilibrio che sembra reggere. Il rapporto personale che Sanders ha nei confronti di Biden ha consentito lo svolgimento un dibattito fertile che si è concluso con una fusione di proposte e idee, dettate anche dalla morte di Floyd e dalla pandemia.

L’ex vicepresidente ha quindi inglobato i temi e le istanze dei democratici più radicali mettendoli in una luce diversa e promettendo che (con un congresso democratico) non c’è motivo di dubitare della loro realizzazione. Biden inoltre starebbe corteggiando l’elettorato repubblicano moderato che solitamente abita nei sobborghi delle città e che gode di un alto reddito. Questi elettori vengono definiti “la base”, “il firewall” del GOP, un muro di difesa che se venisse scavalcato dai democratici, comprometterebbe irrimediabilmente le possibilità di rielezione di Trump, segmento elettorale che nel 2016 votò in massa per il candidato repubblicano, pur non sostenendolo completamente. Ma il candidato democratico aspira a incrementare l’affluenza nelle comunità povere e di colore che nel 2016 disertarono le urne e che (non volendolo) sferrarono il colpo decisivo alla Clinton.

Inoltre, vorrebbe conquistare il voto dei bianchi con basso titolo di studio che 4 anni fa preferirono Trump e vincere con una netta maggioranza il voto femminile. Come capirete, le sfide da affrontare per Biden sono diverse e la loro collocazione geografica è mutata significativamente con la pandemia. Prima della crisi sanitaria, la maggior parte degli analisti concordava nell’affermare che Biden doveva focalizzarsi sulla RustBelt (ovvero una zona divenuta povera a causa della globalizzazione) che comprende diversi stati tra cui Pennsylvania, Ohio, Michigan e Wisconsin, stati dove il voto operaio (i famosi colletti blu) era sempre stato decisivo e che nel 2016 premiò Trump.

Allo stato attuale invece le cose sono decisamente cambiate. Biden sembra poter vincere in stati del sud come la North Carolina, la famosa Florida, l’emergente Arizona e persino il blindatissimo Texas. Se ipotizziamo una vittoria di Biden nel solo Texas e una riconferma negli altri stati vinti nel 2016, Biden vincerebbe la presidenza con 270 grandi elettori contro i 268 di Trump. Però uno scenario in cui il Texas diventi democratico sembra ancora utopico per molti analisti, quindi Biden si concentrerà su altri stati del sud.

Ma non ci sono solo notizie positive per Biden. Secondo i dati che negli ultimi mesi stanno trapelando, gli elettori repubblicani si stanno registrando al voto molto più di quelli democratici e soprattutto il gap maggiore si rileva negli stati in bilico. Questo dato rappresenta un allarme per Bidenperchè c’è il rischio che ci sia un’affluenza repubblicana superiore a quella del 2016, che si reca ai seggi con l’intenzione di difendere l’operato del presidente.

I democratici seppur più interessati alle elezioni sembrano essere maggiormente restii quando pensano di votare e questo potrebbe essere un sintomo di indecisione. I giovani saranno decisivi nel possibile innalzamento dell’affluenza e questo sembra essere un punto negativo di Biden che non riesce ad entusiasmarli. Trump ha a disposizione un elettorato meno stratificato ma più convinto e motivato, che fa campagna attiva, usufruendo dei social network meglio dei democratici. Sul versante finanziario, nonostante un rialzo importante a favore di Biden, Trump domina incontrastato grazie agli innumerevoli fondi raccolti dal partito repubblicano e alle donazioni private. Il presidente sta lavorando per demonizzare Biden definendolo “socialista che vuole distruggere le fondamenta della nazione” e alcune settimane fa si è fatto fotografare in visita presso la costruzione del muro con il Messico (al cui completamento manca il 98% della struttura).

Trump può contare sui dati confortanti dell’economia nel periodo pre-pandemico, ma la stessa gestione della crisi sta facendo cadere nell’oblio i numerosi successi economici raggiunti in precedenza. Ha più volte ribadito che indossare la mascherina significa “mancanza di virilità”, ma negli ultimi giorni ha fatto più di un passo indietro sostenendo “l’importanza patriottica del suo utilizzo”. Alcuni elettori hanno giustificato la cosa, ripetendo come il presidente, che gli USA hanno fatto meglio degli altri paesi e che quindi si può solamente elogiare l’amministrazione. È difficile quantificare il danno che la pandemia possa aver inflitto a Trump in termini di voti, ma sembra che questo dato vari in base agli stati colpiti e questo non lo rassicura, soprattutto con l’aumento dei contagi delle ultime settimane. Notizia di queste ore è l’annullamento della convection repubblicana che si doveva tenere a fine agosto in Florida e che avrebbe dovuto incoronare il presidente come candidato ufficiale per il GOP.

