Bella ciao

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Noi italiani siamo esportatori di tantissime cose, quasi tutte di eccellenza: moda, tecnologia e tanto altro. L’eccellenza ci salva e la bilancia dei pagamenti lo dimostra.

Ma siamo anche esportatori di cultura e di arte, per la nostra storia millenaria, come quella di tanti altri paesi del vecchio continente, il “vecchio mondo”, come lo si definisce per distinguerlo da quello “nuovo” derivante dalla scoperta di Cristoforo Colombo.

Una delle cose più belle che siamo riusciti ad esportare è la musica, classica e leggera, con la quale ben competiamo con altri grandi paesi del vecchio mondo che pure hanno musiche indimenticabili, ad eccezione dell’Asia a dell’Africa: la prima per la particolarità delle sue musiche, la seconda perché ricca di melodie tribali.

Una delle musiche italiane che suscita attenzione è la canzone popolare che va sotto il nome di “Bella Ciao”, divenuta il simbolo della lotta partigiana contro le truppe naziste e fasciste, ma che ha origine e tradizioni ben più lontane.

In verità, la canzone è stata poco utilizzata durante la guerra partigiana, giacché i combattenti avevano altro a cui pensare, ma dopo la liberazione è diventata il simbolo di quella lotta anche grazie alla quale, nel dopoguerra, abbiamo potuto riscattarci tanto da sedere al tavolo con i vincitori e ottenere la loro considerazione.

Infatti, “Bella ciao” è usualmente intesa come il canto popolare simbolo dell’antifascismo italiano, nato prima della Liberazione, diventato poi celeberrimo dopo la Resistenza perché fu idealmente associato al movimento partigiano italiano. Nonostante sia un canto popolare italiano, legato a vicende nazionali, è tuttavia noto in molte parti d’Europa e del mondo e viene utilizzato come canto di contestazione e di ribellione contro violenze ed estremismi.

Le origini di questa canzone sono più antiche rispetto a tali eventi, in quanto essa ha la struttura musicale di un precedente canto popolare intitolato “Fior di Tomba”; ma c’è anche un’altra canzone, dal titolo “La me nòna l’è vecchierella” (La mia nonna è vecchierella), che potrebbe averla co-generata

Ma il canto potrebbe avere origini ancora più antiche in quanto sembra che riprenda una ballata francese del ‘500 che venne portata in Italia e acquisita prima dalla tradizione popolare piemontese, col titolo “La daré d’côla môntagna”, poi da quella trentina con il titolo “Il fiore di Teresina” e successivamente è divenuto il canto delle mondine col titolo “Stamattina mi sono alzata”.

Nel periodo bellico la canzone sembra sia stata circoscritta nelle zone dell’Emilia e Romagna, qualcuno sostiene che la versione partigiana sia nata proprio sull’Appennino Bolognese in occasione della disfatta della Repubblica Partigiana di Alba e la conseguente fuga dei fondatori.

La Repubblica Partigiana di Alba, così chiamata nel ricordo di quella napoleonica istituita dal 1976 al1801 in Piemonte, è poco nota: essa fu una entità politica autonoma di brevissima esistenza; venne fondata il 10 ottobre 1944 (rimase in vita solo 23 giorni fino al 2 novembre successivo) da circa 2000 partigiani, appartenenti alla 2’ Divisione Langhe del 1° Gruppo Divisioni Alpine, i quali occuparono la città di Alba già abbandonata dai reparti fascisti per effetto delle azioni notturne partigiane dei giorni precedenti.

Ma la notte del 2 novembre 1944 nutrite forze fasciste, aiutate da forze militari tedesche, riconquistarono la città e il reparto partigiano, che lasciò sul terreno circa cento uomini e altrettanti feriti, fu costretto ad abbandonare la città ed a ritirarsi sulle colline circostanti.

La leggenda vuole che proprio in quella occasione le truppe partigiane sconfitte si siano ritirate accompagnate dal canto di “Bella ciao” per celebrare i loro caduti.

