Brexit: la storia confusa e travagliata di una lunghissima partita a scacchi

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I due voti parlamentari tenuti nella giornata di martedì si sono contrastati vicendevolmente, Boris Johnson continua imperterrito con la promessa di una Brexit realizzata e lo spettro delle elezioni aleggia nell’Isola di Sua Maestà.

“Order Order!” (Ordine Ordine!). È certamente questa ironica esclamazione (pronunciata dallo Speaker della Camera dei Comuni John Bercow), a simboleggiare maggiormente lo stallo in cui versa la Gran Bretagna e la volontà dei suoi cittadini di cercare una soluzione a questo stravolgente problema.

Una soluzione che però, tarderà ad arrivare se gli intrighi parlamentari proseguiranno in quella che è un’interminabile partita a scacchi, dove chi è più concentrato ha la meglio sul suo rivale. In effetti, se analizziamo il processo della Brexit in questi tre anni, ci rendiamo conto delle enormi contraddizioni che si sono verificate nel “parlamento più incompetente e inadatto della storia moderna” (questo secondo un sondaggio di qualche settimana fa realizzato da YouGov).

Il primo errore, fu la scelta dell’ Ex Premier Theresa May di indire nuove elezioni nel giugno del 2017 credendo di estendere la propria maggioranza in parlamento.

Risultato? La May perse la maggioranza di svariati seggi, costringendo il Partito Conservatore a trovare un’intesa con il Partito Unionista Nordirlandese (DUP), (alfiere bianco viene disintegrato dal cavallo nero).

Il secondo errore dell’Esecutivo, fu la spropositata quantità di tempo che il Governo impiegò nello stipulare un accordo con Bruxelles e nella successiva presentazione in Parlamento. Basti pensare che il piano dell’uscita dall’Unione Europea, doveva essere già pronto nell’Estate 2018, ma la trattativa con la commissione europea terminò solo il 14 Novembre, costringendo la May allo spostamento della votazione l’11 Dicembre (data che non fu definitiva), dal momento che venne prorogato ulteriormente al inizio di questo gennaio perché si temeva che non sarebbe stato accolto positivamente dalle opposizioni.

Inesorabilmente, arrivò quel giorno e il risultato fu estremamente inquietante per Downing Street: l’accordo venne respinto con 432 voti contrari e 202 voti favorevoli, rendendola de facto, la sconfitta più elevata per numero di voti nella storia politica britannica, (la torre nera ha espugnato il campo avversario e ha sconfitto il cavallo bianco). Da quel momento, avvennero una serie lunghissima di voti parlamentari che non portarono ad alcun adempimento del volere del Governo, la Brexit venne rinviata dal 29 marzo (alfiere nero sopprime la torre bianca), poi ci furono alcuni voti indicativi ,tra cui quello di un secondo referendum bocciato per 12 voti, e un voto su un uscita solo politica con la permanenza nell’Unione Doganale bocciato per soli 3 voti, (regina bianca espelle alfiere nero).

Quest’ultima proposta era fortemente osteggiata dai Brexiteers più duri ma in realtà si rivelerà un’ottima via d’uscita che oggi molti rimpiangono. Venne nuovamente rinviata l’uscita all’11 aprile (cavallo nero rimuove il secondo alfiere bianco) ma dopo la terza sconfitta del piano della May, il Governo Britannico fu costretto a chiedere un rinvio consistente, fino al 31 Ottobre. Il 7 maggio il Regno Unito, venne obbligato a partecipare alle elezioni Europee che il Brexit Party stravinse a causa della mancanza di organizzazione al interno dei Tories e del diffuso malcontento generato della gestione della Brexit (regina nera abolisce la seconda torre bianca).

Il 15 maggio la Premier Britannica annunciò che si sarebbe dimessa (torre nera estromette la regina bianca), poi quasi per incanto, o per un sortilegio (dipende dai punti di vista) spuntò BoJo (Boris Johnson) che sconfisse nelle Primarie del Partito Conservatore il ben più moderato Jeremy Hunt (cavallo bianco distrugge il secondo alfiere nero).

Il 24 Luglio l’ex giornalista, laureato in Lettere Classiche nella prestigiosa Università di Eton, giurò di fronte alla Regina e divenne Primo Ministro del Regno Unito. (1^ parte – continua)

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