Mancanza di lavoratori, colpa del Reddito di cittadinanza o di stipendi da 300 euro?

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Il reddito di cittadinanza viene accusato di essere la principale causa, ma il vero problema sono gli stipendi da fame, molti di circa 400 euro

Sempre più spesso capita di leggere nei giornali di aziende e strutture ricettizie che lamentano la mancanza di personale, e di giovani sempre più nullafacenti. La principale causa di tale problematica sarebbe da rinvenirsi nel reddito di cittadinanza, strumento giudicato una “valida ragione” per non lavorare.

Cosa commentano gli utenti

Lunghi e numerosi sono i commenti che compaiono sotto gli articoli pubblicati sui Social. In essi è possibile leggere varie esperienze. In particolare di persone impiegate dai datori di lavoro a nero, ovvero senza contratto, di stipendi da fame, se è così possibile definirli. Circa 400 euro per orari full-time, assenza di contributi previdenziali, straordinari non retribuiti e affidamento di mansioni varie per non parlare di casi di mobbing.

Impossibilità di crearsi una famiglia

Ci si domanda come possa un uomo mantenere la propria famiglia con 400 euro netti o anche meno. Inoltre, la diffusione e abuso di contratti da precario (stage, tirocini, co.co.pro) molti dei quali non retribuiti, perché la Legge consente anche ciò, ha reso sempre più difficoltoso ottenere un impiego che possa definirsi regolare e stabile.

Cosa scoprì il Fatto

Già l’estate scorsa la redazione del Fatto Quotidiano, grazie ad alcuni collaboratori che si finsero aspiranti lavoratori, scoprirono la realtà dei fatti in un’inchiesta nella Riviera romagnola. Tali testimonianze “parlano di sfruttamento, orari effettivi doppi rispetto a quelli previsti dal contratto ed effettivamente retribuiti, giorni liberi inesistenti, tirocinanti utilizzati per coprire i picchi di lavoro durante le festività, dipendenti costretti a lavorare con le mani fasciate, mal di schiena, febbre e ustioni“. Il tutto non sottolineato in sede di colloquio, anzi.

Il problema non è il reddito

Il Reddito non è la causa, al contrario. Dinanzi ad una retribuzione corrisposta a nero, di anche 300 euro, risulta logico optare per un assegno di 500 euro. Il problema non è il reddito, bensì stipendi da meno di 700 euro che non consentono di vivere, di farsi una famiglia. Ci si dovrebbe scandalizzare per questo, fare pressioni per l’istituzione di un salario minimo, e non per una misura che pur con tutte le difficoltà, non è la vera causa.

Migliorare la qualità del lavoro

Ad un giovane neolaureato o neodiplomato che sia, sarebbe giusto offrire – dopo anni di studio – un contratto dignitoso, che rispecchi la quantità del lavoro come da Costituzione, che lo invogli a impegnarsi. Impiegarlo per uno stage “formativo non retribuito” e mandarlo a casa dopo i 2 mesi per assumerne un altro con la medesima forma non è lavoro, è approfittarsi dell’ingenuo di turno. Migliorare la qualità e aumentare i controlli sugli abusi permetterebbe di ottenere il risultato desiderato. Il Reddito, semmai, ha permesso di contrastare lo sfruttamento forzando i datori di lavoro a offrire regolari assunzioni.

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