11 settembre 2001: attacco alle Torri Gemelle

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foto tratta da profilo Fb

L’ 11 settembre 2001, esattamente diciassette anni fa, gli Stati Uniti d’America subirono uno dei più gravi attentati della storia moderna.

Tutto ebbe inizio alle ore 8,46 quando un boeing 767 – il volo 11 dell’american airlines, in servizio da Boston a Los Angeles – dirottato in volo da una cellula di kamikaze appartenenti alla organizzazione terroristica Al Qaida, creata da Bin Laden – si schiantò volontariamente contro la Torre Nord del World Trade Center di New York tra il 94esimo e il 98esimo piano.

Al momento dell’impatto l’aereo viaggiava a una velocità di circa 760 chilometri orari, e provocò una catastrofe inimmaginabile che determinò per il popolo americano uno shock enorme, anche perché mai prima di allora gli Stati Uniti erano stati vittime di aggressioni esterne sul proprio suolo.

Ma l’azione dei terroristi era più estesa in quanto prevedeva altri attentati contro altri obiettivi civili e militari, forte di un gruppo di 19 terroristi kamikaze.

Infatti alle ore 9,03 un altro Boeing, il volo 175 della United Airlines con 65 persone a bordo, in volo da Boston a Los Angeles, si schiantò contro la Torre Sud del World Trade Center ad una velocità di 950 chilometri all’ora, tra il 78esimo e l’84esimo piano. Le telecamere di centinaia di emittenti Tv, allertate dal primo attacco, ripresero la scena in diretta televisiva, provocando uno shock mondiale anche ai milioni di telespettatori ipnotizzati dinanzi alle telecamere di tutto il mondo.

Ma l’attentato non finì lì in quanto altre azioni erano state programmate in quella mattinata; alle ore 9,43 il volo 77 dell’American Airlines, con 64 persone a bordo, si schiantò contro il Pentagono, colpendo uno dei cinque lati dell’edificio.

Scoppiò la paura generalizzata e vennero immediate attivate le prime misure di protezione: alle ore 9,45 i principali edifici di governo a Washington, compresi quelli del Congresso e della Casa Bianca, vennero evacuati per ”il pericolo reale di una minaccia terroristica”, e alle ore 9,49 la Federal Aviation Administration bloccò tutti i decolli aerei nel Paese e ordinò agli aerei in volo di atterrare all’aeroporto più vicino. I voli internazionali in arrivo negli Stati Uniti vennero deviati verso il Canada.

Ma il programma degli attentatori non si era ancora esaurito in quanto alle ore 9,58 un numero delle emergenze in Pennsylvania ricevette una telefonata da un passeggero del volo 93 della United Flight che spiegava che l’aereo era stato dirottato, e poco dopo, alle ore 10,03, il volo 93, con 44 persone a bordo, in servizio dall’aeroporto di Newark, New Jersey, a San Francisco, si schiantava in Pennsylvania, nei pressi di Skanksville, circa 128 chilometri a sud est di Pittsburgh, dopo che i passeggeri, avvertiti dai propri familiari di quello che sta accadendo, avevano deciso di ribellarsi contro i dirottatori/attentatori.

L’apocalisse proseguì, e alle ore 10,05 crollò anche la Torre Sud del World Trade Center, la seconda colpita in ordine di tempo, e qualche minuto dopo, ore 10,10 crollò anche una parte delle mura esterne del Pentagono.

Ore 10,29 crollò anche la Torre Nord, la prima ad essere stata colpita. Tutta Lower Manhattan fu invasa da polvere, macerie e detriti, e da migliaia di persone, coperte di fuliggine grigia, che scappavano impazzite dalle torri crollate, nel mentre centinaia di soccorritori, facendo il percorso inverso, cercano di raggiungere le macerie di ciò che era rimasto degli edifici crollati, con la vana speranza di salvare qualcuno ancora in vita.

Alle ore 10,38 una quarta esplosione si verificò tra le rovine del World Trade Center e venne sospesa l’erogazione del gas.

Alle ore 11.00 il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, ordinò l’evacuazione immediata di tutta Lower Manhattan: fu chiuso anche il Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite, e tutte le sedi di attività federali a Washington e a New York vennero interrotte.