Il suo partito però si sta velocemente rintanando negli abissi e sembra che questa volta non riuscirà a racimolare sostegno tra le figure di spicco e quelle più influenti. Anzi, per quello a cui stiamo assistendo sembra che anche per la tenuta della maggioranza al Senato si stia giocando con il fuoco. Da un mese a questa parte i sondaggi prospettano una vittoria dei democratici che quindi riprenderebbero il controllo totale del Congresso. Se a questo aggiungiamo lo scandalo annunciato, causato dalla pubblicazione del libro della nipote di Trump e da un suo ex collaboratore, ci rendiamo conto che la cornice generale per il presidente è tutt’altro che rosea.

In un articolo di alcune settimane fa, il New York Times intervistando alcuni elettori scontenti e delusi del presidente, metteva in guardia circa le sue possibilità di rielezione. In molti disapprovano i messaggi discordanti e gli appelli fuorviati che sono stati lanciati, ritenendo che l’unica possibilità rimasta sarebbe “tapparsi il naso e votare Biden”. Un ex elettore di Trump in particolare risponde in questo modo: “Se pensi che siamo ancora nel 2016 stai sbagliando di grosso. In quel occasione l’America era arrabbiata, rancorosa e ostile per via della globalizzazione e del secondo mandato di Obama che si era rivelato un disastro per il ceto medio-basso. Certo l’economia si era ripresa, ma molti non trovavano pace fiscale e l’immigrazione causò la perdita di tantissimi posti di lavoro… io vedevo negozi e fabbriche chiudere l’una dopo l’altra. I problemi della droga e della criminalità non vennero risolti, e la Clinton simboleggiava la continuazione della casta. Ma ora siamo in una situazione diversa.

Biden sembra avere le idee più chiare di Trump sul futuro di questo paese. La pandemia ha creato tanti problemi e siamo un popolo più diviso di 4 anni fa, per questo da americano mi chiedo che cosa ne sarà di noi se non ci riuniamo sotto una guida sicura ed esperta. La fiducia che avevo riposto nel presidente Trump (e che era stata ripagata prima dell’inizio della pandemia), adesso mi sembra solo un lontano ricordo. Questo presidente non può rimanere per un altro mandato”. Forse queste parole ci spiegano l’insicurezza che si sta creando tra i cittadini americani, e il loro crescente scetticismo verso un presidente che sta disperatamente tentando di cambiare strategia e direzione. Mancano poco più di 3 mesi alle elezioni, ma per ora sembra che qualcuno stia giocando le sue carte meglio del rivale…e visto il passato sembra molto sorprendente. Gli esperti sono sempre più convinti che assisteremo ad una campagna sempre più avvincente, e noi saremo qui a raccontarla.

Articolo precedenteCovid-19, i casi in Italia alle ore 18 di ieri
Articolo successivoCava, Farmacia di turno oggi domenica 26 luglio
Sono nato a Cava de’Tirreni l’11 giugno 2003. Ho frequentato la scuola media Giovanni XXIII (Sede Centrale) e attualmente frequento l’indirizzo Economico -Sociale presso l’Istituto De Filippis – Galdi. Sono un appassionato di viaggi, di musica di sport (in particolare calcio e rugby) e dal 2014 seguo gli sviluppi della politica italiana. Ho seguito costantemente le elezioni Usa 2016 che generarono in me un vivo interesse e da quel momento non mi sono più fermato. In seguito ho infatti seguito decine di elezioni in giro per il mondo, dalla Spagna alla Nuova Zelanda, dalla dal Brasile alla Russia. Negli ultimi tre anni ho seguito il processo della Brexit, dell’indipendenza Catalana e di molto altro. Se dovessi definirmi direi che ho moltissimi pregi a altrettanti difetti. Mi sono spesso distinto per la mia capacità di ascoltare tutte le opinioni perché ritengo che la verità non sia una sola, quindi bisogna collaborare finché non giungeremo ad un idea che rappresenti tutti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.