Ciò di cui abbiamo bisogno

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foto Aldo Fiorillo

Nel tempo che viviamo, affannati – sempre o quasi – manca, profondamente, una cosa. Antica e presente come l’Umanità di cui siamo parte.

Se ne sente la mancanza quando vediamo che attorno a noi le cose sembrano, come all’improvviso, franare senza un senso e una consapevolezza di realtà.

Non possiamo dire quando l’Etica, insieme di valori che – nel corso di millenni di evoluzione – abbiamo fatto regola di vivere, si è affievolita fino a perdersi nella mole insostenibile di informazioni a cui quotidianamente siamo sottoposti.

Si tratta di un insieme di regole, non scritte, che da sempre regolano il modo in cui viviamo, in una sorta, di armonia, sperata, con gli altri che ci stanno attorno. E se queste non valgono, spontaneamente (non ci vuole un pozzo di scienza per verificarlo), si fa debole, fino allo sfinimento e annullamento, il senso di vivere insieme agli altri. Ciascuno si chiude a riccio in quella che, come è stata definita qualche tempo fa dal CENSIS, è una società del “sovranismo psichico”. Un solipsismo che alla fine, a ben guardare, è un trionfo molto parziale dell’ego perché poi nessuno è capace di salvarsi da solo. Tutti, prima o poi, pure i più solitari, hanno bisogno di qualcun altro con cui confrontarsi e, addirittura (paese che vai usanza che trovi) scontrarsi per crescere.

Addirittura gli eremiti, veramente, non potrebbero essere quello che sono senza la soddisfazione, autentica, che ci sia qualcun altro che li guarda e da cui essi, pure per una certa voglia di autocelebrazione, si sono volontariamente allontanati.

L’etica è quello che manca nel mondo che viviamo. Oggi ce ne rendiamo conto ancora di più quando l’avvento dell’innovazione, sia dei prodotti che dei modi di fare e vivere, cambia imprevedibilmente il mondo per come lo conoscevamo un attimo prima.

Ci sono cambiamenti che incidono sul modo di intendere la vita e, un poco più profondamente, sull’essere umano nella sua combinazione di realtà materiale, fatta di corpo, e immateriale, fatta di pensiero, emozioni e creatività. E se di fronte a queste mutazioni siamo spaesati ciò, anzitutto, può significare una cosa: che siamo, forse, impreparati ad affrontare quello che ci circonda perché non abbiamo una base di riferimento. Una base che ci viene da molto lontano, e che, come detto, abbiamo smarrito chissà in quale delle rivoluzioni industriali che si sono succedute.

Abbiamo bisogno di riscoprire, semplicemente, il senso dell’essere umano. Il valore che ha nell’insieme di cose che quotidianamente seguiamo senza sapere, bene, come trascinati, a cosa ci servono.

Se viviamo in una società, quella italiana del momento, così frammentata e chiusa, forse è anche colpa del fatto che abbiamo dimenticato tutto questo. Nel mondo ci sono altre società che sembrano esser maggiormente attrezzate a questo passaggio e comunque, bene o male, siamo tutti quasi allo stesso punto di partenza.

Non si tratta di essere pesanti e pensanti. Si tratta semplicemente di trovare il modello più efficace attraverso cui esprimere, nelle trasformazioni in corso, quello che siamo. Come Paese, come cultura e, soprattutto, come individui parte di una comunità.

La sfida, se ci fermiamo un attimo a prendere fiato, sta nel riconoscere un fondamento su tutto: il valore dell’essere umano in quanto tale, fatto di emozioni e corporeità. E in base a questo costruire tutto il resto. Ce ne siamo dimenticati, strada facendo non sappiamo ancora per andare dove.

Riscoprire il valore dell’etica significa dare, quindi, una nuova misurazione, a passo d’uomo come si dice, a tutte le cose che ci riguardano. A cominciare dall’alimentazione per esempio, fino al  trattamento dei dati personali: per esempio è giusto che un motore di ricerca sappia tutto di me anche le preferenze alimentari o eventuali malattie genetiche? Questa è solo una del mare di domande a cui dare risposta.

Pur confermando che non è possibile, come diceva Karl Popper, tendenze uguali nella storia che è fatta di individui che con le loro azioni, e solo con esse, determinano il corso degli eventi, ci sono, però alcune fasi che a volte sembrano ripetersi. Semplicemente perché qualcuno, nella corsa, si è perso qualche passaggio.

La ricerca dell’etica, dei fondamenti attraverso cui decifrare quello che ci sta attorno passa da una riscoperta di una dimensione di umanesimo, con l’uomo, essere umano, al centro della costruzione.

Abbiamo confuso qualche passaggio e abbiamo, forse, pensato che al centro ci dovesse esser qualche altra cosa.

Ma abbiamo, forse, solo giocato perché poi alla fine i risultati stanno sotto gli occhi di tutti: non siamo in una fase storica più felice delle precedenti. Siamo solo distratti, semmai, immensamente. E, quindi, senza uno straccio di tempo per pensarci.

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