Alle ore 12,39 il presidente J. W. Bush junior annunciò che i responsabili sarebbero stati tutti catturati e puniti, ma per precauzione alle ore 13,20 lasciò la base dell’aeronautica militare di Basksdale, a Los Angeles, per mettersi al sicuro in una località segreta.

Qualche ora dopo, alle ore 13,44, il Pentagono attivò 5 navi da guerra e due portaerei sulla costa est per dare supporto nella difesa delle zone di New York e Washington, mentre alle ore 13,50 il sindaco di Washington, Anthony Williams, dichiarò lo stato di emergenza nella capitale federale.

Cessato lo stato di pericolo immediato, il presidente J. W. Bush, alle ore 16,30 ritornò alla Casa Bianca a bordo dell’Air Force One (l’aereo presidenziale di massima sicurezza nel quale il Presidente degli Stati Uniti si rifugia in caso di attacco alla nazione per essere meno vulnerabile), per lanciare agli statunitensi il chiaro segnale che l’allarme era ormai rientrato e che lo spazio aereo della nazione era sotto stretto controllo, pure se le conseguenze degli attentati determinarono, alle ore 17,25, ben otto ore dopo il crollo delle Torri, il crollo dell’edificio numero 7 del World Trade Center.

Ore 20 e 30: in un discorso televisivo alla Nazione, il presidente Bush dichiarò: “Puniremo i responsabili e i Paesi che li proteggono”. E ancora: ”La caccia a quelli che stanno dietro a queste azioni diaboliche è iniziata”.

Si chiudeva, così, la drammatica giornata che aveva provocato circa 3.mila morti, e ha costituito l’origine della cosiddetta III guerra mondiale, combattuta a pezzetti, come ha più volte detto Papa Francesco, in quanto da quelle micidiali azioni sono scaturite reazioni che tuttora sono causa di morti e distruzioni in numerosi continenti, dall’Africa al Medio Oriente, con il coinvolgimento di tutte le grandi e piccole potenze mondiali, prima fra tutte, oltre agli Usa attualmente di Donald Trump, la Russia di Wladimir Putin, la Siria di Assad, la Turchia di Erdogan, la Libia non si sa bene da chi comandata, l’Afganistan, l’Iran, l’Iraq, Israele, il Pakistan, l’Egitto, e tante altre nazioni che alimentano guerre e guerriglie “locali” che sono sempre sul punto di far esplodere un conflitto più vasto e generalizzato che potrebbe coinvolgere direttamente le principali potenze.

Quello che sembrava solo un attacco contro la più grande potenza economica e militare occidentale, per effetto delle conseguenze che ci sono state, purtroppo ha destabilizzato mezzo mondo il quale oramai si regge, come all’epoca della guerra fredda di triste memoria, solo sull’equilibrio dovuto agli arsenali tradizionali e nucleari che si vanno sempre più rafforzando nella convinzione che essi siano l’unico deterrente contro l’esplodere di un conflitto di vasta portata che avrebbe per l’umanità, già afflitta da tante calamità, conseguenze catastrofiche.

E probabilmente gli arsenali pieni di armi costituiscono, al momento, l’unico vero equilibrio tra le varie potenze, essendo venuti meno tutti i riferimenti politici che avrebbero potuto frenare la folle corsa alle guerre locali, a suo tempo alimentate magari da quelle grandi potenze che ora vorrebbero porre qualche freno ma che, avendo purtroppo perso il controllo delle varie controversie locali, non possono fare altro che destreggiarsi in bizantinismi verbali che fanno comprendere la loro purtroppo perduta “leadership” e le difficoltà sempre crescenti a riconquistarla.

Qualche speranza poteva porsi in una Unione Europea forte, economicamente e politicamente: ma purtroppo anche in Europa le tinte sono fosche e lo scenario futuro è incerto.

Le due grandi potenze economiche e politiche, Usa e Russia, hanno difficoltà a parlarsi, il “patron” degli Usa ha un atteggiamento incomprensibile, e sta facendo una politica che porta all’isolazionismo economico e, di conseguenza politico, Putin in questo “bailamme” sembra maturare sempre più consensi ma non si sa a cosa finalizzati, e a nulla valgono le esortazioni pressanti e accorate di Papa Francesco e dei Pontefici delle altre religioni che continuano a predicare pace, giustizia e libertà alle sabbie del deserto, essendo tutti coloro che dovrebbero sentire e agire sordi alle loro esortazioni.

Che Dio ce la mandi buona.

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