La canzone incominciò ad avere grande diffusione dalla fine degli anni quaranta e negli anni cinquanta e raggiunse la massima diffusione negli anni sessanta, soprattutto durante le manifestazioni studentesche sessantottine.

Tutti i cantanti italiani si sono, almeno una volta nella loro vita, esibiti eseguendo “Bella Ciao”, ma la versione più appassionata è probabilmente quella di Milva del 1965, interpretata e incisa nelle due versioni dei partigiani e delle mondine; anche Michele Santoro, la cantò nel 2002 in una edizione del programma televisivo “Sciuscià”. Essa accompagna tantissime manifestazioni pubbliche di personaggi ideologicamente collocati a sinistra, come, ad esempio, quella in occasione dei funerali di Mario Monicelli.

Fu oggetto di una polemica durante il Festival di Sanremo del 2011, quando il presentatore Gianni Morandi annunciò che, in una delle serate successive, l’avrebbe cantata per commemorare i 150 anni dell’Unità d’Italia, ma fu bloccato dai dirigenti della Rai.

All’estero una delle prime esecuzioni  è quella francese interpretata da Yves Montand (che è di origini italiane) nel 1963; venne cantata durante i vari festival della gioventù in diverse città europee tra cui Praga, Berlino e Vienna; anche l’ex Presidente francese Francois Holland la cantò, applaudito dalla folla, nel suo discorso per le presidenziali del 2012.

In Turchia, nel 2013, essa accompagnò le manifestazioni di piazza contro il Dittatore Erdogan e pure a Parigi, in occasione della commemorazione delle vittime della strage terroristica dei giornalisti del settimanale satirico Charlie Hebdo, la canzone venne più volte cantata.

La semplicità e orecchiabilità della musica ha reso celebre questo brano in tutto il mondo: infatti la canzone è cantata in tantissime nazioni, compresa la Russia, dove in diverse occasioni viene eseguita, come avviene anche in Argentina, in Siria e in Grecia.

Con i moderni mezzi di comunicazione, che istantaneamente trasmettono tutto in tutto il mondo, è frequente ascoltare questo canto eseguito all’estero, cosa che non può che farci piacere, ma anche suscitare un poco di malinconia ricordando che esso ha accompagnato azioni crudeli e cruente delle quali sembra si stia perdendo la memoria anche perché non vengono trasmesse ai nostri giovani.

E fa riflettere anche il testo elaborato per le mondine, che, pure non riferendosi ad azioni di guerra o guerriglia, fa intravedere una sorte di genesi delle azioni sindacali a difesa delle tante operaie delle risaie che esprimevano il loro disagio per il loro duro lavoro, che le costringeva a stare piegate tutta la giornata, al confronto dei capoccia che le controllavano in piedi poggiati ai bastoni.

TESTO DEI PARTIGIANI – Una mattina mi sono svegliato, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! Una mattina mi sono svegliato, e ho trovato l’invasor. O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! O partigiano, portami via, ché mi sento di morir. E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir. E seppellire lassù in montagna, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E seppellire lassù in montagna, sotto l’ombra di un bel fior. Tutte le genti che passeranno, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! Tutte le genti che passeranno, Mi diranno «Che bel fior!» «È questo il fiore del partigiano», o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! «È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!»

TESTO DELLE MONDINE – Alla mattina, appena alzata, o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao, alla mattina, appena alzata, in risaia mi tocca andar. E fra gli insetti e le zanzare, o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao, e fra gli insetti e le zanzare, un dur lavoro mi tocca far. Il capo in piedi, col suo bastone, o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao, il capo in piedi, col suo bastone, e noi curve a lavorar. O mamma mia, o che tormento, o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao, o mamma mia, o che tormento, io t’invoco ogni doman. Ed ogni ora, che qui passiamo, o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao, ed ogni ora, che qui passiamo, noi perdiam la gioventù. Ma verrà un giorno, che tutte quante, o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao, ma verrà un giorno, che tutte quante, lavoreremo in libertà.

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